Esibire la patente, la carta d’identità o peggio lasciare la fotocopia è un atto non dovuto, ma anche rischioso: dal 2016 i consumatori potranno rifiutarsi potendo comunque pretendere di pagare, ugualmente, con carta di credito.   Sarà capitato a molti, pagando alla cassa di un negozio con carta di credito, di sentirsi richiedere l’esibizione di un documento come la patente, il passaporto o la carta d’identità. Ciò per garantire il venditore che il possessore della carta sia anche il suo effettivo titolare ed evitare così il rischio di truffe. Tuttavia non esistono norme che consentano agli esercenti commerciali di pretendere tale adempimento. Difatti, il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) stabilisce che solo un pubblico ufficiale può chiedere, ai cittadini, di mostrare il proprio documento di identità. Si tratta, per esempio, di carabinieri, polizia, guardia di finanza. È pubblico ufficiale, inoltre, l’addetto a un pubblico servizio come il controllore dei biglietti del treno, dell’autobus, un giudice, l’insegnante o il preside della scuola, il presidente di seggio elettorale, ecc. È evidente, dunque, che la cassiera del negozio non è un pubblico ufficiale e, probabilmente, è anche ignara del fatto che, nel chiedere il documento (così come i vertici dell’azienda le impongono), sta compiendo un piccolo abuso.   In realtà, sino ad oggi, l’adempimento spontaneo alla richiesta di mostrare il documento d’identità è stato considerato più come una collaborazione da parte del cliente che non l’adempimento di un dovere: condizione, cioè, per ottenere la possibilità di pagare con strumenti elettronici come la carta di credito a cui, evidentemente, il venditore poteva rifiutarsi in caso di mancata esibizione del documento. In buona sostanza, sebbene nessun cliente fosse tenuto a esibire il documento, era anche vero che il negoziante poteva – in caso di rifiuto – decidere di non accettare la carta e pretendere un altro tipo di pagamento.   Tuttavia, dal 1° gennaio 2016 le cose cambiano notevolmente e questa sorta di “intesa” cliente-esercente potrebbe infrangersi. Infatti, come noto, la legge di Stabilità 2016 non solo ha abbassato da 30 euro a 5 euro la soglia di pagamenti sopra la quale il venditore o il professionista non può più rifiutare più il pagamento con strumenti elettronici (Pos) come carte di credito o di debito. Ma soprattutto – ed è questo l’elemento caratterizzante – nel caso di rifiuto scatteranno sanzioni economiche, sanzioni tanto attese per rendere effettivo l’obbligo di dotarsi di un Point Of Sale (Pos). In buona sostanza, nel momento in cui il cliente, che abbia chiesto di pagare con carta di credito, si rifiuti di esibire il documento d’identità (si pensi al caso in cui lo abbia dimenticato a casa), la cassiera non potrà a sua volta rifiutarsi di accettare la carta.   Le implicazioni sono notevoli. Il cliente potrà opporsi non solo alla produzione del documento di identità, ma anche, ed a maggior ragione, a lasciare una sua fotocopia: un gesto fatto sino ad oggi con un eccesso di fiducia e semplicità da parte dei consumatori, ma che, con le numerosi frodi telematiche e la facilità di riproduzione digitale dei documenti, è sempre più sconsigliabile. Che fine fanno le fotocopie? Chi ci garantisce che verranno accuratamente distrutte? E se la fotocopiatrice è in grado di scannerizzare il documento e tenerne una copia in formato digitale? Insomma, non è più accettabile di lasciare a privati, che non siano pubblici ufficiali, i nostri documenti. Solo a titolo informativo, si ricorda che gli unici casi in cui la legge consente al negoziante di conservare la copia del documento d’identità sono il caso di acquisto di una scheda telefonica (cosiddetta Sim) [1] e quello in cui a chiederlo sia una pubblica amministrazione o il gestori di pubblici servizi (come in sede di sottoscrizione del contratto della luce o del gas) [2].   Che succederà, però, se la cassiera o l’esercente continueranno a comportarsi in barba alla legge richiedendo l’esibizione del documento d’identità? Si potrà sporgere denuncia contro l’esercizio commerciale per non aver accettato il mezzo di pagamento elettronico. In tal caso, le autorità amministrative potranno applicare le sanzioni.