L'Abbazia di Sénanque in Provenza.

Il monumento più fotografato della Provenza
A pochi chilometri da Gordes c'è un passaggio obbligato per tutti i turisti in visita in Provenza: è l'Abbazia Cistercense di Sénanque, che con i suoi campi di lavanda, è la protagonista di cartoline e calendari di tutta la regione. Abitata ancora oggi da monaci e frati, l'Abbazia attira frotte di turisti soprattutto a luglio, quando il campo di lavanda davanti all'ingresso la rende un soggetto fotografico interessantissimo.
Un po' di storia dell'Abbazia di Sénanque
Fondata nel 1148 da monaci provenienti dall'Abbazia di Mazan, nel 1848 venne consacrata la chiesa a cui seguirono altre parti dell'edificio ancora oggi visibili, come il chiostro, il dormitorio e la sala capitolare.
Cosa vedere nell'Abbazia di Sénanque
Prima di iniziare la visita serve sapere che la struttura dell'Abbazia è organizzata in ragione della regola di vita "Ora et labora", "Prega e lavora", trasmessa dal fondatore dell'Ordine, San Bernardo, che si rifaceva a San Benedetto da Norcia. I "monaci bianchi" iniziano le loro attività alle due di notte e vanno a dormire subito dopo l'ultimo ufficio. La vita nell'abbazia è scandita dai sette uffici religiosi e dal lavoro manuale, quindi anche gli spazi sono stati pensati per permettere questa attività continua, senza sosta.
L'ingresso e il dormitorio
Subito dopo l'ingresso c'è una sala che ripercorre la nascita e lo sviluppo dell'Abbazia e del movimento cistercense in Europa. La sala successiva è ilDormitorio dove i monaci cistercensi si riposavano, poco e male. A terra sono visibili i segni con le divisioni dello spazio riservato ad ogni frate, che dormiva sulla paglia senza materassi e cuscini. Sulle pietre del dormitorio sono visibili le firme lasciate dai tagliatori di pietre, pagati a cottimo, che così potevano facilmente calcolare l'entità del proprio lavoro.
La chiesa
Dal Dormitorio si accede alla chiesa, spoglia ed essenziale come ogni chiesa dell'Ordine cistercense con due cappelle in puro stile romanico. Solo la luce di Dio che proviene dai rosoni e dalle finestre ha il compito di modulare gli spazi.
Il chiostro
Il chiostro è il centro dell'Abbazia di Sénanque, luogo di passaggio e raccordo di tutte le parti che la compongono. Appena si entra, sulla destra, c'è un armarium, un armadio a muro dove venivano conservati i libri sacri. Il chiostro è formato da quattro gallerie ornate con semplici colonne decorate con motivi vegetali.
Lo scriptorium
In questa sala i monaci venivano a trascrivere i libri sacri e leggere, in quanto unica sala riscaldata di tutta l'Abbazia di Sénanque. Sono ancora visibili i resti di due grandi camini che servivano anche per propagare la luce. Subito dopo la porta c'è una stanzetta bassa e buia che serviva da cella per i monaci messi a dura prova dalla vita monastica e in procinto di cadere in tentazione..
La Sala del Concistoro
La severa figura della Tarasca, il Diavolo, guarda l'ingresso del Concistoro da una delle colonne del chiostro. In questa sala, infatti, l'abate e i frati si incontrano tutti i giorni per leggere un capitolo (da cui il nome) della regola di San Benedetto e prendono tutte le decisioni che riguardano la comunità. Qui si celebrano l'elezione dell'Abate e la presa dei voti. I padri siedono sui gradini e l'Abate sta al centro, in piedi, proprio difronte alla Tarasca. Questa sala ha un'acustica eccezionale, grazie alla quale le parole si propagano senza sforzi. E' anche l'unico luogo dell'Abbazia dove ai monaci è permesso di parlare..
Il bookshop e il negozio
Si sa che nonostante la ferrea disciplina e lo stile di vita essenziale, anche i monaci hanno le loro esigenze economiche, quindi la visita termina con un passaggio obbligato attraverso lo shop dove si possono comprare libri, dolci, miele, caramelle, profumi e derivati dalla lavanda spacciati come prodotti dell'Abbazia. In realtà, a leggere le etichette, pare che arrivino tutti da altri posti..

Aigues-Mortes.

 

 L'origine di Aigues-Mortes si perde nella notte dei tempi.Gli abitanti, pescatori e raccoglitori di sale, cercavano di domare i capricci di questa terra selvaggia con un clima malarico, molto tempo prima che il Re Luigi IX nel XIII secolo venisse a glorificare la storia di questi luoghi, da allora Aigues Mortes non cesserà di evolversi, di sorprndere passando attraverso periodi di guerra, di epoche di pace e di miserie.

 Le sue torri ed i suoi bastioni sono segnati dall'impronta del tempo, ossessionato dal mistero della loro resistenza.

   VIII secolo, un borgo al centro delle paludi.

 La storia ignora l’epoca dei primi abitanti del luogo, la narrazione ci dice che nel 791 Carlo Magno protegge la costa con la costruzione della torre Matafère, situata nel mezzo delle paludi a protezione dei pescatori e dei salinai, si sostiene che la torre fosse inizialmente costruita per la segnalazione e la trasmissione di notizie, in caso di arrivo di una flotta nemica,alla famosa Torre Magna di Nimes.

 Lo scopo della torre Metafère passa da quello militare a quello spirituale quando l’Imperatore di Occidente né fa dono ai Benedettini e viene consacrata dall’ Opus Dei nell’ 812.

 Il dodicesimo secolo vede l’espansione del porto di Aigues Mortes, quando le navi provenienti da altri porti cercano riparo in questa ansa naturale, il cui vero creatore e restauratore è il Re Luigi IX.

 Agde e Saint Gilles appartengono a Raimondo VII, Marsiglia a Carlo d’ Angiò, Montpellier al Re d’ Aragona, il Re di Francia non ha nessun porto nel Mediterraneo. Si deve necessariamente impiantare un punto di appoggio in Linguadoca che dopo il trattato di Parigi del 1229 entra a far parte del Regno di Francia. Le ragioni militari sono legate alla politica internazionale del momento, i possedimenti Franchi d'Oriente sono minacciati dagli sforzi di riconquista musulmana, e Luigi IX che la malattia ha portato alla porte della morte, ha promesso di liberare la tomba di Cristo, che gli infedeli hanno riconquistato,  pertanto decide che i francesi e la crociata partiranno da un porto francese, userà i suoi piani per aprire un importante porto del Mediterraneo direttamente sotto la corona di Francia.

 Dal 1244, l'architetto Eudes de Montreuil disegna i primi schizzi del porto e della città. Per quattro anni, l'intero paese si dedicaa questo immenso lavoro, non senza conflitti. Il Re ha imposto la corvée royale ad intere regioni  anche al di là di Ales,  Tale obbligo provoca disordini, alla fine viene offerto un compromesso : la soppressione di tutte le tasse, pedaggi e gabelle coloro che continuano a lavorare.

  Nel XIII secolo i Templari possedevano vaste prorietà a sud di Istel, prati e paludi, in certi tratti a meno di cinquecento metri dal mare, in questa zona hanno scavato un nuovo porto, per sostituire quello di Saint Gilles ormai insabbiato. Nel 1240 mettono a disposizione il porto al Conte di Champagne Thibault VI, re di Navarra, per permettere alle sue truppe la partenza per la crociata. Di fatto il Gran Maestro del Tempio, Renaud Vichiers, amico di Luigi IX, lascia il suo ufficio per dedicarsi alla organizzazione delle Crociate. Il potere e la competenza del Tempio sono a disposizione del progetto reale.

 Tuttavia, il piccolo borgo di Aigues-Mortes, la terra e gli stagni vicini appartengono alla Badia di Psalmody. Su richiesta di Luigi IX, i benedettini sono disposti a condividere il territorio di Aigues-Mortes che In cambio ricevono una grande somma di denaro e vasti seminativi nella zona di Sommières.     Nonostante le difficili condizioni il luogo è abitato da pescatori e raccoglitori di sale che vivono in capanne di canne. Per attirare futuri residenti e commercianti, Luigi IX nel 1246 fornisce una carta personalizzata per la nuova città. Questa carta concede molti privilegi, esentando quelli che si stabiliscono in questo luogo malsano, dall’imposta sul reddito, pedaggi e tasse portuali.

 Luigi IX si stabilisce ad Aigues Mortes ai primi di luglio del 1244,e si stabilisce in una vasta dimora che i Templari mettono a sua disposizione, le truppe arrivano ogni giorno e trovano la città impreparata, avendo privilegiato la costruzione del porto lasciando indietro la città. Il campo di partenza è abitato da circa 70.000 uomini e 20.000 cavalli, , decine di migliaia di tende, striscioni e gonfaloni si estendono ben oltre l'orizzonte visibile. enorme è anche lo sforzo per sfamarli. La flotta è composta da circa 6/700 bastimenti, ma non sono sufficienti per il trasporto delle truppe, allora si provvede al noleggio di tutte le navi disponibili, non si trova più una nave da Genova a Barcellona. Luigi IX, sua moglie partecipano al servizio solenne nella chiesa di Aigues-Mortes prima della partenza. Per due giorni la flotta pazienta in attesa di venti favorevoli,finalmente il 27 agosto 1248, il convoglio si muove verso il sud.

  Partita la flotta riprende il lavoro di costruzione della città.

  Di ritorno dalla crociata la flotta a causa di una tempesta è costretta a rifugiarsi a Hyères

 Luigi IX, che aveva appena un soffio di vita e nonostante l'opposizione del suo entourage parte il  3 luglio 1270 per la sua ultima spedizione, fa rotta a  Tunisi, dove spera di convertire i musulmani e il sultano di Tunisi, ma l'esercito viene colpito dalla peste e lunedì  25 agosto 1270, il re muore.

  Viene canonizzato l’ 11 agosto 1297 da Bonifacio VIII durante il regno di Filippo il Bello.

  Nel frattempo la costruzione della città procede a rilento, forse per motivi finanziari, la sua relizzazione costa cara al tesoro reale, nonostante il porto diventi un importante cento per l’esportazione dei tessuti tinti di Montpellier, ed arrivino dall’oriente spezie e beni di lusso, viene allora applicata una yassa su ogni cosa arrivi a parta dal porto. Il completamento delle mura avviene verso la fine del 1300 o l’inizio del 1400. A 3 chilometri a nord della città tra gli stagni viene costruita una torre che fortifica l’unico accesso alla città e che prende il nome di Tour Carbonnière.

 Il Fronte occidentale  che collega la Torre di Costanza alla Torre dei Burgundi, ha visto i più sanguinosi eventi, infatti, Aigues-Mortes, non è risparmiata dalla guerra dei Cento Anni.

   Il piano ortogonale della città viene importato dal modello dell’oriente mesopotamico, utilizzato da Alessandro Magno ed in seguito dai gredi e dai romani per i campi militari.

La cappella dei penitenti grigi.

  La cappella dei Penitenti Grigi di Aigues-Mortes è stata fondata intorno al 1400 sul sito di un ex convento dei frati francescani donato da Luigi IX agli abitanti di Aigues-Mortes nel 1248. nel 1575 durante le guerre di religione, la cappella fu distrutta e ricostruita intorno al 1607. La confraternita ha una tale estensione che iniziani dissensi tra i leader, viene così creata un altra Confraternita che prende il nome di Penitenti Bianchi.

  Nel 1687 viene costruito l'altare che rappresenta . "La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo" - con decorazioni a stucco finto marmo, il lavoro è diretto da Jean Sabatier nel 1688. Durante la Rivoluzione nel 1789, la cappela viene trasformatain deposito di foraggio, l'altare maggiore e la pala d'altare sono conservate grazie alla vigilanza dei penitenti, che accatastano le balle di paglia di fronteIl resto dei mobili è distrutto. - L'attuale altare maggiore è di marmo bianco di marmo di Carrara e marmi policromi, sui bordi possiamo trovare dorature e citazioni, ma in parte non eseguite o scomparse, è stato realizzato da Pierre Antoine Rosier nel 1838.

 

La cappella dei penitenti bianchi.

  Fondata nel 1625, data di costruzione del 1668. Il loro obiettivo è lo stesso dei Penitenti Grigi. La cappella è sotto la protezione della Beata Vergine e lo Spirito Santo rappresentato dalla colomba.

Notevole l’affresco monumentale, che rappresenta la discesa dello Spirito Santo, il giorno della Pentecoste, è attribuita a Xavier Sigalon (pittore nato a Uzès nel 1788, morto a Roma nel 1837

 Nel quattordicesimo secolo, molto forti sono stati costruiti per difendere il paese dalle incursioni, ma anche per garantire la corretta gestione delle finanze dei privilegi reali, soprattutto nel monitoraggio della raccolta e commercio del sale, di tutte queste fortificazioni rimangono solo le rovine di Fort Peccais che si trova alla confluenza del Canale Bourgidou ed il canale Peccais à Sylvéréal, ricorda le fortificazioni del Vauban anche se nato più tardi, la sua posizione strategica non sfugge ai tedeschi che durante la seconda guerra mondiale ne costruiscono casematte.

 

   Oggi possiamo dire che Aigues Morte era una volta un famoso porto, ora è collegata al mare da un canale navigabile.

   Durante il regno di Re Giovanni il porto di Aigues Mortes godeva di un privilegio particolare, tutte le navi in trasito che venivano avvistate dalla torre di Costanza dovevano fermarsi e pagare una tassa, questo introito doveva fornire ingenti somme anche perché era l’unico porto commerciale della Francia sul Mediterraneo.

   Il susseguirsi di innondazioni frequenti da parte del Rodano e del Vidourle ha insabbiato il porto e formato gli stagni. La prosperità delle regioni circostanti dipendeva dalla costante manutenzione del porto e un buon accesso al canale, così viene deciso di rendere il canale navigabile costantemente.            Purtroppo l’ingresso è costantemente minacciato di essere bloccato dalla  sabbia,  il costo dei  lavori ritenuti urgenti da Jean le Bon è stato stimato a 4.000 fiorini,  ma a causa della lunghezza interminabile dei lavori, le navi avevano scelto nuove destinazioni, l'aria diventa malsana e dalle acque  'interne privata della comunicazione con il mare, si sprigionavano miasmi fetidi. Gli abitanti lasciano la città e coloro che sono rimasti, combattono con coraggio e perseveranza. . A seguito di gravi inondazioni nel 1585, si è verificata una notevole perdita di sale, procurando un notevole danno ai redditi dello stato, questo fatto  ha richiamato l'attenzione del governo.

  Un editto del Consiglio, durante il regno di Luigi XV ordinò la costruzione di un Grau che la città aveva inutilmente tentato di espandere e consolidare.       Attraverso lo stagno Repausset hanno gettato due ampi contrafforti in terra protetti da grandi blocchi di pietra, i lavori dopo alterne fasi vengono ultimati nel 1745 formando i canali de la Radelle e del Bourgidou.

  Fu costruito anche un canale più diretto, il Canale de la Roubine che collegava Aigues Mortes al mare.

  Il canale Bourgidou comunica con il Rodano, arriva sotto le mura di Aigues Mortes e poi cambia nome e va a sboccare nello stagno Mauguio, questa via facilita le comunicazioni con Montpellier e Lunel.

 Il canale della Roubine parte da Le Grau du Roi ed arriva sotto le mura di Aigues formando il porto attuale, la città ha fatto costruire il canale a sue spese ma un’innondazione nel 1840 distrusse il molo che originariamente aveva una lunghezza di 300 metri. Con le riparazioni del 1845 viene costruito un molo più grande che si estende per 400 metri, dalla Tour de Constance alla Tour des Bourguignons e dà asilo a piccole imbarcazioni.

 

Ansouis.

 

  È uno splendido villaggio in cima a una collina ai piedi del castello, con il Grand Luberon e la Durance come orizzonte, classificato come uno dei borghi più belli di Francia.

Qui sono tante le botteghe da visitare dai santons ai prodotti a base di olio di oliva.

  Nel medio evo era la postazione ideale per il controllo della strada che da Apt portava a Aix en Provence, oggi è un paese meravigliosamente conservato dominato dal suo castello

 

Da vedere

·               il castello: graziosi appartamenti e piacevoli giardini pensili compresi armature e segrete. Ideali per chi viaggia con bambini al seguito. Se siete fortunati potrete essere accompagnati nella visita dagli stessi proprietari del castello, tuttora abitato.

·               la Chiesa Saint-Martin fortificata.

 

Aix en Provence, la capitale della Provenza.

 

 La città di Mazzarino e Cezanne

Aix-en-Provence è stato per secoli la capitale della Provenza. Ricca e signorile, era la città amata dal potente Cardinale Mazzarino e in cui Cezanne si ritirò a dipingere.

Oggi è una città in perenne movimento, animata dai giovani universitari che si incontrano nelle strade ad ogni ora del giorno e delle notte e dai turisti venuti a scoprire la città tanto amata da Cezanne. Aix-en-Provence è un ottimo punto di partenza per visitare la Provenza. Ha molti alberghi ed è ben collegata ma merita una visita anche se non decidete di andare in giro per la Provenza.

 

 Corso Mirabeau

La vita di Aix-en- Provence si svogle prevalentemente lungo il viale principale della città, il Corso Mirabeau che con i suoi platani protegge il passeggio estivo dal forte sole provenzale, soprattutto in primavera ed estate. All'inizio del corso, all'incrocio con Boulevar de la Republique, c'è La Rotonde, la magnifica fontana del 1869 con le 3 statue che rappresentano La Giustizia, rivolta verso Aix-en-Provence, l'Agricoltura, verso Marsiglia e le Belle Arti, verso Avignone. Lungo il corso ci sono i caffè, i ristoranti, le librerie, eleganti negozi e alcuni magnifici palazzi di cui spiccano le cariatidi o gli atlanti che sostengono i balconi. Al centro del corso ci sono 2 fontane: dalla prima sgorga acqua termale a 34 C mentre l'ultima è dedicato al Re Renato che è rappresentato con un grappolo di uva moscata in mano, varietà da lui introdotta in Francia.

 

 La Città Vecchia

A sinistra del Corso Mirabeau si entra nella Città Vecchia, il cuore storico di Aix-en-Provence. I ristoranti etnici ospitano ad ogni ora del giorno gli studenti in pausa dalle lezioni o in "libera uscita". I due monumenti principali del centro storico sono

L'Hotel de La Ville con la Torre dell'Orologio e la Cattedrale di San Salvatore. La Torre ha una campana chiusa in una gabbia e un orologio con personaggi che cambiano ad ogni stagione. Nella piazza sottostante si svolge un animato mercato di frutta e verdura. Poco distante è la Cattedrale di St Saveur, risultato eclettico di molti stili sovrapposti e con il magnifico Trittico del Roveto Ardente.

 

 Sulle orme di Cezanne

Il grande pittore nacque e visse ad Aix-en-Provence buona parte della sua vita. Era nato in un vicolo della Città Vecchia, dove ancora oggi si può vedere la casa natale. Si trova al 28 di Rue de L'Opera, alla fine del Corso Mirabeau. Il padre aveva un negozio di cappelli, di cui ancora oggi si può ammirare l'insegna al N. 55 del Corso Mirabeau. L'Atelier di Cezanne, rimasto così com'era al momento della sua morte, è fuori dal centro storico ma a soli 500 metri dalla cattedrale. Merita assolutamente una visita. Ingresso 5 €.

Per chi vuole completare il percorso sulle orme di questo genio della pittura, fuori Aix c'è la villa dove si era ritirato a scrivere e dipingere e da cui si ammirano i paesaggi provenzali che ritroviamo nei suoi quadri. L'ufficio del turismo locale organizza visite guidate ogni giorno.

 

 I Musei di Aix-en-Provence

L'antica vocazione artistica di Aix-en-Provece è evidente nel numero di musei grandi e piccoli sparsi in questa cittadina tutto sommato piccola. Il più importante è il Museo Granet, che ospita 600 opere tra cui Cezanne e altri pittori di Scuola Francese, Il Guercino, Rubens, allievi di Rembrandt. Il Museo si trova alla destra nel Corso Mirabeau nel quartiere di Mazzarino. Il biglietto costa 4 €.

 

 Dove mangiare ad Aix-en-Provence

Ci sono ristoranti di ogni parte del mondo: armeni, libanesi, vietnamiti, cinesi, giapponesi, senegalesi. E' certamente più difficile trovare un buon ristorante francese, anche se i cartelli "Cucina tipica provenzale" si sprecano. Evitate La Salle a Manger nella Città Vecchia e preferite Le Baccanales, poco distante. Ottimo il menu Gourmand da 27 euro a persona ma non ordinate acqua minerale (8 €), aperitivi (16€) e caffè (10 € in due).

 Cosa comprare ad Aix-en-Provence

Nei negozietti del centro troverte un'ampia selezione dei classici souvenir della Provenza: tovaglie colorate, lavanda, liquori, anche se la specialità di Aix sono i Calisson, biscotti fatti con pasta di mandorle, zucchero e scorza di frutta. Ci sono diverse fabbriche artigianali sia nel centro, sia nella zona industriale. Costano parecchio ma sono un ottimo ricordo da portarsi dietro.

 

Apt.

     Apt è situata nel Parco Naturale Regionale del Luberon, tra i monti del Vaucluse e le montagne del Luberon. Questa piacevole città tipica della Provenza è rinomata per la qualità dei prodotti locali, Apt ha l'onore di essere votata "sito eccezionale del Gusto" è anche la capitale mondiale dei canditi di frutta! 

    Lasciatevi sedurre anche voi dal fascino che emerge dai vicoli della vecchia città: antiche fontane, palazzi e delle piccole piazzole ombreggiate fanno parte della decorazione ...
    Sullo sfondo vi sono il paesaggio delle colline del Luberon colorato di ocra e profumato con lalavanda ... naturalmente sentirete le cicale cantare a ricordarvi che è caldo.
    Le risorse naturali del paese hanno sviluppato l'artigianato locale: la famosa terracotta di Apt, pigmenti naturali, ocre, e il famoso frutto confits, all’inizio puramente artigianale, ora la produzione di frutta candita ha 12 impianti di produzione e centinaia di tonnellate esportate in tutto il mondo.   Potrai trovare un assortimento eccezionale di prodotti locali: i frutti sono maturi a puntino, formaggi di capra venduti direttamente da parte dei produttori.

  I siti storici da visitare:

Tour dei bastioni della città vecchia.

Cappella Reale di Sant’ Annae il suo tesoro.

Torre dell'Orologio (XVI °).

Museo Archeologico: preistoria, epoca gallo-romana,  della Ceramica di Apt e Moustiers.
Maison du Parc Naturel Régional du Luberon
visite guidate nei villaggi del Luberon, 

 Intrattenimento:

Escursioni in montagna, equitazione e mountain bike.
Climbing (sito Buoux 8 km).

Piscine Tennis. Tiro con l'arco.

 Arles.

Amata dai romani e da Van Gogh.

Arles è il più grande comune della Francia, con un territorio superiore a quello di Parigi. I monumenti più importanti, però, sono a pochi passi l'uno dell'altro, nel centro storico di questa bella cittadina che vivacchia placida sulle sponde del Rodano. Ha un passato glorioso, di cui conserva l'Arena e il Teatro Romano, a cui bisogna aggiungere il portale e il chiostro della Chiesa di St. Trophime, tutti entrati a far parte del Patrimonio mondiale dell'Umanità tutelato dall'Unesco. Arles è punto di passaggio obbligato durante una visita in Provenza, soprattutto per chi vuole visitare la Camargue.

Un po' di storia

La Arles romana nasce come città dei veterani della 6° Legione con il privilegio di avere un muro di cinta fortificato e, al proprio interno, un foro, diversi templi, il teatro, una basilica e l'acquedotto che portava acqua dalle Alpilles. Nel V Secolo Arles visse il suo secolo splendente che la rese città ricca e conosciuta: la "Piccola Roma di Gallia" esportava olio, salumi, carne, riso e aveva una propria moneta. Divenne così bella da diventare la seconda casa dell'Imperatore Costantino e capitale della Gallia, che comprendeva Spagna, parte della Francia e la Bretagna. Nell'VIII secolo la lotta tra Franchi e Saraceni trasformò Arles in un cumulo di macerie. Arles iniziò la sua lentra ripresa solo nel 1178 quando Federico Barbarossa fu incoronato re di Arles nella cattedrale di St. Trophime.

  L'Arena

L'anfiteatro di Arles ha vissuto una storia simile al più famoso Colosseo Romano. Costruito alla fine del I. Sec., nel Medioevo divenne una fortezza e poi una piccola città. Sotto le arcate, nei sotterranei e nella pista furono costruite abitazioni con i materiali presi dalle antiche pietre dell'Arena. Come vedrete, una parte dell'Anfiteatro di Arles è mutilata. Il recupero della struttura originaria iniziò nel 1825. Per molti secoli l'anfiteatro è stato sede di combattimenti dei gladiatori, a cui potevano assistere più di 20.000 persone. Vietati nel 404 dal Cristianesimo, restano le gabbie delle belve e i macchinari per l'entrata in scena dei combattenti. Oggi l'anfiteatro è luogo di corride e di spettacoli, come la famosa Feria di Arles. Per cogliere tutta la maestosità dell'Arena, salite dalla grande scala centrale fino alla torre che domina l'entrata. Da qui si ammira una gran bella vista sui tetti di Arles. Il biglietto d'ingresso costa 5,50 €. I prezzi sono diversi quando si tengono le corride, solitamente nei fine settimana.

  Il teatro romano

Poco distante dall'anfiteatro c'è l'altra grande testimonianza della Arles romana: è il Teatro Antico, costruito nel 25-27 a.C. per volontà di Augusto, che nel corso dei secoli ha avuto un destino sfortunato che lo ha prima trasformato in cava, poi in fortezza fino alla sua scomparsa sotto case e giardini. Recuperato nel 1855, oggi mostra tutto il suo splendore. Si può ammirare il portico su cui era appoggiato, le colonne che facevano parte del muro di scena, il palcoscenico e il fossato per il sipario e l'orchestra. Il biglietto d'ingresso costa 3 €.

  La Chiesa di St. Trophime

Di fronte al teatro antico ci sono il Chiostro e la Chiesa di St. Trophime. Conservati quasi integri nella forma originaria dell'XI secolo, hanno visto l'incoronazione di diversi sovrani, tra cui Federico Barbarossa. Il punto più importante è il Portale, una delle più alte espressioni della scultura romanica con una ricchezza di decorazioni eccezionale: ai lati ci sono statue di santi e leoni mentre i rilievi nelle cornici presentano gli Eletti e i Dannati. Sui capitelli sono raffigurate a sinistra l'Annunciazione e a destra la Natività. Sull'architrave ci sono i Dodici Apostoli e nel timpano sovrastante Cristo coronato dagli angeli. Dal portone di destra della cattedrale si accede al chiostro, metà romanico e metà gotico, uno dei più famosi della Provenza, per l'eleganza e la ricchezza delle decorazioni. La visita al Chiostro costa 3,5 €.

  Il foro romano e i criptoportici

Da Rue Des Arenes, proprio di fronte all'Anfiteatro, parte una strada piena di negozi e ristoranti che porta in Piazza del Foro, piena di tavolini all'aperto. La piazza occupa lo spazio dove sorgeva l'antico foro romano. Al centro c'è la statua del poeta Mistral, su cui si appoggiano i colombi. Questa piazza, un tempo luogo di raccolta dei braccianti agricoli, si chiamava Place des Hommes, degli Uomini. Dalla piazza, attraverso Rue du Forum si arriva alla Cappella dei Gesuiti, ingresso dei Criptoportici immense gallerie sotterraneo costruite per sostenere il Foro romano e usate nei secoli come granaio.

 Arles e Van Gogh

Vincent Van Gogh visse ad Arles dal 21 febbraio 1888. Colpito dall'eccezionale luce della Provenza e dalla bellezza delle donne, dipinse alcune delle sue opere più famose, come La Stanza di Vincent, Notte Stellata, i famosi Giralosi, i Mangiatori di patate, Autoritratto con orecchi mozzato e altre opere che ritraevano il lavoro nei campi, la natura, ritratti e vedute. Durante il soggiorno ad Arles venne abbandonato da Gauguin e si accentuarono le sue crisi di pazzia che lo spinsero a ricoverarsi volontariamente nel manicomio di St-Paul-de-Mausole, a S.t Remy de Provence. Per uno strano scherzo del destino, Arles non ha neanche un quadro di Van Gogh ma ha una raccolta di quadri e altre opere di grandi artisti che hanno reso il loro omaggio al genio olandese. Tutte le opere sono raccolte nello Spazio Van Gogh che si trova nell'ex manicomio che ospitò Van Gogh durante uno dei suoi ricoveri.

  Cosa e dove mangiare

Verso le 11 del mattino i ristoranti di Arles cominciano a invadere la città di allioli (aglio e olio) e Bouillebaisse, la zuppa di pesce tipica della Provenza. Come porta di ingresso alla Camargue, Arles è in una posizione privilegiata per l'arrivo di riso, salumi e carne di toro. Da non dimenticare che Arles è il centro di una zona agricola vastissima e quindi tutto quello che si produce ne La Crau, la pianura circostante, si può trovare nei mercati e nei ristoranti di Arles.

 Shopping ad Arles

I negozi del centro brulicano di regali e souvenir. Oltra all'immancabile lavanda, Arles è il luogo ideale per comprare le tipiche tovaglie provenzali, scialli e cappelli di lino, carne di toro, riso e qualche bottiglia di assenzio, da bere con moderazione.

 Aubagne.

 Adagiata nella Valle dell’Huveaune, ombreggiata dal Massiccio di Garlaban e da quello di Douard, Aubagne è una cittadina francese popolata da quasi 43 mila abitanti, nel cuore della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Incastonata nel centro esatto di una conca verdeggiante, nel dipartimento delle Bocche del Rodano, si tratta di una cittadina accogliente e confortevole per i turisti, dotata di strutture moderne, ma custode di un fascino antico e incontaminato, dove regnano ancora la pace e l’armonia. L’atmosfera familiare e il paesaggio incantevole hanno dato l’ispirazione allo scrittore Marcel Pagnol, nato qui nel 1895, che ha saputo esprimere con autenticità lo spirito di questo magico angolo di Provenza.

 

Aubagne è anche la capitale dell’argilla, famosa in tutto il mondo per la realizzazione di statuine del presepe. Fin dall’antichità, la cittadina ha saputo sfruttare la sua terra producendo ceramiche fini, vasi e anfore, e ancora oggi vi si possono incontrare numerosi artigiani ceramisti, maiolicai, vasai e, appunto, fabbricanti di statuine del presepe.

Ma la storia non ha regalato a Aubagne solamente le tradizioni artigianali: una ricca serie di monumenti interessanti fanno bella mostra di sé nel centro più antico, testimoni imperdibili dei secoli passati. Tra le principali attrattive ci sono la Porta Gachiou, che un tempo costituiva l’ingresso più importante al centro, la Chiesa di Saint Sauveur dell’ XI secolo e la Torre dell’Orologio. Tutti i gioielli locali sono incastonati in un affascinante intreccio di stradicciole tortuose, viuzze contorte, scalinate, vicoli e piazzette quasi segrete, ma anche viali ampi e alberati su cui si affacciano gli eleganti hotel con le facciate tipiche del XVI e del XVII secolo, i balconi e le porte antiche.

   Inoltre, nella città natale di Marcel Pagnol, non poteva mancare un percorso a tema proprio su di lui, che fu autore, compositore drammatico e scrittore per bambini. E’ ancora possibile visitare la sua vecchia casa, un edificio borghese del XIX secolo situato in Corso Barthélemy: qui si possono ammirare la ricostruzione dell’appartamento della famiglia Pagnol, con i mobili e le suppellettili dell’epoca, una galleria di esposizione con fotografia, oggetti e lettere, e ci si può servire di una sala di proiezione con 20 posti a sedere, utilizzata per la visione di filmati e documentari sul personaggio.

 

Per finire, a partire dal 1962, Aubagne è anche la sede del comando generale della Legione Straniera, dove avvengono gli arruolamenti. Un semplice turista, interessato a saperne di più, potrà visitare il Museo della Legione Straniera, contenente diverse collezioni: qui si trovano ricordi sui fondatori dell’organismo, ritratti, oggetti e suppellettili, antiche armi e fotografie sul tema.

 

Non mancano in città le occasioni per fare festa, conoscere gli abitanti locali e venire a contatto con la vivacità e le tradizioni del posto. Tra le manifestazioni più importanti che si tengono a Aubagne c’è il Festival Internazionale del Film, che si svolge ogni anno a partire dal 1991 e presenta una ricca rassegna di film, cortometraggi e lungometraggi, con un’attenzione tutta particolare alle colonne sonore. Il festival è accompagnato da incontri, mostre e spettacoli. Chi ha dei bambini al seguito non può perdere le Giornate del Libro per Bambini e per Ragazzi: si tratta di quattro giornate, organizzate nel mese di novembre, che vedono riunirsi in città editori, scrittori e artisti, in un turbinio allegro di spettacoli pensati appositamente per i più piccoli.

 

Per finire, a Aubagne si svolgono le biennali “Argilla” e “L’Art Santonnier”, in linea con l’attività degli artigiani locali.

 

Per raggiungere la cittadina della Costa Azzurra si può contare su due aeroporti internazionali, quello di Marsiglia e quello di Nizza. Una volta atterrati, basteranno 20 minuti di auto, treno o navetta per raggiungere Aubagne da Marsiglia, mentre l’aeroporto di Nizza si trova un po’ più distante, a 182 km circa.

Il clima che accoglierà i visitatori all’arrivo è generalmente freddo d’inverno, ma non rigidissimo, e caldo d’estate. Le temperature medie del mese più freddo, gennaio, vanno da una minima di 3°C a una massima di 11°C, mentre in agosto, il mese più caldo, si va da 18°C a 29°C. Il mese più piovoso, con 7 giorni di pioggia sul totale, è gennaio, mentre in luglio e agosto piove appena per un paio di giorni al mese.

 

Avignone.

 

La Seconda Roma

Non si può parlare di Avignone senza ricordare l’avvenimento che ha trasformato la storia di questa città: il trasferimento, dal 1375 al 1378 del Papato di Clemente V che volle andare in Provenza perchè a Roma “l’aria era malsana”. In realtà Clemente V era totalmente succube di Filippo Il Bello, sovrano francese, che lo costrinse a trasferirsi in Francia. Ad Avignone si susseguirono 7 papi e fu Gregorio XI a riportare la sede del papato a Roma. Il ritorno a Roma non risolse i problemi della chiesa. Gregorio XI venne considerato non eletto dai cardinali, francesi che elessero da soli l’Antipapa Clemente VII, ospitato anch‘egli ad Avignone, insieme al suo successore Benedetto XIII e sempre sotto la protezione della Monarchia Francese. Della Cattività Avignonese e del periodo successivo resta la grandiosa testimonianza del Palazzo dei Papi.

 La città dei Festival

Durante il secolo in cui Avignone fu sede papale, all’interno delle mura austere della città era piena di vita e di lusso, con i cortigiani che affollavano il Palazzo dei Papi e le strade della città. Fu un momento di straordinaria ricchezza culturale, testimoniata dalla presenza ad Avignone anche di Simone Martini e Francesco Petrarca. Quella vivacità culturale non si è persa: dal 1947 Avignone è sede di uno straordinario festival di teatro, danza e musica che con i suoi 800 spettacoli in 20 giorni di ogni luglio attira circa 600.000 spettatori da tutta Europa. Per ammirare al meglio la maestosità del Palazzo dei Papi bisogna salire fino al Rocher des Doms, il giardino-belvedere che sovrasta Avignone e il Rodano: da lì si vede non solo il Palazzo con le quattro torri gigantesche ma anche il Ponte Saint Bénezet (il celebre Pont d’Avignon), le mura di cinta della città, il Petit Palais, la Cattedrale des Doms. Tutti questi elementi formano un complesso architettonico tutelato dall’Unesco perché considerato Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

 

 Il Ponte St. Bénézet

Secondo una leggenda nel 1177 il giovane Bènézet vide un angelo che gli ordinò di costruire un ponte sul Rodano. Non stupisce che il ragazzo venisse considerato folle, visto che in quel punto il fiume è largo 800 metri. Snobbato dalle autorità civili e religiose, riuscì a convincere la popolazione a finanziare la costruzione del ponte spostando da solo enormi pietre. Il gesto "miracoloso" convinse molti volontari ad aiutarlo: nel giro di 8 anni il ponte sul Rodano divenne realtà. Distrutti più volte e ricostruito, venne definitivamente spazzato via da una piena del Rodano durante il XVII secoli. Resta questo spezzone molto scenografico, sotto il quale si trova la cappella St. Nicolas, molto singolare perchè costruita sotto in stile romanico e sopra in stile gotico dedicata a St. BénPzet. Oggi il ponte è il simbolo di

Avignone e come il Palazzo dei Papi, considerato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco.

 La città vecchia di AvignoneIntorno al Palazzo dei Papi si snodano le strette stradine del centro storico che hanno il loro fulcro in Place de l'horloge, un'ampia piazza ombreggiata da platani, piena di tavolini di caffè e turisti e su cui si affacciano il municipio e il teatro. La via più caratteristica del centro storico di Avignone è Rue de Teinturiers, la via dei tintori che qui producevano i tessuti provenzali com motivi provenienti dall'India e portati durante le Crociate, per questo chiamate Indiennes. La via è molto pittoresca: fiancheggia

il fiume Sorgue e ha un pavimento in ciottoli ombreggiato da platani. Alcune delle grandi pale che facevano funzionare le fabbriche sono ancora visibili. Alla fine della strada c'è il Campanile dei Cordiglieri in cui, si dice, sia stata sepolta Laura, la donna amata da Petrarca.

 

I musei di Avignone

Tra i diversi musei della città, meritano certamente una visita il Petit Palais, con una ricchissima collezione di dipinti italiani in cui figurano Botticelli, Simone Martini, Taddeo di Bartolo. Il museo si trova di fronte al Palazzo dei Papi ed è aperto tutti i giorni escluso il martedì, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Il biglietto costa 6€. Il Museo Angladon è famoso perché conserva l'unico dipinto di Van Gogh rimasto in Provenza (Vagoni del Treno) ma anche quadri di Cezanne, Modigliani, Manet, Degas e Picasso. Il museo è aperto tutti escluso il lunedì dalle 13 alle 18. Il biglietto costa 6€

 Aven Orgnac.

    Il villaggio si trova nell’estremo sud del dipartimento dell’ Ardèche, vicino alla valle del Rodano, dal quale si gode una panoramica sulle gole dell’Ardeche e sulla pianura di Roudil, nelle immediate vicinanze della valle del Cèze.

   E’ un piccolo villaggio con 380 abitanti la cui popolazione aumenta nel periodo estivo.

   Le pricipali risorese sono il turismo e l’agricoltura.

 

 

 Bagnols-sur-Cèze.

 Città d’arte.

  Bagnol-sur-Cèze, patria di Rivarol, vi invita a visitare il suo museo Albert André al secondo piano del municipio, questo museo di arte moderna e contemporanea è stato creato nel 1868 da Léon Alègre, umanista, storico e pittore bagnolese. Alla sua creazione fu considerato come il primo museo cantonale di Francia. Malgrado l’incendio del 1924, il museo riesce a rinacsere, il pittore Albert André, che era il direttore ai tempi fece appello ai suoi amici: Renoir, Matisse, ………… che gli permisero di ricostruire la collezzione ancora migliore, tra i donatori possiamo citare Monet, Marquet, Signac, Bonnard, Jean Puy, Rouart, Georges et Adèle Besson. E’ Albert André che dal al museo le caratteristiche attuali.

  Si può visitare anche il Museo Archeologico Léon Alègre al n. 24 di rue Paul Langevin. Léon Alègre, appassionato di archeologia, ha collezzionato numerose vestigia del passato al quale si sono aggiunti anche reperti archeologici bagnolesi, al museo si possono ammirare reperti di tutte le età, dallì età del bronzo all’epoca romana.

 

Città medioevale.

  La città vecchia si presenta con i sui bastioni, fatti costruire da Guillame de Sabran. Barone di Bagnols e Siniscalco del Conte di Tolosa, e dalla torre dell’orologio fatta costruire su ordine di Filippo il Bello, senza scordare Place Mallet con la sua cintura di arcate, definita una delle più bella della Linguadoca, piazza del mercato dal 1223 su editto di Luigi VIII padre di San Luigi.

  Percorrendo i suoi vicoli risalenti al medio evo, troviamo case romaniche o gotiche costruite dal XIII al XIV secolo e sono rimasti gli antichi nomi, Rue Sainte Anne, rue Saint Gabriel, rue du Chien, rue des Escargot, rue du Coq.

   Si possono anche vedere numerose ville signorili costruite dal secolo XV fino al secolo XIII perido di massima floridezza della citta grazie all’allevamento del baco da seta e alle numerose filande e tintorie.

  In tutte le vie antiche porte ci ricordano il passato.

 

  Nel cuore della città da vedere la Chiesa di San Giovanni Battista, costruita nell’XI secolo a sostituire una cappella costruita nel IV o V secolo sulle rovine di un tempio romano dedicato  a Iside da dove proviene il porticato ionico. L’ organo costruito nel 1701 e stato rinnovato nel 1877 e poi ancora nel 1997, ha 1566 tubi e 26 giochi di 54 note.

   Questa chiesa nel corso dei secoli ha subito numerosi danneggiamenti durante le guerre ora, durante la guerra dei cent’anni e durante le guerre di religione, non per questo ha perso la sua bellezza.

 

   Bagnols-sur-Cèze e una citta di  transito per eccellenza, situata tra la valle del Rodano e la valle del Cèze, spazia su tre regioni: Languedoc-Roussillon, Provence-Alpes-Côte d'Azur et Rhône-Alpes e quattro dipartimenti: Gard, Vaucluse, Ardèche et Drôme. Città mediterranea a causa del suo clima privilegiato e per la sua posizione geografica, nota anche per la sua produzione di frutta e del suo vino Côte du Rhône, grazie al quale i villaggi circostanti devono la sua bella reputazione.

 

 Luogo di soggiorno ideale, Bagnols-sur-Cèze è circondata da caratteristici villaggi pieni di charme per il piacere dei visitatori,    l'oppidum de Gaujac et le camp de César de Laudun testimoniano l’occupazione gallo-romana, il castello di Gicon offre una vista eccezionale sui vigneti di Chusclan

  

 Barbentane.

    Sitauata all’estremità nord de le Bouches du Rhone, alla frontiera con il Vaucluse e le Gard, appoggiata su uno dei versanti de La Montagnette, Barbentane domina superbamente la pianura che costeggia il Rodano.

   Arrivando potete notare la Torre Angelica alta 28 metri, che domina il villaggio, costruita nel 1365 è stata la roccaforte del castello episcopale. Resta come testimonianza dell’epoca medioevale ed è classificata monumento storico. Venne cantata da Frederic Mistral nelle Iscles d’ Or.

  Come consuetudine del medio evo, i castelli episcopali erano difesi da una cinta muraria fortificata della quale oggi non restano che due porte: la Porte Calendale ( 1.302) che regolava l’ingresso da nord e la Porte Seguier all’uscita sud, il nome deriva dal provenzale seca che significa seccare era infatti nella via Séquier che i paesani facevano seccare le verdure per l’inverno.

  Nel cuore del villaggio si trova la Chiesa Romanica del XII secolo classificata Monumento Storico, con il suo bel campanile ed il portico fatto a forma di contorno di caminetto. Accanto si trova la Maison des Chevalieres, anche questa slassificata Monumento storico, bella villa signorile costruita nel XII secolo e restaurata nel XV secolo.

   Troviamo poi il Castello del XVII secolo che ricorda per la sua architettura le case dell’ Ile de France (regione parigina) conforme ai canoni del classicismo. Il castello fu costruito  a partire dal 1674 da Paul Francois de Barbentane (che fu console di Aix) e fu ultimato alla fine del XVIII secolo.

    Il castello viene anche soprannominato “ Petit Trianon du Soleil” ed è la residenza dei Marchesi di Barbentane.

   A Joseph Pierre Balthazar de Puget, marchese di Barbentane e Ambasciatore di Luigi XV a Firenze, che si devono le sontuose decorazioni (di ispirazione italiana) in stucco e marmi di Carrara, ma anche ai ricchi mobili d’epoca Luigi XV e Luigi XVI.

   Miracolosamente scampato alla rivoluzione è tutt’ora abitato dai Marchesi di barbentane.

   All’esterno terrazze bordate con balaustre in pietra e sculture si aproso su di un parco veramente superbo.

   Al mattino del venerdì troviamo il mercato.

 Beaucaire.

   Incastonata nel cuore delle Terre d’Argenze, Beaucaire l’antica Ugernum era un’importante tappa sulla via Domizia che collegava l’Italia alle province spagnole dell’impero romano.

   Nel medioevo Ugernum diventò Belcaire ( Pietra Bella) e vede edificare sulla collina che domina il Rodano un’imponente fortezza..

   Nei secoli XVII e XVIII trova il massimo sviluppo la Fiera della Maddalena, il più grande incontro di mercanti dello stato, accoglie illustri visitatori r produce in otto giorni più profitti del porto di marsiglia in un anno.

   E’ in questo periodo di prosperità che sorgono i palazzi signorili e altri prestigiosi monumenti che fanno della città uno dei gioielli tra le città d’arte e di storia.

 Croce coperta.

   Oratorio gotico risalente alla fine del XIV secolo, situato sulla strada di Forques, all’uscita di Beaucaire, l’Ouradou o croce coperta proteggeva una croce, oggi conservata nel Museo Archeologico Auguste Jacquet. Su di una facciata sono inscritti i nomi dei donatori: Jean de France e sua moglie Jeanne d’Armagnac.

 Museo Auguste Jacquet.

   Situato nei giardini del castello, raccoglie una ricchissima collezione di resti archeologici che vanno dal perodo paleolitico al medioevo, come i reperti recentemente portati alla luce del Mausoleo dell’Ile du Comte ( I° secolo A.C.) e gli oggetti provenienti dagli scavi della fortezza medioevale.

   Vi sono esposti anche i cartelloni della Fiera di Beaucaire assieme ad una collezzione di arti e Tradizioni popolari.

 Chiesa di Saint Andrè.

   All’origine doveva essere una grande casa nobiliare costruita nel XV secolo e poi ingrandita al momento della trasformazione in chiesa con delle cappelle laterali.

   Il suo campanile si trtova su di un edificio vicino.

 Presbiterio di Villabregues.

  La sua costruzione risale al XVI secolo. E’ costituito da un edificio a L affiancato da una torre poligonale, recentemente dotata di un tetto conico. Dalla sua sommità si gode un magnifico panorama delle Terre d’Argence.

   Un giardino decorativo conferisce al luogo un carattere estremamente piacevole.

 Castello Medioevale.

    Eretto a partire dal XI secolo, fu una delle più possenti cittadelle del Midì. Entra nella leggenda di Beaucaire durante la guerra degli Albigesi. Nel 1216 Raimondo VII conte di Tolosa, assediò la fortezza con l’aiuto dei provenzali e la riprese ai Crociati di Simone di Montfort.

   Smantellato nel 1632 su ordine di Richelieu, nel 1835 il castello saraà trasformato in giardino, ne rimangono tuttavia importanti resti tra i quali una torre poligonale, una cappella e la cinta.

 Il castello di Forques.

   E’ citato per la prima volta nel 1070, all’interno di un accordo scritto che attestava la restituzione di una parte del castello all’Arcivescovo di Arles, da parte di Raymond de Saint Gilles.

   Di forma quadrata e provvisto di quattro torri agli angoli e di cortine merlate, è un perfetto esempio di mescolanza di architettura civile e militare del medioevo.

 Torre della Madonna.

   Unica vestigia di castello feudale costruito su di un’alture, la Torre della Madonna domina la pianura della Camargue.

   Nel XIX secolo sulla sua sommità una Madonna con il bambino ha sostituito le sentinelle del medioevo, trovandosi così in prima fila per assistere, ogni estate, alle Nuit de la Madone (Notti della Madonna) prestigioso festival di chitarra di Bellegarde.

 Il vecchio Ponte sospeso di Forques.

   Restaurato nel 1991, dichiarato Monumento Storico, questo ponte a cavi metallici è il primo del suo genere ad essere costruito sul Piccolo Rodano.

   Alla sua messa in servizio nel 1830 tutti quelli che lo attraversavano dovevano pagare un pedaggio di 0,05 centesimi.

   Dà un tocco di romanticismo alla quiete del luogo.

   Via Domizia in Beaucaire.

   Voluta dal console Gneus Domitius da quale prende il nome, la Via Domizia aveva lo scopo di facilitare le comunicazoni militari tra Roma e le provice romane di Spagna. Costruita a partire dal 118 A.C. attraversava le Alpi ed i Pirenei passando per la Gallia Narbonese.

   Delle pietre miliari militari, indicavano ad ogni miglio (1 miglio romano = 1480 metri) la distanza dalla città Capoluogo.  

 La leggenda del Drac.

   Mostro polimorfo, invisibile agli umani, il Drac viveva in uno dei profondi fondali del Rodano. Di tanto in tanto usciva dall’acqua per mangiare qualche abitante imprudente. Un giorno, rapì una lavandaia perché allevasse suo figlio in fondo al fiume. Sette anni più tardi terminato il suo compito la lavandaia venne liberata. Durante la sua prigionia, ella aveva acquisito la facoltà di vedere il Drac con il suo occhio sinistro. Il mostro glielo strappò un giorno, in un mercato, dopo che lei lo aveva riconosciuto tra la folla.

 

Bessas.

    Pittoresco villaggio arroccato su di una collina di 280 metri di altezza beneficia della sua esposizione al sole eccezionale in un contesto naturale e preservato. Situato a 17 chilometri a sud-ovest di vallon Pont d’arc, domina il villaggio di Barjac distante 6 chilometri e gode di una vista panoramica per parecchi chilometri sui dipartimenti vicini del Gard.

   Una serie di passeggiate pedestri vi permettono di osservare questi suberbi paesaggi.

   Membro dei Villaggi Fioriti, Bessas è stato premiato numerose volte dal Consiglio Generale dell’Ardèche e per la maggiuor parte ha vinto il primo premio, una situazione favorevole per un villaggio di poco più di 200 persone.

   La sua chiesa merita una visita al suo splendido interno dove troviamo una pala in legno pilocromo degli inizi del 18 secolo, iscritta nell’ elenco supplementare dei monumenti storici.

   Le vecchie case in pietra, rinnovate nello stile circondano il castello della fine del 16° secolo attorniato dalle sue 4 torri

 

Bidon.

    Situato tra Vallon Pont d’Arc e la valle del Rodano, a tre chilometri dalle Gorges de l’Ardèche, nel cuore l’atopiano calcareo e desertico del Gras, il pittoresco villaggio di Bidon appare come per incanto.

  Sulle pendici di una vasta dolina in terra rossa si appoggiano vigneti e campi di lavanda.

   Una visita al villaggio e d’obbligo, numerosi punti non vi lasceranno indifferenti, dispersi intorno troverete menhir, dolmen e tumuli che testimoniano l’occupazione molto antica da parte dell’uomo.

   Si possono trovare inoltre strade per le passeggiate a piedi, a cavallo, in mountain bike, in quad uppure in canoa.

 Un campeggio

Un’area naturale per campeggio

 

 Bollène.

 Bollène si trova all'incrocio di quattro dipartimenti, Ardèche, Drôme, Gard e Vaucluse e tre regioni, Rhone-Alpes, Provence-Alpes-Côte d'Azur e Languedoc – Rossiglione. La città, immersa nel verde tra i vigneti e le colline, occupa una posizione privilegiata sul Mediterraneo

Con l'autostrada A7 uscita, la fermata del TGV a Montelimar (30 km) e Avignon (50 km), Aeroporto di Avignone e Nimes (70 km) e una stazione ferroviaria (8 km dal centro), Bollène è il centro delle reti di comunicazione di grandi dimensioni.

 La Collégiale Saint Martin - XI secolo

Nel settimo secolo, i benedettini si stabilirono sulla rocca di Puy, che diventerà una fortezza attorno al quale la gente si riunisce. Qui sorge la chiesa collegiata di Saint-Martin XII – XIV secolo. Gli Albigesi nel XIII secolo distrussero il priorato benedettino, che è stato vandalizzato anche durante le guerre di religione.Dalla cima della torre di Saint-Antoine, il barone di Adrets fa precipitare i monaci. Ricostruito nel 1727 che l'edificio viene adibito a colleggiale.sarà eretto nel college. Si noterà, sotto la torre, la casa chiamata Cardinale del XI secolo. Il piano e l'abside sono del XII secolo, le cappelle laterali risalgono dei secoli XVI e XVII.  La Cappella della Madonna dell'Assunta ospita la statua di Notre-Dame de Bonne Garde, un lavoro di JB Mezangeau una volta posta di fronte alla porta Pontet. Dal giardino della Collegiata, si gode di una stupenda vista panoramica sulla valle del Lez e le montagne della Bassa Drome.

 

Sito di Barry

A seguito di una frana sul villaggio troglodita di Barry, il sito rimane chiuso ma i percorsi a piedi sono di nuovo aperti  a partire dal 10 Agosto, 2009, ma con un percorso modificato
 Un notevole sito dove ci sono i resti della popolazione celto-ligure e romana fino al XIX secolo.

Il villaggio troglodita uno dei più belli e più importanti di Francia. Il borgo medievale sulla sperone roccioso difeso dal castello risale all’ undicesimo secolo. Il villaggio troglodita è stato abitato fino al diciannovesimo secolo. All'interno della casa, di solito si trovano una sala principale, attorno alla quale sono scolpite varie nicchie, come le cisterne di vino, armadi, caminetti, lavandini, vasche per il bucato ecc.
 Il villaggio è stato abbandonato alla fine del secolo diciannovesimo. Allarmati per il continuo rischio di frane che hanno causato la morte di alcuni dei suoi membri sepolti nelle loro case, la gente si è spostata nella frazione di Saint Pierre de Senos.  Sopra il paese difeso dal castello, si trova il sito della città medievale. Rimangono solo tracce della cappella medievale si trovava a sud della parte occidentale del bastione. A nord del borgo medievale di Castello costruito probabilmente nel XI XII secolo è stato un presidio militare e non abitato da un signore. La sua distruzione risale probabilmente alla fine del XIV quando le bande armate di Raymond de Turenne devastano la regione.

Maison Romane dite Maison Cardinale

La casa romana chiamata casa cardinale perché usata come dimora dei Cardinali durante il loro soggiorno a Bollène si trova ad ovest e leggermente al di sotto del livello della Chiesa di San Martino.

Costruita probabilmente nel cuore del secolo XI, esso conservava il suo tetto e le pareti in pietra di un metro di spessore.
 Il piano era semplice e consisteva principalmente di grande sala al primo piano e la sala al piano terra di 60 mq ciascuno. Questi due camere quindi comunicata da una semplice botola.
 Cambiamenti significativi sono stati effettuati al Rinascimento, in particolare, il taglio di nuove aperture facilmente riconoscibile come pure XVIII e XIX secolo, quando fu diviso in diversi appartamenti.

 

Chapelle de Notre Dame du Mont Calvaire ou des Trois Croix

La cappella di Nostra Signora del Monte Calvario, comunemente chiamata Tre Croci si trova all'estremità occidentale delle colline del Charragons.. E 'alto sul bordo di un pianoro che  forma un belvedere sulla valle del Rodano e che offre la vista dall'alto di Pierrelatte e Mondragon. La costruzione dell'edificio deve avvenire all'inizio del XVII secolo. La posizione del sito induce i fedeli a costruire un calvario.
 Nel 1629, secondo Paul Faucher, la peste infuriava a Bollène e Guillaume Rocher, una vittima del flagello è sepolto nella cappellaA quel tempo sul pianoro c’era anche  un cimitero.
 Nel 1697, padre Raymond Rocher fa erigere  due croci sulla terrazza dove già ne esisteva una.

 Ospedale Bollène

Vecchio Convento delle Orsoline, la cui architettura è notevole, è stato trasformato in un ospedale nel XVIII secolo.  Mantiene comunque la sua cappella con l'altare, una ringhiera, una splendida scalinata con balaustre (XVII), una bella successione di archi

 Convento delle Suore del Santissimo Sacramento

La Congregazione delle Suore del Santissimo Sacramento è stata fondata a Marsiglia nel 1659, il giorno di Pentecoste, dal Padre Anthony frate domenicano. Nel 1693 il Papa Innocenzo XII diede al Vescovo di Marsiglia il benestare per la fondazione dell’ ordine.  Nove anni dopo, la casa in cui vivevano era diventata troppo piccola, il signor de Roquard cedette la sua (1776).  La comunità è sopravvissuta a Bollène fino al 30 agosto 1988, fatta eccezione per l'interruzione della rivoluzione nel corso del quale 13 Sacramentine perirono sul patibolo.

 

Notre Dame du Pont ou de bonne aventure

Nel 1312, la città Bollène ha deciso di far costruire un ponte sul Lez. In quel periodo era consuetudine costruire in prossimità dell’ opera una cappella o oratorio dedicato alla Madonna di cui essere grati, dopo ogni passaggio o chiedere la protezione di Dio, prima di entrare.

La Cappella di Notre Dame du Pont non ha altra origine, e risale al XIV secolo. In un primo momento era solo la metà delle dimensioni attuali, è stata raddoppiata grazie alla generosità di M.lle Ursula Javel nel 1745.
 In tutta la sua esistenza, la cappella è stata danneggiata alcune volte dalle inondazioni. Nel periodo della rivoluzione la cappella fu chiusa al culto. Quando è tornata la pace i fedeli religiosi potevano riprendere la loro devozioni.
 Prima dell'introduzione delle finestre di vetro che si trovano su entrambi i lati della porta, si pregava la statua della Vergine attraverso le fessure delle persiane, i fedeli che lasciavano la una carità attraverso una piccola fessura sulla porta che ancora esiste, in quel modo  entrava nella cappella .

 

Pont Colonel de Chabrières

La comunità il 3 agosto 1312 decide la costruzione di un ponte che attraversa la città da est ad ovest e passa la comanda ad Abramo di Anzano di Visan, viene costruito in pietra sul sito  del ponte in legno risalente al 1212 spazzato via dalle inondazioni del XIII ° e XIV secolo.

 Ancora una volta distrutto da Lez nel 1622 fu ricostruito nel 1624 e ampliato a due corsie nel 1842.
 Viene così assicurato l'accesso alla cappella o oratorio di Nostra Signora della Buona Grazia devastato con il ponte. Gli abitanti di Bollene possono quindi sfruttare più facilmente i terreni coltivabili della riva destra del Lez.
 La città si apre economicamente grazie a questo ponte senza pedaggio, verso il regno di Filippo il Bello e verso il Delfinato a nord e l'impero germanico.

 

Cappella Bauzon

 In una bolla di Papa Lucio III del 11 maggio, 1183 confermando la proprietà ed i privilegi della abbazia benedettina di Ile Barbe, si trova per la prima volta il nome della Cappella Bauzon. Inizialmente si trattava di una cappella privata, che dipende dalla famiglia Bauzon.

Poi è passata in mano ad un convento il cui servizio è affidato ai Benedettini. Nel 1424, alcuni dei monaci del Collegio di San Nicola di Avignone si insediano. Fino alla rivoluzione non ci sarà alcun cambiamento significativo nella vita del priorato di Bauzon. Nel 1855 viene costruita una nuova chiesa e la cappella Bauzon fu abbandonata. Dal 1992, la cappella è stata restaurata e viene utilizzata come luogo di culto per le occasioni speciali.

 Centrale Idro-elettrica Andre Blondel: blocco gigante

La centrale idroelettrica stata costruita su una derivazione del Rodano, lunga 28 chilometri e tra Donzère e Mondragon. La costruzione è durata 4 anni (1949-1952) ed in quel momento era la più grande opera iniziata in Europa dopo la seconda guerra mondiale, e avrebbe cambiato il volto della regione e in particolare quella di Bollene. Dai quattro angoli di Europa sono arrivati centinaia di lavoratori, che si sono insediati nel quartiere di Bollène Chiusa

L'architetto Theodore Särdnal, ha progettato la sala macchine per la Compagnie Nationale du Rhone, in cemento armato è scandito da pilastri e tralicci di vetro. Uno dei primi grandi cantieri della Quarta Repubblica, la pianta è un testamento alla storia tecnica e architettonica dell’ immediato dopoguerra.
 L'impianto a cui è stato dato il nome del grande fisico francese André Blondel (1863 - 1938) è ancora oggi il più produttivo (2 miliardi di kWh all'anno) di tutti coloro che sono presenti sul Rodano dal CNR (Compagnie Nationale du Rodano) e comprende sei gruppi di turbine e generatori; Ogni gruppo è dotato di turbina che guida il rotore di un alternatore. La potenza di ciascuno è 59 MW. La centrale assicura il 13% della energia idroelettrica prodotta dal CNR
 La diga è dotata di una chiusa che consente alle chiatte ed alle imbarcazioni da diporto che solcano il canale di attraversare lo sbalzo di 23 metri in pochi minuti. Con una lunghezza di 192 metri e una larghezza di 12 metri, è finora la chiusa più alta della Francia.


 Boulbon


Lasciatevi incantare dal tipico borgo provenzale di Boulbon. Situato tra le colline della Montagnette e dal fiume Rodano, questo antico borgo fortificato si contempla la parte superiore del suo millennio. Vicino a Arles e Avignone, Boulbon dipende il dipartimento di Bouches-du-Rhône.
Le prime tracce del paese risalgono ben prima del XI secolo all'epoca gallo-romana. Ma è soprattutto da questa data che Boulbon è menzionato. Le guerre di territori tra i signori faranno la storia e la fisionomia del paese. Prevalentemente agricola, Boulbon è stato il primo a costruire un mulino a vento in Bouches-du-Rhône.Boulbon, autentico villaggio e carattere, rivela i suoi segreti ai visitatori curiosi.
La prima curiosità è probabilmente il famoso mulino a vento. Affacciata sul villaggio e Boulbon Valley, si trova sul lato orientale della Montagnette. Ancora funzionante, è aperto a ogni secondo e quarto fine settimana visite di ogni mese dalle 14h alle 17h. Con luce favorevole, il mulino ruota le sue ali. Una curiosità che non mancherà di sedurre giovani e meno giovani.
Passeggiate vi aspettano nella valle circostante, ma anche nel villaggio stesso. Questa è l'occasione per scoprire le sue fortificazioni interne, ma anche edifici e le statue conservate dal Medioevo. Passeggiare per le viuzze piene di storia che inizia con porta Oriole. Poi seguire la strada principale e essere sorpreso dal testa del leone che adornano il portico di un edificio. Inoltre, la statua di San Cristoforo tronco sproporzionato richiama l'immagine del colosso che viene assegnato a lui.
La fortezza, un edificio imponente, ha un dungeon che si stima la costruzione al secolo XI. castello reale, lascerà un ricordo duraturo. Bastioni e mura rispettate fino a Chiesa di S. Anna, un'altra reliquia del passato con notevole architettura.
La visita si conclude con la bella cappella di Saint-Marcellin. Questa cappella romanica ha un carattere unico e il fascino autentico, che non si può spostare.Da non perdere la sfilata di bottiglie. 1 giugno di ogni anno, una sfilata divertente inizia nelle strade di Boulbon e va dalla Chiesa di San Giuseppe a San Marcellino cappella. Il corteo è composto esclusivamente da uomini che tengono una bottiglia in mano, una bottiglia di vino, naturalmente. Camminare è aperta dal banner e il busto reliquiario del Santo, mentre gli uomini cantare l'inno della Provenza martire. Dopo la benedizione delle bottiglie, ogni uomo alza il suo drink e un buon sorso. Questa tradizione tipica assicura la fertilità e prosperità.
Alla fine di agosto, è possibile partecipare al Saint-Eloi. Questa festa tradizionale in cui le donne e gli uomini sono dei costumi d'epoca ruota tra canti e balli popolari intorno al passaggio di un carro provenzale ampiamente decorato e trainato da bellissimi cavalli attraverso il villaggio.
Infine, a fine settembre, il festival del club corrida vi invita a seguire i tori incorniciate dai pastori su per le vie del paese. Per l'occasione, gli abitanti del villaggio si distinguono i vecchi vestiti e hanno seguito la processione in loro carrello. Una festa originale e festosa intorno a un animale potente e orgogliosa.

 Caromb

 

Situato tra Ventoux e Dentelles de Montmirail, 12 km a nord di Carpentras tramite la D938 e poi la D21.

Situato in alto ai piedi del Ventoux, il villaggio fortificato di Caromb ha conservato alcuni monumenti molto interessanti all'interno dei suoi bastioni.

Caromb è dotato di una delle più grandi chiese romaniche della Vaucluse , la chiesa di San Maurizio, eretta nel 14 ° secolo e classificato come monumento storico nel 1849. Ospita numerosi capolavori, in particolare il trittico di Grabuset, la tomba di Etienne de Vaesc (morto nel 1501) e un organo italiano in stile barocco risalente al 1701, che è stato restaurato ed è funzionante.

Potrai continuare la tua visita attraverso le corsie nel centro di Caromb, dove le tracce del passato sono ancora abbastanza evidenti. Andando da Place du Cabaret, dove si trova l'ufficio turistico, potrai vedere un cancello che purtroppo rappresenta tutto ciò che rimane di un castello del XV secolo. La tua prossima scoperta sarà la fontana sulla piazza che risale al 1749 (elencata come monumento storico). Nota in particolare i suoi 4 mascarons in pietra che rappresentano la leggenda di re Mida che è stato salvato da morire di sete grazie a un misterioso pozzo trovato nel mezzo del deserto.

La tua visita ti porterà sotto antichi archi che conducono al Belfry (XVI secolo) che mostra con orgoglio lo stemma della città. È coronato da un elegante campanile in ferro battuto. Al piano terra noterete i resti di un vecchio frantoio e durante il periodo estivo potrete godervi le mostre qui, da artisti della regione.

Nella valle del Lauron a circa 2 km di distanza, la diga di Paty ha creato un lago artificiale molto apprezzato dai pescatori. In estate si può anche fare il bagno qui, ma si prega di notare che non c'è bagnino. Le risorse di Caromb sono essenzialmente agricole, in particolare la produzione di innesti di vite. Anche le albicocche di Caromb sono molto conosciute. Quindi non perdere il mercato del martedì mattina.

Se puoi, dovresti assaggiare la specialità locale: maiale e fagioli bianchi gratinati. Questo piatto è un pasto in sé ..., gli abitanti del posto ti diranno nel loro inimitabile accento: "cassoulet è uno scherzo paragonato a questo" ... e non si sbagliano! 

Un consiglio: meglio visitare prima il villaggio e mangiare dopo …

Cosa vedere:

chiesa romanica di Saint-Maurice del XIV secolo, 

la Torre del campanile con il suo campanile del XIV secolo, il 

Museo degli attrezzi per la produzione del vino attraverso i secoli. 

Le fontane, la diga di Paty 

 

 Castillon du Gard.

 

   Il villaggio si trova censito in un diploma del Re Philippe Auguste del 6 marzo 1214 che né da il possesso alla chiesa di Uzès.

   Nel villaggio sulla parte nord de la rue du Chateau un grande portale da accesso al castello.

   Il castello non è degno della migliore tradizione del medio evo, con una torre ad ogni angolo e il ponte levatoio, geograficamente i castello non aveva alcuna utilità ne posizione strategica, probabilmente per mettersi sulla difensiva senza eccedere in stravaganze.

   Il fabbricato a sinisra della porta d’ingresso era il corpo di guardia per la difesa del villaggio.

   Questa casa ha subito gli effetti delle guerre di religione, essa fu ingrandita e fortificata per poter contenere una guarnigione militare importante.

   Nella casa del corpo di guardia della porta est troviamo una scala aspirale, da essa si gode un’ottima vista del lato est della pianura che circonda il villaggio e, le feritoie della facciata danno verso la porta.

   Sul lato sud invece troviamo il passage de l’Andronette che permetteva alla popolaione di raggiungere il castrun in caso di attacco.

 

  

Château-Arnoux / Saint-Auban


Château-Arnoux/Saint-Auban è situato sulla riva destra della Durance. I due villaggi-Château-Arnoux a est e di Saint-Auban ad ovest - sono raggruppati per formare una composizione.

. Château-Arnoux/Saint-Auban che oggi è la quarta città più grande del dipartimento con più di 5000 abitanti.

. Potrai scoprire un vivace centro commerciale che offre numerosi servizi tra cui pratica il tempo libero e attività sportive.

 Château-Arnoux è fortunata ad avere la Durance fiume che attraversa il suo territorio come si forma un piccolo lago, grazie al Escale sbarramento. Potrete gustare qualche piacevole e rinfrescante passeggiate in zona, che è anche un importante sito di bird-watching.

È possibile visitare il castello, costruito tra il 1510 e il 1530 da Pierre de Glandevès, e ammirare le 4 torri (andata in piazza e ovest a est) e la sua sprial scala. Il castello è decorata in stile rinascimentale con le sue finestre "à meneaux" doccioni e sul tetto. Oggi è sede del municipio. I visitatori potranno godere di una passeggiata nel parco attorno al castello e scoprire nelle immediate vicinanze del "Ferme de Font-Robert" (l'antica fattoria del castello, risalente al 16 ° secolo).

. Dal punto di osservazione della cappella Saint-Jean, a 2 km dal centro della città di Château-Arnoux tramite il N96, avrai una splendida vista del Lure montagna, la valle della Durance e Sisteron, l'Escale sbarramento con ai piedi della Digne in background.

Saint-Auban è sede del prestigioso centro nazionale deltaplano. Con una reputazione internazionale, il centro ha ospitato i campionati del mondo di parapendio 1997.
 In un altro dominio interamente, Saint-Auban è il sito del vasto complesso industriale chimico (Elf-Atochem), che ha contribuito allo sviluppo economico della regione.

 

Siti da vedere:

Castello costruito da Pierre de Glandevès all'inizio del 16o secolo.

Il parco del castello.
Ferme de Font-Robert (antica fattoria del castello).

Chapelle Saint-Jean (1667)

 

Attività per il tempo libero:

Trekking, mountain bike.
Piscina.
Tennis. Pesca. Sport Stadio.
Aeroporto e centro di planata.

Mostra fotografica nel mese di febbraio.
Mostra d'arte nel mese di novembre.

Jazz festival e gli eventi estivi di giugno e luglio.

Domenica mattina il mercato.

 

 

Chateaurenard.

 Il castello.

  In cima alla collina del Grifone si erge il castello medievale risalente ai secoli XIII e XV, antica fortezza dei Conti di Provenza, classificato monumento storico è restaurato e conservato perfettamente.  Le visite guidate portano a scoprire le sale abitate da Papa Benedetto XIII, la vita quotidiana e il ruolo strategico di questo sito.   Il giro di visita permette di spaziare su di un vasto panorama per catturare tutta la complessità del Pays d’ Arles.   Benedetto XII ultimo papa scismatico di Avignone rifiuta di dimettersi e si rifugia a Chateaurenrd, dove ha vissuto alcuni mesi con la sua corte.   Il giardino è un invito a camminare dentro ad un sito calmo e verdeggiante, predisposto per il vostro piacere.   Con il percorso in cresta potete raggiungere facilmente il picco Chabaud e la Vergine Dorata eretta nel 1867, “ Mi hanno messa a custodia della loro città “ si legge sulla pietra della base. Diversi eventi caratterizzano la vita del castello feudale, come i percorsi notturni, le Castellane e la Festa Medievale.

 Visite guidate

Individuale 
Dal 2 maggio al 30 settembre: Martedì a Sabato: 10:00-12:00 e dalle 14:30 alle 18:30, Domenica: 14:30 alle 18:30. 
 Da ottobre ad aprile: ogni pomeriggio dalle 15h alle 17h, tranne il venerdì.

Gruppi su appuntamento 04 90 24 25 50 


 Collobrieres


Collobrières è un comune del Var, in Provenza-Alpi-Costa Azzurra, 40 km a nord-est di Tolone e una ventina di chilometri dalle spiagge di Le Lavandou, a sud.
Il villaggio di quasi 2.000 abitanti si trova nel cuore del Massif des Maures e le sue foreste che raggiungono i 770 m di altezza e il suo vasto territorio, con una superficie di 112 km², è particolarmente particolarmente verde (foreste, vigneti). È attraversato solo da un torrente, il Réal Collobrier.
Fondata nel 12 ° secolo attorno a un muro medievale che è ormai scomparso, la città si è sviluppata grazie allo sfruttamento delle sue foreste (segherie, fabbriche di tappi di sughero) e della sua metropolitana (miniere di piombo, rame e ferro).
Capitale del castagno, Collobrières ha conservato un aspetto tipico e pittoresco del villaggio provenzale aprendosi con il turismo (escursioni nel massiccio, vicino al litorale, tradizioni popolari e golosi).
Il suo patrimonio e il suo ambiente lo rendono tappa obbligata durante le vacanze nel Var.
Una bella passeggiata nel villaggio permette di scoprire la sua storia e gran parte del suo patrimonio. Dal cuore medievale arroccato su uno sperone a quartieri più moderni (diciottesimo, diciannovesimo) quando la città si sviluppò lungo il Real, strade ripide fiancheggiate da case con facciate arancioni, piazze, terrazze ombreggiate e ciottoli (vicoli di cui il pavimento è coperto di ciottoli) costituiscono un villaggio a forma di cartolina provenzale che viene rivelato al visitatore.
Ci soffermeremo alla chiesa di Saint-Coeur de Marie chiamata anche Nostra Signora delle Vittorie, in stile gotico, eretta dal 1875 al 1878 per sostituire la chiesa di Saint-Pons (dodicesimo, in rovina). Luminosa, la chiesa ha una grande navata, un'abside poligonale e il suo coro è circondato da bellissime opere in legno scolpito. La facciata ha un grande rosone e altezze di altezza, vetrate colorate. Notare il suo portale con frontone ogivale sostenuto da colonne e un timpano scolpito.
Per vedere anche, il municipio del XIX secolo, le piazze Rouget de l'Isle e il municipio fiancheggiato da platani, un ponte di asino del dodicesimo, i resti della chiesa di Saint-Pons.
A circa dieci chilometri dal paese, ma ancora sul territorio comunale, è necessaria una deviazione per il vecchio monastero certosino di Verne, fondato nel XII secolo dai vescovi di Fréjus e Tolone. Isolato ma prospero, con una chiesa romanica di cui rimangono alcune vestigia, la Certosa fu saccheggiata più volte, bruciata e persino smantellata durante la Rivoluzione. Gli edifici caddero in rovina e, anche se furono classificati nel 1921, i suoi resti sembravano destinati all'oblio quando iniziò un'importante campagna di restauro negli anni 80. L'intero sito ha ora riacquistato il suo splendore. antan (chiesa, edifici conventuali, chiostro), e vi si accede da una strada forestale. La certosa ha persino recuperato una porta a serpentina, un marmo vulcanico tipico del Massif des Maures. Alcuni religiosi hanno assunto il posto. Ma le visite sono possibili, così come lo sono i ritiri spirituali. Aperto tutto l'anno tranne gennaio. Informazioni su +33 4 94 43 48 28.
Molte escursioni tematiche sono state tracciate e segnalate per difficoltà e lunghezze diverse (oltre a un percorso specifico nel villaggio stesso). Permettono di scoprire la ricca foresta dei Mori, siti singolari come il Plateau Lambert e i suoi menhir o la cappella Notre-Dame des Anges, e prendere famosi circuiti (GR 9, GR 90 e GR 51). Un sentiero botanico è stato finalmente progettato. Per i ciclisti (ciclismo su strada o mountain bike), sono disponibili percorsi e percorsi specifici. Mappe escursionistiche e informazioni su +33 4 94 48 08 00.
Per lo sport e il tempo libero, per le passeggiate equestri in un'atmosfera "occidentale", contattare +33 6 25 79 41 92. E per una partita di tennis, contattare +33 6 22 80 13 39 per prenotare un tribunale.
A livello culturale, l'Atelier Musée du Santon ripercorre la storia di questa tradizione provenzale. Aperto tutti i giorni tranne il mercoledì. Informazioni su +33 6 43 79 38 25.
Per quanto riguarda il Centro di interpretazione geologica del Massif des Maures, presenta mostre di minerali, rocce e fossili del Var. Aperto da maggio a novembre. Informazioni al +33 4 94 48 08 00
Il terzo fine settimana di maggio, il festival della natura mira a sensibilizzare alla fragilità dell'ecosistema mediterraneo e alla ricchezza del suo patrimonio. In programma, attività divertenti, mostre, conferenze.
A maggio o giugno, in occasione del weekend dell'Ascensione, Trail of the Moors (corsa pedonale attraverso il massiccio).
Domenica prima del 15 agosto, festa delle fontane. Molti eventi commemorano "l'arrivo dell'acqua" nel villaggio nel 1891, ma ora sono dedicati al know-how e ai prodotti dei produttori di vino della città.
La terza domenica di settembre, il Village des Arts organizza numerose mostre (150 artisti sono riuniti, pittori o scultori).
Nelle ultime tre domeniche di ottobre, le feste della castagna offrono un grande mercato di artigiani, produttori e artisti. Animazioni divertenti e musicali sono offerte in parallelo.
Infine, ogni giovedì e domenica mattina, il mercato di Place de la Mairie ti permette di scoprire e assaporare il terroir della Provenza. 

 

Cordes sul Ciel

 

Questa magnifica bastia albigese ha un patrimonio gotico eccezionale. La città alta di Cordes-sur-Ciel ha conservato splendide abitazioni gotiche come la casa del capo falconiere (Grand Fauconnier), casa Prunet e la casa del capo delle cacce reali (Grand Veneur). La passeggiata nella cittadella medievale è un vero incanto, soprattutto perché sulle stradine si affacciano diverse botteghe di artigiani e artisti. Da non perdere!

Le feste del capo falconiere (Fêtes du Grand Fauconnier), che si tengono a luglio, rappresentano un momento importante in cui si respira ancora l'atmosfera del Medioevo.

Una delle sue specialità culinarie come il croccante, sottile miscela di zucchero, albume d'uovo, farina e mandorle, proviene dal Medioevo. Si trova in tutti i buoni dolci cordaises. Situato sul vino AOC Gaillac è una specialità di Cordais Paese. Sempre enologi sono stati attenti a scegliere le varietà più adatte al clima e la terra per produrre un vino di qualità mantenendo tutta la sua specificità. Alcune varietà sono tipiche in vigneti di Gaillac : Mauzac il ondec e "nella el " (pronunciato " lindeloeil " ).

  • Museo di arte moderna e contemporanea:
  • E 'installato nella casa della (monumento storico classificato) Il Grand Fauconnier e offre un incontro unico tra il patrimonio architettonico storico e la creazione artistica. Il museo dispone di quattro camere:
  • Yves Brayer La sala dedicata al pittore (1907-1990) che fu uno dei più grandi pittori figurativi del Novecento.
  • Spazio Verdet raccoglie la donazione fatta nel 2002 da André Verdet e di raccolta comunale di opere contemporanee.
  • Il Meunier Baskine / sala che espone tutto il lavoro di Maurice Baskine e alcune opere di surrealista Francesco Meunier.
  • Ricamo La sala delle tracce di questa attività che ha fatto la ricchezza delle stringhe tra il 1880 e il 1930.
  • Museo di Arte e Storia Charles Portal:
  • Situato alla Porte des Ormeaux, questo museo ha collezioni di oggetti provenienti da scavi sulle stringhe (Wells Hall dal 1954 al 1961) e la sua area (1977-1985).
  • Esso fornisce informazioni per capire meglio la storia e l'architettura della città.
  • Un filmato esclusivo mostra l'interno del misterioso pozzo della sala.
  • La storia della città si trova in tutti i reperti offerti, ma anche nello stesso edificio del XIII secolo.
  • Il museo conserva, tra cui il Ferrat libero, datato XIII secolo, e che racconta in Occitano grandi eventi della città.
  • Museo d'Arte di zucchero, cioccolato Yves Thuriès:
  • Il museo si trova nella parte alta della città alla Camera Prunet. I visitatori possono ammirare molte realizzazioni di zucchero provenienti da diversi metodi di lavoro. Questa mostra permanente e unico comprende centinaia di pezzi realizzati dal team del miglior artigiano di Francia: Yves Thuriès.
  • Nella decorazione di illuminazione originale accuratamente studiato, due grandi sale d'esposizione insieme a vetrine di capolavori di zucchero e cioccolato in tutte le forme e dimensioni.
  • Arte e artigianato:

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  • Cordes-sur-Ciel, misteriosa e segreta, ha conquistato il cuore degli artisti e artigiani che hanno trovato nelle sue mura cariche di storia, autenticità e un clima favorevole alla ispirazione e creazione.
  • Trenta artisti e artigiani si stabilirono per l'anno in città. Scopri i loro laboratori, vedere la tradizione dal vivo, vedere la nascita di innovazione nella ricerca di mani, vedere lo spirito di trasformare il materiale per creare opere e dare sostanza ai sogni degli uomini. Venite a incontrarli nel loro laboratorio e condividere le loro passioni!

 

Digne-les-Bains.

 

Situata alla confluenza delle acque calde e del fiume Bléone, Digne-les-Bains è reputata dall'antichità per le virtù terapeutiche delle sue acque.
E' oggi una stazione termale molto frequentata. Con Manosque, Digne è la principale città delle Alpes-de-Haute-Provence. E' una tappa della Route Napoléon, che vi passò nel marzo 1815.

Digne-les-Bains resta una delle capitali della lavanda dove si ritrovano ogni anno i grandi della profumeria e degli oli essenziali per delle giornate internazionali.

Breve storia di Digne les Bains

Centro idrominerale e termale già noto a Plinio il Vecchio nel I sec. a.C., la cittadina di Digne-les-Bains è la testimonianza vivente di una storia millennaria. In una campagna dominata dell'olivo e della lavanda, si trovano infatti numerose vestigia romane e siti d'interesse archeologico e geologico.

Cosa vedere
La cttadina termale di Digne-les-Bains vanta, curiosamente, ben due cattedrali ed altrettante stazioni ferroviarie. Una visita a Digne non dovrebbe omettere:
- la cattedrale romanica di Notre Dame du Bourg (all'estremità orientale della città)
- il Musée Alexandra David-Néel, scrittrice, esploratrice, anarchica e filosofa (1868-1969) che qui trascorse gli ultimi anni della sua vita (il museo è situato 1 km fuori città in direzione Nizza)
- le Thermes de Digne-les-Bains (aperte da metà febbraio agli inizi di dicembre)

Eventi
Nell'ultimo fine settimana di agosto, per cinque giorni a Digne-les-Bains ci celebra la lavanda, che cresce rigogliosa nei dintorni. Questo Corso della Lavanda prevede sfilate di carri decorati di lavanda e accompagnati da esibizioni di musicisti, e intrattenimenti vari

Il Treno delle Pigne
Prende questo nome dalla sua lentezza. Se si crede alla leggenda, i passeggeri potevano scendere dal treno in marcia per fare le loro provviste di pigne... Ha ripreso servizio nel 1980 e collega quotidianamente Digne-les-Bains a Nizza. Da maggio ad ottobre, la locomotiva a vapore assicura i collegamenti la domenica nella parte centrale del percorso, tra Puget-Thénier e Annot, per pochi privilegiati.

 

Fontaine de Vaucluse.

  Fontaine de Vaucluse è probabilmente uno dei siti più visitati in estate, le strade sono letteralmente invase dalla folla, questo successo è dovuto soprattutto alla sorgente impressionante che scorre ai piedi di una rupe alta 230m.

Questa fontana è la più grande di Francia (e la quinta nel mondo), con un flusso annuale di acqua di 630 milioni di metri cubi.

 Le sue acque color smeraldo calme in estate diventano spettacolari durante le piene (in autunno e primavera): 90 m3 al secondo si gettano nel letto della Sorgue.

 In tutte le stagioni fonti secondarie alimentano il fiume per creare una bellissima riviera ombreggiata da platani enormi.

Fontaine de Vaucluse ha il privilegio di dare il nome al dipartimento, la sua etimologia deriva da 'Clausa Vallis' la sua curiosità geografica, ovvero: Valle Chiusa: Vaucluse.

 Questo sito è davvero pittoresco, questa profonda valle con un paesaggio costellato di grotte e valli, ha ispirato molti artisti, i più famosi: Frederic Mistral, Petrarca e René Char. Essi sono stati sedotti dalla bellezza del luogo e incantato dalle passeggiate lungo la Sorgue e dalle sue sponde verdi.

 

 Luoghi storici, musei da visitare e vedere:
Rovine del Castello dei Vescovi di Cavaillon, XIV secolo
Chiesa di San Veran stile romanico del XI secolo

Rovine di un canale romano sur la Sorgue.

L’ Ecomuseo di Santon e delle tradizioni della Provenza

Il Museo di Storia della libertà 1939-1945


 Forcalquier.

  Forcalquier si trova tra le montagne di Lure e del Luberon, a bordo della via Domizia. "". Il suo nome significa sia " origine della roccia " o, più probabilmente “Four à chaux ".

 Questa è una città storica costruita a piani semi concentrici piano sul lato di una collina.
 La Cittadella, il centro della città, è un insieme di fortificazioni, coronata dalla cappella di Notre-Dame-de-Provence.

 La città vecchia pittoresca, risalente al XIII secolo, è fatta di strade e piazze, strette e ha una ricca architettura.
 Fu allora che la città ha raggiunto la sua più alta densità, con probabilmente circa 10 000.

La Cathédrale Notre Dame du Bourguet à Forcalquier : domina l’ ingesso della città, riconoscibile per il suo campanile, è uno delle prime costruzioni gotiche di queste zone della Francia, da vedere all’interno l’innesto dell’ architettura gotica nel romanico, da ammirare il suo grande organo.

Le Cimetière de Forcalquier

Le Couvent des Cordeliers à Forcalquier : restaurato negli anni 60 ha nuovamente il suo aspetto originale, attualmente è sede dell’ Università Europea dei Profumi e dei Sapori.

Le Village de Lurs : villaggio restaurato con gusto, posto su di uno sperone che domina la Durance, la pianura di Valendole, le prealpi e il paese di Forcalquier.

 Les pigeonniers de Limans : in questo villaggio si trovano monumenti e architettura originale del XV secolo.

L'église de Cruis : nel cuore del villaggio, classificata monumento storico, si possono ammirare una pietra scolpirta del VI secolo, una pala in legno dorato del XVII secolo magnificamente restaurata ed il chiostro gotico.

 L'Église Notre-Dame de Lure à Saint-Étienne-Ies-Orgues abbazia costruita nella solitudine  delle Montagne de Lure.

La Via Domitia, antica via militare romana e grande asse di comunicazione tra l’ Italia e la Spagna.

Le Prieuré de Salagon : antica abbazia benedettina, oggi conservatorio etologico dell’ Alta Provenza. www.musee-de-salagon.com

Le Château de Sauvan : "petit Trianon de Provence", raro esempio di architettura classica in Provenza, i restauri hanno ridato vita al castello, ora arredato e visitabile, vasto il parco ombreggiato con un grande lago.  .

La Rotonde de Simiane : donjon datato XII secolo, che da il suo nome e la sua identità al villaggio di Simiane. www.simiane-la-rotonde.fr

Le Monastère Notre-Dame de Ganagobie : monastero edificato su di un altipiano nella metà dell’ X secolo. www.ndganagobie.com

 

Fos sur Mer.   

   Hauture è il nome dello sperone roccioso di Fos-sur-Mer che con l’altezza di 32 metri domina l’Etang de Berre.

   Menzionato nel 923 il Castrum de Fossis, è uno dei castelli più antichi della Bassa Provenza, verrà profondamente modificato nel XIII secolo.

   Assicurava la sorveglianza delle vie marittime,fluviali e delle saline.

 


Baume Nord.

   Questa costruzione rupestre, abitata dal XII al XV secolo è formata da due parti, la più grande era l’abitazione, l’altro pezzo era riservata al lavoro.

Porte Nord.

   E’ l’entrata principale del castello, con una volta ad arco pieno e due serie di arcate asesto acuto, era accessibile tramite una rampa costruita nel XV secolo a sostituire una piccola passerella che attraversava un fossato.

Donjon.

   Dall’alto dei suoi 14 metri la torre non solo era simbolo del signore locale, ma anche una torre di guardia che faceva segnali di fumo di giorno e col fuoco la notte. Fu costruita tra il 1200 ed il 1220, le sue mura sono molto spesse tra i m. 1,50 e 1,80, sono inseriti una dozzina di archi ed era sormontata nella parte sud da passerelle in legno. Ai suoi piedi possiamo trovare le basi di una piccola torre del X secolo, vestigia di un primo castello.

Tour Nord.

   Costruita all’inizio del XIII secolo, questa torre di guardia alta 15 metri, è stata costruita di sbieco rispetto alle mura e a cavallo di esse, una porta a volta fa da passaggio per il donjon

Porte Sud.

   Con una volta ad arco pieno come la porta nord. era proterra da 6 merli ed un cammino di ronda, ed era interrata per tre quarti, il suo accesso portava alla borgata.

Eglise Saint-Sauveur

   Menzionata dal 923, questa chiesa romanica fu edificata dai signori di Fos. Ha la particolarità di possedere due volte ad arco pieno, la prima a nord datata X secolo, la seconda costruita con pietra da taglio datata XII secolo, con un arco di 9 metri alla chiave di volta.

   Benchè sia stata restaurata più volte, ha conservato le linee dell’arte romano-provenzale.

   Questa chiesa faceva parte di un gruppo di 5 edifici religiosi di Fos durante il medio evo, Notre Dame de la Mer è il solo altro edificio rimasto, all’entrata sud della città, fu costruita nel XII secolo al centro di una necropoli.

Versant Est.

   70 sili sono stati ricavati dentro la roccia, grossolanamente allineati, di forma ovoidale, chiusi da una pietra piatta, essi assicuravano la conservazione dei cereali. Chiusi nel XI secolo sono stati riaperti e venivano usati per la conservazione delle derrate alimentari  e degli oggetti di vita quotidiana.

   Posteriormente ai sili si trova la necropoli che comprende un centinaio di tombe di tutte le taglie, scavate nella roccia, nella terra oppure a scrigno, anche sovrapposte. Il cimitero fu abbandonato nel XIV secolo.

  Visita libera tutto l’anno, su prenotazione per i gruppi.

Monuments de l’ère industrielle.

  La vicinanza di una grande zona industriale-portuale è stata valutata con profitto al fine di sviluppare un turismo industriale.

   Le visite a bordo del battello Cisampo (capacità 96 posti) sono organizzate per tutto il periodo dell’anno, il bacino di Fos-sur-Mer e Port-Saint-Louis-du Rhône accolgono le più grandi navi del mondo.

   La visita permette di prendere coscienza dell’importanza e della diversità del traffico del Porto Autonomo di Marsiglia, comprende un passaggio nei differemti terminali, petroliero, minerario, containers, durata della visita 1h 30

 



 Goult


Goult è un piccolo villaggio nel dipartimento di Vaucluse, nel cuore del Parco Naturale Regionale del Luberon. Si annida nel Monts de Vaucluse, vicino ad attrazioni turistiche come GordesRoussillon e la sua ocra, Lacoste e il suo castello del Marchese de Sade o Bonnieux e Ménerbes.
Gli amanti delle vecchie pietre saranno immediatamente sedotti dai piccoli vicoli di Goult e non la sua architettura tipica della città del sud della Francia. Ricco di case in pietra e ocra, il villaggio di Goult ha un certo fascino, arricchito dalla presenza di vari monumenti pieni di interessi. Intorno al paese, ulivi, querce, piantagioni agricole e altri bellissimi paesaggi sono un riflesso di tutta la splendida campagna provenzale in questa parte del paese.
Situato in posizione ideale, il villaggio di Goult possono trovare vicino alle più belle città della regione come L'Isle-sur-Sorgue, Aix-en-ProvenceOrangeArles o Marsiglia.
Goult, incantevole borgo in pietra situato nel cuore del Luberon, ha un ricco patrimonio architettonico e culturale tra i più interessanti.
Situato sulle colline del villaggio, proprio dietro il castello, il mulino di Gerusalemme è un mulino a vento del almeno al XVIII secolo. Deve il suo nome alle crociate che in precedenza partecipato i signori di Agoult. Il monumento offre una vista mozzafiato sulla valle Calavon.
Situato sotto il paese, nella frazione di luci, la Madonna delle Luci è diventata un importante pellegrinaggio, dopo la miracolosa apparizione di luci a metà del XVII secolo. Il sito si compone di un santuario e di una cappella in cui è montata una Madonna Nera in processione ogni 15 agosto.
Antico dolmen sepoltura Ubac è stato scoperto per caso a metà del 1990. Gli scavi hanno portato alla luce la tomba di quattro persone sepolte nel periodo neolitico.
Dominata dal suo castello duecentesco, ora privato, l'antico borgo era un tempo protetta da un muro fortificato. Si possono ancora vedere i bastioni della parte settentrionale, scavato nella roccia.
Passeggiando per il centro storico di Goult, si può godere di diversi resti antichi, come la torre dell'orologio, una fontana con un lavaggio, o ammirare i vicoli, case e altri negozi di artigianato provenzale.
Stile romanico, la Chiesa di San Sebastiano è stata costruita nel XII secolo. Ospita ancora oggi una bellissima pala d'altare barocco.
Intorno al paese, sentieri escursionistici e percorsi botanici permettono altri di apprezzare lo splendido scenario del Parco Naturale Regionale del Luberon. 

 

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Grignan.

 

Il Castello.

   L’antica fortezza risalente al medioevo diventa nel XV secolo il più grande castello del Rinascimento del sud-est.

 

Il Villaggio.  

  La storia di Grignan si confonde spesso con la storia del castello, il borgo rurale menzionato nel 1105, si sviluppa nei secoli XIII e XVI sotto la spinta della famiglia dei Adhémar de Monteil, il cui ramo cadetto ( gli Adhémar de Grignan) ne possiederà definitivamente la Signoria dal 1239.

   Il villaggio costruito ai piedi del castello resterà dentro le mura fino verso la fine del XV secolo quando cominciano le estensioni dell’aglomerato urbano.

  Tra il 1535 ed il 1542 viene costruita la collégiale Saint-Sauveur ed il castello viene trasformato da antica fortezza medioevale in un sontuoso palazzo del rinascimento ( 1543-1557)

   Il villaggio ed il castello conoscono un nuovo momento di gloria nel XVII secolo con Francois de Castellane Adhémar conte di Grignan, che per circa mezzo secolo eserciterà la funzione di tenete Generale e Governatore della provincia.

   Il suomatrimonio con Francoise Marguerite de Sévigné nel 1669 sarà all’origine della celebre corrispondenza epistolare intercorsa tra la marchesa de Sévigné e sua figlia, la contessa di Grignan.

   Nel XVIII secolo il ricordo della signora de Sévigné e della sua gloria letteraria, salvano il castello di Grignan dalla rovina e dall’oblio.

   La modernizzazione del villaggio nel XIX e XX secolo accompagnerà lo sviluppo economico, con un occhio di riguardo per la cautela del suo patrimonio architettonico e per la qualità dei suoi paesaggi. 

 

I villaggi.

   A partire dal XI secolo con la cristianizzazione delle popolazioni della campagna, i primi gruppi si formano nella pianura, attorno ai priorati e lungo le vie di comunicazione, oppure vanno ad occupare i vecchi siti dell’epoca romana ( Priorati fortificati di Sarson e de la Tourette, site du Grand Cordy…)

   Il villaggio dei laterizi costruito al’inizio del XVIII secolo si è sviluppato nel XIX secolo grazie ai giacimenti di argilla e all’arte della fabbricazione delle tegole.

 

Una terra con i colori della Provenza.

   Un paesaggio verde aperto, dove le colture ed i boschi si alternano, la vista sul Mont Ventoux, su les Dentelles de Montmiral, le montagne de la Lance, sulla valle del Rodano ed i monti dell’Ardeche.

   Una terra con i colori ed i sapori della Provenza da gustare in tutti i periodi dell’anno.

   Un patrimonio storico preservato con l’iscrizione del sito di Grignan nella zona di protezione del patrimonio architettonico urbano e paesaggistico.

 

   Le abitazioni isolate (ferme, grange, ou mas) presentano un’architettura diversificata e con inventiva delle forme, un’architettura tirata dal suolo, adattata alle contrarietà del clima,rispondente alle esigenze dell’economia rurale tradizionale, perfettamente integrata nell’ambiente.

   A Grignan e nella Drome Provencale, troviamo le case di terra, a base rettangolare, col tetto a due falde, abitate da animali e persone, al piano terra la stalla, il deposito attrezzi e il locale comune che fungeva da sala e cucina, al piano superiore le camere e il fienile.

 

   Un’altra trcnica di costruzione della zona e la pietra a secco, iniziata con i siti fortificati dell’età del bronzo e dell’eta del ferro, anche per la facile reperibilità del materiale.

 

I giardini Sévigné.

   I giardini Sévigné, opera di Françoise Vergier, sono stati realizzati su mandato statale, in occasione del trecentesimo anniversario della morte di Mme de Sévigné nel 1996. Quyesti giardini sono una metafore del ventre della madre e della figlia Françoise-Marguerite de Sévigné, contessa di Grignan, la relazione complessa delle due donne ha dato forma al dedalo di questo giardino.

 

Mercati.

   Tutti i martedì sulla place du Mail, dalle 8 alle 12 in inverno e dalle 7,30 alle 13,30 in estate.

   Mercato notturno nei mesi di luglio e agosto nelle vie del villaggio.

   In primavera la fiera agricola con 250 espositori.

Campings.

Les Truffières*** Camping, mobil homme Tél. 04 75 46 93 62 
Site : 
www.lestruffieres.com

Camping municipal Camping, caravaning 
Tél. 04 75 46 50 06 (mairie)

 

Grospierres.

    Villaggio situato ali bordi della valle du Chassezac presso la sua confluenza con l’Ardèche.

   Da visitare la meravigliosa risorgiva vauclusienne de la Font Vive, in un sito calmo e ombreggiato,  i numerosi dolmen e il vecchio villaggio du Chastelas.

 

Il castello di Gordes, un balcone sulla Provenza.

 

Gordes è un bellissimo borgo antico, che rimane arroccato sul bordo meridionale dell'alto Plateau de Vaucluse.
La pietra dei suoi edifici costruiti in stretto contatto, che sembrano sovrapporsi alle rocce e tra di loro in una disordinata armonia, sono fatti di una pietra color beige che si illumina di arancione con il sole della mattina. La vista da sud è uno dei panorami più suberbi della Provenza, con Gordes che rimane circondato dai campi, boschi e piccoli villaggi arroccati sulla Montagne du Luberoncon e con il castello del dodicesimo secolo che svetta imponente su tutta la città e la vallata.

Gordes si può visitare in qualsiasi stagione. Il suo fascino muta con il variare dei colori della vegetazione e del cielo. In estate può essere un ottimo spunto per trascorrere una serata al fresco della collina e sfuggire alle temperature torride della pianura provenzale, mentre in inverno se la nebbia attanaglia le vallate, Gordes emerge luminoso con le sue case di pietra dorate dai raggi del debole sole. La primavera è un altro ottimo periodo, quando la Provenza si ricopre di fiori e la calda luce valorizza l'impatto visivo del borgo medioevale di Gordes.

Il nome "Gordes" deriva dalla parola celtica "Vordense". Vordense è poi evoluta nel tempo nel nome attuale di Gordes.
La vista da nord del castello mostra sia le parti antiche che le ristrutturazioni di epoca rinascimentale. Era il 1031 quando un castello fu costruito sulla montagna e usando la parola latina "castrum" nacque "Castrum Gordone".
Nel 1148 si aggiunse nei dintorni l’Abbazia di Sénanque, e la città assunse sempre più importanza, ma poi furono i lavori del rinascimento che modellarono il castello di Gordes nel 1525, trasformandolo nella grande attrazione turistica che è oggi.

Tutti gli edifici in Gordes sono fatti di pietra e fanno di terracotta su’ tetti. Per preservare la struttura antica le recinzioni non sono ammesse, e si deve fare uso solamente di muri in pietra. Per la gioia dei fotografi l'energia elettrica e tutti i cavi telefonici sono stati messi in condotte sotterrane. In più tutte le strade sono lastricate di pietre, dando un tocco in più al sublime paesaggio storico.
Uno dei punti panoramici più belli di Gordes si trova lungo il percorso che dalla autostrada A7 conduce al borgo medioevale. Per arrivare a Gordes l'uscita della A7 (tratto Marsiglia-Avignone) consigliata è Cavaillon, che si raggiunge oltrepassando il fiume Durance. Da qui si gue il percordo della D2 che conduce a Robion, all'incrocio con la N100 a Coustellet, ma poi si presegue ancora sulla D2 fino alla periferia di Gordes. Ad un certo punto la D2 piega verso destra, e alla rotonda invece di proseguire a Gordes, si svolta a sinistra, dove si possono trovare molti punti panoramici per contemplare un vista fantastica sul centro di Gordes.

Una volta alla settimana,più precisamente il martedì mattina, a Gordes è giorno di mercato. Questo è un ottimo momento per visitare la città e vedere i prodotti tipici della Provenza. In una giornata di mercato oltre che godervi i vicoli, gli scorci imprevisti e suggestivi del borgo, affronterete le bancarelle dei mercanti provenzali dove vi verrà offerto cibo, vestiti, strumenti musicali , artigianato della Provenza, decorazioni, e molto di più.
Salendo le stradine tortuose arriverete al castello.
Del nucleo primitivo del Castrum Gordone rimangono solamente due torri, coronate da piombatoi, ben visibili lungo la facciata nord. Al primo piano del castello troviamo una superba sala lunga ben 23 metri e dal soffitto in legno. Qui è posizionato un magnifico camino, che fu scolpito nel 1541 in bello stile con delle nicchie che dovevano ospitare delle statue.
Il castello ospita anche im museo Vasarely, aperto negli anni '70.
Cinque stanze furono messe a disposizione di Victor Vasarély per il suo "Museo Didattico" (Musée didactique) come riconoscimento per avere contribuito ai costi di restauro. Il pittore ungherese (nato nel 908) è uno dei più importanti artisti del Costruttivismo.

Da visitare nei dintorni di Gordes.
Le attrazioni turistiche principali della zona sono il Village des Bories e l'abbazia di Sénanque, quest'ultima copertina di quasi tutte le guide della Provenza, per le sue coltivazioni di lavanda (vedi foto).
Gordes si trova infatti in una regione del Vaucluse con molti edifici interessanti in pietra a secco Bories, in un certo senso degli equivalenti dei nostri trulli pugliesi. Ce ne sono nelle campagne, nelle immediate vicinanze del villaggio, tra cui un gruppo famoso chiamato i tre soldati .
Appena accanto a Gordes, ad occidente, si trova il Village de Bories, un antico borgo con tutti edifici in pietra a secco: un incredibile collezione di case, muri, fienili e una varietà di altre strutture , tra cui un negozio del periodo della fabbricazione della seta.
Il Village des Bories rimane aperto dalle 09:00-17:30, e costa circa 5 euro per adulto.

Ancora vicino a Gordes, si trova Fontaine-de-Vaucluse. Il principale punto di interesse è la sorgente della Sorgue che si trova ai piedi di una rupe alta 240 metri, e stupisce per la sua imponente portata. A nord, ancora in Valchiusa (Vaucluse), ma non più sullo stesso gruppo di colline, si trova il celebre Mont Ventoux, soprannominato il "Gigante della Provenza" a causa della sua dimensione imponente, un prestigiosa località legata al ciclismo su strada che spesso viene visitato dal Tour de France.

 

Labastide de Virac.

     Classificato “villaggio di carattere” il paese beneficia della sua posizione sulla riva destra dell’ Ardèche, e posside un patrimonio geologico e archeologico invidiabile.

   La vocazione del villaggio è essenzialmente rurale, i suoi vini denominati Côtes du Vivarais sono classificati AOC.

   La sua vocazione per la coltura del baco da seta viene proposta nel museo della seta, i suoi gelsi centenari ricordano il passato glorioso.

   Più lontano verso les Gorges de l’Ardèche, le case di fango riprendono vita, il 3 marzo 1944 una divisione di SS venuta da Nimes brucia le case e fucila sul luogo gli abitanti, dove è stato eretto un monumento alla memoria.

Le Château des Roure

   Castello del XV secolo, classificato monumento storico, fu testimone delle guerre di religione nel Vivarais, fu costruito per sorvegliare il passaggio di Pont d’Arc.

 

Lagorce.

    Villaggio arroccato su di uno sperone di roccia, Lagorce non manca di carattere, prendete il tempo di una passeggiata nei suoi sentieri ombrati, seguendo le tracce di un passato medioevale che ritroviamo passo a passo alla scoperta di un’architettura tradizionale preservata e accattivante.

   Nel centro del villaggio all’ecomuseo Ma Magnanerie ritroverete il tempo della seta, con le guide che vi accompagneranno nell’universo appassionante della seta.

   Lagorce è anche un sito eccezionale con i suoi 7000 ettari di nataura salvaguardata, vi offre uno spettacolo magnifico che potete scoprire attarverso i suoi sentieri per le passeggiate che vi porteranno nei boschi naturali, nei piccoli raggruppamenti di case ben conservati.

   Nel sentiero botanico, circuito pedestre nel bosco di Adiude in prossimità del villaggio, si possono notare le ampie varietà di piante ed arbusti che si sviluppano.

   Nel villaggio troviamo anche i prodotti locali come vino, olio d’oliva, formaggio di capra, miele…, la gallerie Domaine de Coucouzac e Mirabilia, il museo della seta Ma Magnanerie oltre che buoni ristoranti e bei negozi di artigianato.

   Lagorce si anima poi durante la festa della seta ( maggio ) il Festival dell’Arte dei Corpi (giugno ), per la festa del Libro ( agosto ), la festa votiva, il 15 agosto.

   A disposizione si trovano delle guide che vi accompagneranno per la visita al villaggio, al museo della seta e sul sentiero botanico.

 


 Les Beaumettes


Di fronte al massiccio del Luberon, ai margini dell'antica Via Domitia, il comune di Beaumettes si trova sotto una piccola collina, dove possiamo ammirare "Les Beaumes". Queste cavità naturali sono state probabilmente usate come rifugi o case poiché il Neolitico fu trasformato in case troglodite ancora abitate oggi ...
L'antico francese significa con le parole beaume o baumettes, dal latino balma, balmeta, le grotte scavate nella roccia che sovrasta il villaggio e gli hanno dato il suo nome, la cui sillabazione era lunga Baumette. È in questa forma che appare su vecchie mappe e libri.
Le cavità naturali, anche se sono state un po 'dimenticate in tempi diversi, non saranno mai abbandonate. Usando queste cavità naturali, le abitazioni troglodite hanno ospitato le prime civiltà umane nei cinque continenti.
È un'architettura intimamente legata al respiro, alla sua forma e alla sua durata. Semplici rifugi, annessi, alloggi confortevoli, colombaie, torre difensiva entrano in tutte queste forme e sono ancora oggi abitate.Nel centro del paese si trova una cappella medievale (1635) forniti agli abitanti dei villaggi dal barone Autric Da Ventimiglia, che serve come una sala espositiva, e ammirare il bellissimo gémail l'occhio del toro. La Chiesa dell'Annunciazione, molto più recente, risale al 1870.
Situato nel cuore della natura, il nostro villaggio offre diversi piccoli sentieri escursionistici e non devi essere un abile camminatore per renderti felice. Potrete ammirare le numerose "terrazze" o terrazze che sono state viste ovunque nel corso del XVIII secolo e che hanno permesso di creare cuscinetti orizzontali per soddisfare il crescente bisogno di terra arabile.


A pochi chilometri da Les Beaumettes troviamo Il Dolmen di Ubac
Il dolmen di Ubac è stato scoperto nel 1994 durante un'alluvione di Calavon. Il sito originale si trova a 500 m a valle del sito del suo ritorno, in un luogo molto erodibile.
La costruzione del dolmen avvenne all'inizio del neolitico tardo, tra il 3300 e il 2900 aC. JC. Durante il suo uso, che durò al massimo 500 anni, la camera sepolcrale fu progressivamente riempita da sedimenti infiltrati attraverso le lastre. Questi contributi di terra hanno fossilizzato quattro diversi periodi di occupazione. Questa sepoltura ha dato il benvenuto a circa cinquanta defunti di tutte le età e sesso. 
Il trasferimento di strutture archeologiche ha permesso di preservare un patrimonio raro, che si trova a 500 metri dal luogo della sua scoperta, rispettando la sua vicinanza al torrente Calavon e il suo orientamento.

La ricostruzione del monumento neolitico richiedeva quindi numerazione, attento smontaggio e rimontaggio fedele pietra su pietra della sua struttura preservata. Per restituire le pietre del tutto complementari sono stati recuperati nei pressi del sito originale, come fecero i nostri antenati, utilizzando la risorsa locale di rocce affioranti formata lì 20 milioni anni sotto il mare.

Con questo progetto di valorizzazione, le pietre, semplici tracce sepolte, diventano così testimoni di un'attività umana, di un sito e della sua storia. 

 

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Les gorges de l'Ardèche.

    Per la qualità dei suoi siti e dei suoi paesaggi, l’ Ardèche è oggi una delle destinazioni turistiche più apprezzate.

   Passati oltre Vallon Pont d’Arc la cui notorietà ha passato le frontiere dell’Europa troviamo un’ Ardèche sontuosa, selvaggia, accogliente.

   Troviamo le località di Vans e i paesi degli ulivi, Joyeuse con le sue magnifiche vie antiche, L’Argentiere con i suoi monumenti storici, Ruoms vicina alle gorge, Aubenas situata nel cuore dell’ Ardèche meridionale, Vals Les Bains con la sua rinomata stazione termale, Privas prefettura del dipartimento e capitale del marron glacé, Annonay capitale della mongolfiera, Tournon piccola città commerciale molto animata, paesi che ci permettono di vedere le molteplici facciate del dipartimento.

 I principali siti da scoprire in Ardèche.

   Tra Vallon Pont d’Arc e Saint Martin d’ Ardèche selvegge e impressionanti, lunghe 35 chilometri troviamo le Gorge dell’Ardèche, classificato riserva naturale nel 1980, grazie ad un’evoluzione geologica di 110 milioni di anni.

   Nella struttura calcarea della roccia il fiume ha scavato caverne, grotte, canyon come le cirque de la Madeleine o strutture come le Pont d'Arc, un superbo arco di 66 metri.

   La discesa delle gorges con le sue 25 rapide si può fare in canoa, a piedi o percorrendo la strada turistica a strapiombo su questo magnifico patrimonio naturale.

 Le bois de Païolive.

   In prossimità di Vans troviamo le bois de Païolive foresta di rocce pietrificate e querce bianche che si estende su 16 chilometri.

   Forma un insieme di labirinti plasmati dall’erosione che ha scavato immense falle, questo misto tra minerali e vegetali ha creato forme tormentate, vere sculture naturali.


La cascade du Ray-Pic.

   Classificate come sito dal 1931, le cascate  du Ray-Pic si elevano per ben 60 metri nel bel mezzo di rocce basaltiche, sono situate sulla D 215 tra Burzet e Lachamp Raphaël.

   Le sue sponde si trovano in pieno nelle colate laviche, troviamo traccia di colate datate 35000 anni.
 

 Le Mont Gerbier-de-Jonc.

  Il monte Gerbier-de-Jonc svetta dalla pianura con i suoi 1551 metri di altezza, mezz’ora di marcia permette di arrivare alla cima per scoprire una veduta eccezionale.

   Su questo monte ci sono le sorgenti della Loira.

La grotte Chauvet.

  L'Ardèche possiede sul suo territorio più di un centinaio di grotte e anfratti. Le grotte Chauvet, scoperte nel 1994 a Vallon Pont d’Arc, sono le più antiche caverne decorate del mondo con più di 400 pitture rupestri datate 30000 anni.

 Les vignobles d'Ardèche.

   Le vigne e di conseguenza il vinodell’ Ardèche sono la primaria risorsa agricola della zona.

 

Le Grau du Roi / Port Camargue.

   In parte è grazie al Rodano che è nato il comune di Grau du Roi, il termine “grau” deriva dal latino gradus che significa passaggio. In effetti nel 16° secolo in seguito a nubifragi il Rodano entra nelle acque del Repausset, creando un passaggio marittimo tra Aigues Mortes ed il mare. La popolazione locale ha costruito tra il mare e il termine di tale passaggio due moli in pietra, così è nata la cittadina, riconosciuta autonoma solo dal 18 luglio 1879.

   Nel 1900 era ancora un piccolo villaggio di un migliaio di abitanti e, la pesca era in gran parte la risorsa della popolazione.

   Lo sviluppo turistico è arrivato grazie alla ferrovia.

   Dopo la seconda guerra mondiale il villaggio ritrova poco a poco il suo aspetto di villaggio di pescatori e la sua aria pittoresca si integra perfettamente in seno alla Camargue.

   La realizzazione di Port Camargue ha dato un nuovo impulso al comune, ai nostri giorni il comune ha poco più di 8.000 abitanti, ma ha una capacità ricettiva di 90.000 persone.

Il turismo e la nautica con la pesca sono le maggio maggiori risorse del  paese. 

 

L’Isle-sur-la-Sorgue, la Venezia del Comtat.

L’isle-sur-la-Sorgue era costruita su palafitte, e gli abitanti vivevano essenzialmente di pesca. Grazie ai numerosi corsi d’acqua che attraversano la città si svilupparono fabbriche di tessuti nel XVII secolo, manifatture di seta nel XIX secolo e cartiere nel XX secolo. Il patrimonio storico dell’Isle-sur-la-Sorgue illustra l’importanza che ebbe la città per il Comtat Venaissin nel XIV secolo. La città è conosciuta a livello internazionale per la presenza di 300 antiquari e rigattieri .

DA VEDERE :
La Collegiale Notre Dames des Anges del XIII secolo, l’interno in stile barocco è magnifico.
La farmacia dell’ospedale del XVIII secolo espone una collezione di vasi in maiolica di Moustier.
L’Hotel Donadei de Campredon del XVIII secolo. Diventato museo, ospita esposizioni a livello mondiale ( Poliakoff, Dufy, Miro ...).

 

Les Gorges du Verdon.

    Le Gorge du Verdon sono un sito unico in Europa, situate nella Regione Provence Alpes Cote d’Azur a cavallo dei dipartimenti del Var e des Alpes de Haute Provence, a sole due ore da Marsiglia.

  Il Verdon è un paese dai mille colori e profumi, lì troviamo le sue gorges millenarie, il lago di Sainte Croix ed il selvaggio Lago d’Esparron, ma possiamo vedere anche vigneti e campi di lavanda che profumano la Provenza.

  Il Verdon è giustamente considerato come il più bel canyon d’Europa, con visitatori che arrivano da tutto il mondo, nel 1990 è diventato sito naturale protetto e rientra nei Grand Site de France.

   Il Verdon è anche una regione di villaggi come Valensole, Riez Aiguines e il pittoresco Bauden, luoghi tipici con paesaggi indimenticabili.

 Storia del Verdon.

   Durante il Triassico la Provenza era ricoperta dal mare che depositava strati diversi di calcare, nel giurassico il mare era diventato poco profondo a caldo che facilitava il moltiplicarsi dei coralli. Durante il cretaceo la Bassa Provenza emege dal mare e si formano le basi delle attuali alpi che si erigono durante l’era terziaria, la frattura dei calcari del periogo giurassico forma i rilievi e le valli, è in questo periodo che il Vrdon traccia il suo corso.

   Nel quaternario le glaciazioni trasformano i corsi d’acqua ed i laghi in ammassi di ghiaccio che modellano il paesaggio. Alla fine di queste glaciazioni le acque dei fiumi continuano la loro esrosione e il Verdon crea il suo letto dentro ai sedimenti calcarei corallini.

 Geografia.

   Le sorgenti del Vrdono sono nei pressi del col d'Allos che si trova nel massiccio des Trois Evêchés (2819 m) e si getta nella Durance nei pressi di Vinon-sur-Verdon dopo aver percorso 175 chilometri.

   Il percorso più interessante si trova tra Castellane ed il Pont du Galetas sul lago le Sainte-Croix, lago atificiale creato nella piana di Salkles-sur-Verdon con la costruzione della diga de Sainte-Croix nel 1973.

   Con la costruzione della diga il vecchio paese di Salles è stato evaquato e distrutto, ed è stato ricostruito più in alco con concezione moderna, è il più giovane villaggio di Francia.

   Le gorges du Verdon per un buon tratto fanno da confine tra i dipartimenti del Var a sud, e les Alpes-de-Haute-Provence a nord.

   Il tratto tra castellane ed il lago di Sainte-Croix viene denominata Gorges du Verdon ed è divisa in tre parti ben distinte:

-          le Pregorges che vanno da Castellane e Ponte de Soleils,

-          le Gorges che vanno da Ponte de Soleils a l’Imbut,

-          il Canyon che va da l’Imbut al Pont de Galetas.

   Le Gorges du Verdon sono strette e profonde:

da 250 a 700 metri di profondità e da 6 a 100 metri di larghezza lungo il corso del Verdon e da 200 a 1500 metri alla sommità delle gorge.

 Mercati.

Martedì: Esparron de Verdon, Grèoux-les-Bains

Mercoledì: Castellane, Riez, Saint Andrè des Alpes, La Palud sur Verdon,

Giovedì: Allemagne en Provence, Grèoux-les-Bains, Les salles sur Verdon.

Venerdì: Moustiers Sainte Marie, Quinson, Aiguines, Esparron de Verdon

Sabato: Castellane, Riez, Saint André des Alpes, Valensole,

Domenica: Bauduen, Vinon sur Verdon.

 

Les Baux-de-Provence.

 

Un villaggio incantato

Les Baux-de-Provence non è uno dei paesi più conosciuti della Provenza ma è certamente uno dei più belli. E' un villaggio a picco su una rupe, in parte dominato da rovine, da cui si ammira uno straordinario panorama che nelle giornate più limpide arriva fino al Mediterraneo. Tutto intorno alla città ci sono le cave di roccia rossa, minerale indispensabile per la produzione dell'alluminio: scoperto dal geologo Berthier, lo chiamerà appunto bauxite in onore di Les Baux.

Un po' di storia

Les-Baux-de-Provence ha una storia affascinante, che merita di essere conosciuta. Nel Medioevo i signori di Les Baux erano celebri e potenti, tanto da affermare di essere i diretti discendenti di Baldassarre, uno dei Re Magi. Dopo la cacciata da Les Baux, i divennero signori di Marsiglia, Orange, ma anche di Avellino, Andria. Una figura particolare è rimasta nella storia di Les Baux: è il Visconte Raymond de Turenne, detto il "Flagello della Provenza" perché amava costringere i prigionieri a lanciarsi dalla rupe, divertendosi ad assistere alle loro espressioni terrorizzate. Solo dopo molti anni, il Papa e il Re di Francia riuscirono a farlo fuggire da Les Baux. Nel 1632 iniziò la decadenza di Les Baux: diventato un centro protestante pullulante di ribelli, venne fatta smantellare da Richielieu che la fece radere praticamente al suolo, proprio così come si vede oggi.

 Come arrivare a Les-Baux-de-Provence

Autostrada A7, uscita Avignone sud o Salon de Provence.

Autostrada A9, uscita Nîmes, direzione Arles.

Autostrada A54, uscita les Baux de Provence.

Cosa visitare a Les Baux-de-Provence

Les-Baux-de-Provence è considerato uno dei più bei borghi della Francia ed attira quasi 2 milioni di visitatori ogni anno. Tutto il villaggio è un gioiello, soprattutto a primavera ed in autunno, quando le folle di turisti sono più rare. Una passeggiata tra le viuzze vi permetterà di scoprire angoli incantevoli, come la Chiesa di San Vincenzo e l'Antico Tempio Protestante. Costeggiate il villaggio a picco sui burroni e godetevi, se non soffrite di vertigini, gli splendidi panorami sulle valli sottostanti. Il "pezzo forte" di Les Baux è il Castello, cantiere permanente di restauro che ospita una bellissima mostra sulle armi medievali, tra cui tre splendide catapulte giganti realmente funzionanti che lanciano pietre fino a 200 metri di distanza. In funzione tutti i giorni da aprile a settembre alle 10h, 12h, 14h, 16h, 18h. L'ingresso al castello costa 7,6 €. Sempre nel villaggio, merita una visita la Chiesa di San Vincenzo, uno dei più begli esempi di arte Romanica della Provenza.

 

Lourmarin

   Situato in pieno centro della Provenza, Lourmarin è classificato nei più bei villaggi di Francia.

 Storia.

   La storia del villaggio si può comporre in 9 fasi:

-           un oppidum preistorico, castel Sarrazin,

-           una necropoli del neolitico: Les Lauzières

-           un accampamento romano,

-           l’arrivo di una potente famiglia alla fine del medio evo,

-           la ricostruzione del castello, un capolavoro del rinascimento,

-           la terribile peste del 1720 sotto il regno di Luigi XV,

-           l’inizio del movimento economico,

-           dal XIX secolo ai nostri giorni.

  Di fronte al castello di Lourmarin si apre un varco storico che metteva in comunicazione la valle della Durance con quella del Calavon d’Apt attraversando il Luberon attraverso uno stretto passaggio di rocce scoscese e falesie a picco.

 All’entrata della gorgia, esisteva un castrum anteriore all’epoca romana, non lontano da Castelsarrasin.

   Il Dottor Jaqueme, nella sua Storia de Cadenet del 1920, suppose che il soprannome di Laurus sia da attribuire ai soldati romani, potrebbe essere il nome del primo possessore delle terre che andavano da Pertuis fino a Mérindol.

   La più antica menzione di Lourmarin (Luzmari) la si trova in una carta del 1075, in seguito Lucemario nel 1165 e Lourmarin nel 1189  

 Un oppidum preistorico, castel Sarrazin.

  La storia narra che nel X secolo avanti Cristo dei popoli di origine indo-europea attraversarono l’Europa e si infiltrarono a poco a poco in Provenza, portando una civiltà per più progredita: l’impiego del vasellame e dei metalli. essi praticavano l’allevamento del bestiame e dissodarono ampie lande per la coltura dei cereali.

   Situato all’ingresso sul crinale a sinistra di Lourmarin, si possono vedere i resti di muri in pietra della fortificazione.

   In questo sito gli archeologi hanno trovato un’ abbondante collezione di resti di ceramiche risalenti all’età del ferro.

 Una necropoli del neolitico: Les Lauzières.

   Resti murari sono visibili su di una cresta alla sommità di un pianoro che domina la Combe de Lourmarin, si tratta di una necropoli risalente al neolitico, Les Lauzières, situata a circa un chilometro e mezzo dal villaggio.

   Dagli scavi realizzati tra gli anni 1976 e il 1982 sono state recuperate ossa umane, ceramiche e bronzi tra i quali quattordici braccialetti.

 Un accampamento romano.

   Dal loro arrivo numerosi romani si stabilirono militarmente nella zona, molte sono le rovine di queste fortezze esercitavano una sorveglianza stretta sulla valle, molto frequentata come passaggio tra la velle della Durance e quella del Calavon attraverso il Luberon.

   La sicurezza data dalle truppe romane era così efficace che molti coloni ( la maggior parte provenienti dall’Italia) si stabilirono nella piana che va dal Luberon alla Durance, fattorie, ville, tombe, bassorilievi sottolineano l’importanza della colonizzazione.

   Verso il VII secolo, l’invasione saracena caccia i romani da Lourmarin e dalla Provenza, questa invasione lascia distruzione e rovine che porteranno desolazione e abbandono.

 L’arrivo di una potente famiglia alla fine del medio evo.

   Conoscere i possessori di Lourmarin prima del XIV secolo è molto difficoltoso.

   Nell’ XI secolo si stabilì di difendere l’accesso della comba ripristinando le vecchie rovine del castello.

   Il titolo di Signore di Lourmarin venne affidato ad un ramo dei Conti di Forcalquier, i cui territori si estendevano sulla Durance, sul Rodano, Sull’Isere e sulle Alpi.

 La ricostruzione del castello, un capolavoro del rinascimento.

   Il villaggio di Lourmarin deve la sua esistenza a Folques III, che fa venire nel 1470 una colonia di Valdesi dal Piemonte che si stabiliranno in via definitiva.

   Nel 1475 fa costruire le Chateau Vieux con una piccola torre poligonale a nord ma nel 1492 muore. Il 28 aprile del 1523 Louise nipote di Folques ottiene dal re Francesco I una convenzione verbale con i Valdesi che abitano a Lourmarin che consacra l’istituzione municipale della comunità.

   In questo periodo che viene costruita la torre ottogonale du Couchant.                  E’un periodo di grande prosperità, nel 1527 Anne-Blanche de Levis Ventadour sposa Louis Artaud de Montauban figlio di Louise e porta a Lourmarin i suoi gusti fastosi, farà venire dei grandi muratori italiani per costruire l’edificio rinascimentale che conosciamo col nome di Chateau Neuf.

 Le guerre di religione.

   Nel 1536 Carlo V invade la regione, nel 1541 incendia il villaggio di Lourmarin divenuto protestante e nel 1545 impone ai paesani l’obbedienza reale, ma questi rimangono fedeli alla causa calvinista. Con fasi alterne il villaggio passa di mano tra i cattolici ed i protestanti.

 La terribile peste del 1720 sotto il regno di Luigi XV.

   L’orrore della peste del 1720 non passa lontano da quella precedente del 1348. Nel 1347/48 la peste ha ridotto di un terzo la popolazione e la cosa è rimasta impressa nella popolazione che per parcchi anni non si potè entrare in Lourmarin senza lasciapassare, il paese era circondato da alte mura, delle quali rimangono solo qualche traccia ma rimangono i nomi delle porte: Porte de la Cordière, de la Chapelle, de la Terasse e dei Mulini, nei pressi delle quali erano stati costruiti corpi di guardia dai quali si controllavano gli ingressi.

   Nonostante tutto la peste arriva e l’unico modo di combatterla è il fuoco, si bruciava tutto ciò che i malati avevano toccato.

   Nel 1809 il prefetto darà disposizioni precise per sradicare la peste utilizzando il vaccino di Jenner.

 L’inizio del movimento economico.

  Se la revoca dell’editto di nantes nel 1685 provoca l’immigrazione di un certo numero di famiglie protestanti, non ferma l’installazione di nuove industrie menifatturiere, artigianali e agricole, anche il castello passa nelle mani di un industriale della seta.

 Dal XIX secolo ai nostri giorni.

   Il villaggio conosce un periodo di prosperità nel XIX secolo grazie all’agricoltura e alla viticoltura e la popolazione si accresce.

   Ma la prosperità ha un’altra faccia, arrivano i briganti e altre bande organizzate che porteranno il terrore nella zona.

 Bisogna arrivare al 1920 Lourmarin ed il suo castello tornino ad essere protagonisti    

 Il castello.

Questo splendido monumento è stato il primo castello rinascimentale ad essere costruito in Provenza. Si compone di una parte medievale e un'ala del Rinascimento, ed è completamente arredato. All'inizio del XX secolo, fu salvato dalla completa distruzione da Robert Laurent Vibert, studioso e appassionato d'arte. Lo ha ricostruito utilizzando documenti d'archivio e incisioni antiche. Questo castello è ormai soprannominato «The Little Villa Medici in Provenza», perché è una residenza per artisti in estate.

 Il tempio.

   Tenuto all’oscuro nei testi ufficiali, i protestanti si erano organizzati per costruire le loro chiese con le proprie risorse, ed erano incoraggiati dal concistoro di Lourmarin.

   Sotto la direzione di un architetto di Marsiglia hanno costruito il loro tempio con una pianta particolare e un organo monumentale.    

 Le fontane.

   Il paese di Lourmarin ha quattro fontane nel cuore del villaggio, ciascuna con la sua storia:

- La fontaine de la partie Nord du Château de Lourmarin;

- La fontaine aux trois têtes;

- La fontaine de la Place;

- La fontaine de la Place de l'église. .

 Le beffroi

Questa torre campanaria, che ospita l'orologio paese, fu costruita nel 17° secolo da parte della comunità sulle rovine di un castello medievale. L'intero sito è stato registrato come monumento storico nel 1942. Questo campanile è anche chiamato «il Castellas» perché era una sorta di primitivo castello del Medioevo. E 'anche soprannominato «La scatola del sale» a causa della sua somiglianza con le scatole che le persone utilizzano per appendere il sale nelle loro cucine. .

 La chiesa

La chiesa di Lourmarin, fa parte della diocesi di Avignone, era una cappella con solo due archi e nessun coro. Questa chiesa, nella quale sono presenti gli stili romano e gotico, ha attraversato diversi restauri e integrazioni. Una di queste aggiunte è una cappella laterale con una volta magnifica composto da "liernes et tiercerons".

 

 

Manosque.

 

Sembra che il nome della città sia d'origine celto-ligure e derivi dalla radice « man » (montagna/collina), e dal suffisso « asq » (popolazione che abita la località).
Si sa poco sulle sue origini, benché è certo che un centro commerciale esistesse, in epoca romana, là dov'è situata la vecchia città.
Il primo avvenimento riferito alla storia di Manosque è il saccheggio della città dai Saraceni nel 966, in occasione d'una loro sortita in Provenza. La città fu completamente distrutta e gli abitanti si rifugiarono nei cinque villaggi dei dintorni. I due più importanti erano Le Château sul Mont d'Or, et Toutes-Aures, sulla collina dello stesso nome. Montaigu, il più isolato ed il più lontano dalla città era ancora abitato nel XVI secolo.

Nel Medio Evo, Manosque era divisa in quattro quartieri: les Ebréards, le Palais, les Payans e les Martels. Era un centro commerciale fiorente nel XIII secolo con una popolazione di circa 10.000 abitanti. Il clima d'insicurezza nel XIV secolo, con la minaccia delle Grandi Compagnie, costrinse la città a rinforzare le sue porte d'accesso. Fu allora che le porte Saunerie e Soubeyran presero la forma attuale.

Nel XVIII secolo, la città vecchia si allarga verso est per prendere le dimensioni attuali. La città è fortemente colpita dalla diverse epidemie che portano distruzione in Provenza (peste nel 1720, colera nel 1834) in ragione della sua posizione (città di passaggio).

Grosso borgo all'inizio del XX secolo la città cresce notevolmente dagli anni cinquanta agli anni settanta, quadruplicando in trent'anni la sua popolazione.

Situata a sud-ovest del dipartimento delle Alpes-de-Haute-Provence, Manosque è una città costruita su un contrafforte delle colline del Luberon orientale, al di sotto della pianura alluvionale della Durance. Circondata a nord e ovest da colline di cui alcune superano 700 metri d'altezza, essa è tuttavia volta più verso la valle e le maggiori vie di comunicazioni che l'attraversano ( autostrada A51, strada nazionale N96, ferrovia). La città è chiusa a nord-est dal Monte d'Oro (530 m) e a sud-est dalla colina di Toutes Aures (470 m).

La città vecchia, a forma di pera, è circondata da viali che hanno sostituito gli antichi bastioni, di cui restano solo alcuni resti. Ne deriva una separazione netta con il resto della città. L'attraversamento di Manosque, dalla porta Soubeyran alla porta Saunerie, dà un'idea delle sue strade tipicamente provenzali, strette e fiancheggiate da alte case. Il centro città è considerato centro storico.

Nella città vecchia si trovano due chiese:

  • Notre-Dame de Romigier : chiesa di stile romanico situata in "Place de l'Hôtel de Ville". In questa chiesa si trova la statua della Madonna nera. Sulla facciata c'è una madonna in marmo di Pierre Puget.In una cappella si trovano un altare, formato da un sarcofago di marmo del IV secolo e una statua in legno (XII secolo) : Notre-Dame de Romigier.
  • Saint-Sauveur: chiesa di stile romanico tardo (sec. XII-XIII).Il campanile è caduto in occasione del sisma del 1708.

Le piazze più importanti nella città vecchia sono:

  • Place du Terreau, la più vasta, a sud-ovest del centro.
  • Place de l'Hôtel de Ville, all'incrocio delle quattro vie che si diramano verso le quattro porte della città.
  • Place Marcel Pagnol, tra place de l'Hôtel de Ville e porta Soubeyran.
  • Place Loic Lepé, tra l'avenue du Port Man e la fontana Duqu.

Quattro porte controllavano l'accesso alla vecchia città:

  • La Porte Saunerie, terminata nel 1382, di stile romanico. È la porta sud del centro antico.
  • La Porte Soubeyran, costruita nel XIV secolo, tranne il campanile che è stato aggiunto nel 1830. È la porta nord del centro antico.
  • La Porte Guilhempierre , distrutta e recentemente ricostruita. È la porta ovest del centro antico.
  • La Porte d'Aubette, distrutta e non ricostruita. È la porta est del centro antico.

Edifici di valore artistico

  • Hôtel de Ville : edificio di stile rinascimentale;
  • École de musique : resti di antichi conventi.
  • Hôtel d'Herbès : biblioteca municipale.
  •  

Marsiglia.

 

La Napoli di Francia

Tanto simile a Napoli da essere definita la "Napoli di Francia", Marsiglia condivide con l'altra capitale del Mediterraneo un paesaggio molto simile, una lingua propria, il calore della gente, le grida dei pescivendoli nel Porto Vecchio e anche una certa tendenza agli affari loschi.

Prima di immergersi nella rumorosa ed allegra vita di questa città, consigliamo di salire fino alla basilica di Notre-Dame-de-la-Garde per cogliere a colpo d'occhio tutta la città: davanti c'è il Fort St-Jean e dietro il Porto Vecchio; verso destra c'è Marsiglia e tutto intorno le montagne; nel mare si intravedono le isole di Ratonneau e Pomègues.

 Un'identità forte e indipendente

Marsiglia è sempre stata un po' fuori dalla Francia, tanto da essere isolata dal resto della nazione fino alla metà del XIX secolo. Non è un caso che l'inno nazionale francese, simbolo della Rivoluzione Francese, si chiama La Marsigliese, a testimoniare la passione rivoluzionaria degli abitanti di questa città. Fiera e indipendente, Marsiglia oggi è la seconda città di Francia per numero di abitanti e continua a seguire una propria strada autonoma che la rendono una città molto diversa dalle altre francesi.

 Come muoversi a Marsiglia

Se arrivate a Marsiglia in auto, armatevi di santissima pazienza e preparatevi a vedere di tutto. Lunghe code, ingorghi, sosta selvaggia, conducenti aggressivi e ripetute suonate di clacson a chi tentenna anche solo 1 secondo prima di decidere cosa fare. Il modo migliore per muoversi sono le 2 linee della Metropolitana che funziona tutti i giorni dalle 5 del mattino alle 21 di sera. Venerdi, sabato e domenica la metro funziona fino alle 12.30 di notte. Dalla una inizia il servizio nottorno dei Filobus. Il biglietto costa 1,70€ per la corsa singola, 6€ o 12€ in carnet da 5 e 10 corse e 4,5€ per il biglietto quotidinao "spécial visite" che vale 24 ore dalla prima vidimazione. Per muovervi più agevolmente, scaricate la nostra Mappa della metropolitana di Marsiglia.

Il Porto Vecchio e il quartiere di Panier

Questo è il punto dove i focesi, provenienti dalla Grecia, fondarono Massalia. Tappa obbligata per ogni persona in visita a Marsiglia, accoglie i turisti con le grida dei venditori di pesce e un numero praticamente infinito di ristoranti e bar. Se c'è un posto in Provenza dove mangiare la Bouillebaisse e gli altri piatti di pesce, questo è il Porto Vecchio di Marsiglia. Sul Quai des Belges, ogni mattina si svolge un animato e caratteristico mercato del pesce, meta di turisti curiosi, marsigliesi in cerca di pesce buono e ristoratori provenienti da tutta la Provenza. Come è accaduto per buona parte di Marsiglia, anche il Porto Vecchio è stato quasi interamente distrutto durante i bombardamenti italo-tedeschi della Seconda Guerra Mondiale. Le uniche eccezioni sono la chiesa di St-Ferréol, l'Hotel de Ville e l'intero quartiere del Panier con le sue case color pastello. Edificato sulla collina del Moulins dove sorgeva l'antica Massalia, rappresenta l'unica testimonianza della vecchia Marsiglia. Negli ultimi decenni il quartiere era diventato un ghetto e come il Raval di Barcellona, sta riprendendo una nuova vita. Meglio però non avventurarsi nei suoi stretti vicoli durante la sera e la notte; meglio approfittare delle strade affollate, tra le 9 e l'ora di pranzo. Il quartiere durante il giorno è tranquillo, quindi vale la pena visitarlo per ammirare i panni stesi, gli uomini che leggono i giornali fuori gli usci di casa, sentire l'odore di ratatouille e allioli. Da non perdere è la Vieille Charité, ex Ospizio della Carità opera di Jean Puget in pietra bianca e rosa con tre ordini di gallerie aperte verso un cortile centrale che contiene una splendida cappella. Al pian terreno c'è il Museo di Archeologia del Mediterraneo con una collezione dedicata all'Egitto seconda per importanza solo a quella del Louvre. Sempre nel quartiere c'è la grande cattedrale bizantina Nuovelle Major che i marsigliesi non hanno mai amato troppo. Costruita nel 1852-93 sulla spianata di fronte al porto, portò alla distruzione della Major del XI secolo di cui restano solo transetto, abside e campata della navata. Per concludere la visita, salite al Belvedere di St-Laurent che si apre davanti all'omonima chiesa, amata dai pescatori. Da qui si ammira una splendida vista su tutto il Porto Vecchio, sui Forti di St-Jean e St-Nicolas edificati per volontà di Luigi XIV per difendere la città.

 La Rive Neuve

Questa parte della città è il risultato dell'allargamento oltre i confini del Porto Vecchio. Il quartiere des Arcenlaux ci sono belle piazze piene di bar e ristoranti dove marsigliesi e turisti vanno a mangiare la bouillebaisse. I due monumenti più importanti di questo quartiere sono la Cripta della Basilica di St-Victor e la Basilica di Notre-Dame-de-la-Garde. La prima si trova all'interno della Chiesa di St-Victor e da cui si accede alle catacombe in cui si venerano San Lazzaro e Santa Maria Maddalena. La Basilica di Notre-Dame-de-la-Garde, invece, merita una visita per il suo altissimo campanile ma, soprattutto, per la magnifica vista su tutta Marsiglia.

I quartieri Canebière e Longhcamp

La strada più famosa di Marsiglia e la Canebière, che si trova nell'omonimo quartiere e prende il nome dai lavoratori della canapa. Vero fulcro commerciale e mondano di Marsiglia, si trova vicino al Museo Cantini, interamente dedicato alla pittura del 1900. E' da ricordare che durante l'occupazione nazista di Parigi, gli artisti surrealisti fecero di Marsiglia il fulcro della loro attività. Oltre a Mirò, Ernst e Arp, ci sono quadri di Picasso, Matisse e Giacometti. Il vicino quartiere di Longchamp ospita il Musée-de-Beaux-Arts con una galleria eccezionale di opere che vanno dal XVI al XVII secolo con quadri di Perugino, Carracci, Guercino, Rubens, Tiepolo e da artisiti provenzali.

 

Martigues.

 

La Venezia della Provenza

Da molti considerata la Venezia della Francia, in realtà Martigues non ha il fascino né la bellezza della nostra Serenissima. E' una città che si stende metà sull'acqua e metà sull'immenso Etang de Berre, lo Stagno di Berre. L'odore dell'acqua salmastra accoglie i turisti appena scesi dall'auto. I ponti ricordano molto vagamente Venezia ma gli Yatch grandi e piccoli hei riempiono il porticciolo turistico ci ricordano che è prima di tutto un punto di partenza per escursioni in barca lungo la costa di Marsiglia. La luce di Martigues è particolare e insieme all'aspetto molto pittoresco delle casa, ha da sempre attratto molti pittori.

Come arrivare a Martigues

Martigues è ben collegata e si raggiunge con diverse strade statali. Se partite da Aix-en-Provence, prendete la la A5 fino all'indicazione Fos-Martigues e da qui la A55, uscita Fos-Martigues. Da Marsiglia, prendete direttamente l'Autoroute A55 con uscita a Fos Martigues. Da Arles/Nimes si segue una strada interna, la N113 fino a Fos sur Mer, poi la N568 e poi la A55 per 5 Km.

 Cosa vedere a Martigues

Il Canale che collega Martigues al mare è il Canale di Caronte, pieno di barche dei marsigliesi che le ancorano qui in attesa dell'estate. Il luogo più caratteristico di Martigues è l'isola che si trova alla sinistra del Canale di Caronte: è l'Isola Brescon, antico porticciolo di pesca di Martigues con le caratteristiche case colorate affacciate su un canale interno, quello di Sant Sebastien. Questo è il luogo di Martigues che si vede in tutte le cartoline e che amano tanto fotografare i turisti e che è stato dipinto ed amato da molti pittori francesi. Questo specchio d'acqua è chiamato "Miroir aux oiseaux", lo "Specchio degli uccelli". Lungo il canale di Sant Sebastien c'è La Chiesa di Santa Maddalena, con una bellissima facciata in stile corinzio e l'interno con un imponente cassa d'organo. Dall'altra parte ponte, verso il centro di Martigues, ci sono alcune belle piazzette con bar e ristoranti dove i turisti prendono il sole d'inverno e si riparano dalla calura durante la lunga estate della Provenza.

 Dove mangiare a Martigues

L'Isola Brescono è ormai un pullulare di ristoranti per turisti. Il prodotto locale più venduto sono le Meules, le cozze che qui vengono preparate in tutti i modi, comprese fritte. Attenti alle trappole per turisti. Prima di decidere il ristorante leggete bene il menu e i prezzi all'esterno. Noi vi consigliamo Le Bouchon a la Mer, proprio sull'Isola Brescon.

 

Ménerbes.

   Piccolo paese (1.000 abitanti) inserito nell’elenco dei più bei villaggi di Francia arroccato su uno sperone roccioso che si erge tra le verdi pendici del Luberon, dal 2008 è gemellato con Grinzane Cavour, in Piemonte.

  Alle estremità di questa cresta due fortezze: l'antico castello diventato nel 1953 la casa del pittore Nicolas Staël e la cittadella del XIII secolo, ricostruita nel XVI secolo. Per la sua posizione strategica sul punto più alto dello sperone, quest'ultima ha giocato un ruolo maggiore durante le guerre di religione. Ménerbes fu in effetti una roccaforte occupata dagli Ugonotti, eletta come luogo di protezione dei protestanti dal 1573 al 1579. Nella piazza, di fronte alla torre campanaria, antica torre di guardia successivamente dotata di un campanile, si apre un portico ad arcate che offre una magnifica vista del monte Ventoux.

    Qui possiamo visitare la Maison de la Truffe et du Vin du Luberon. Ubicata in una magnifica residenza privata del XVII secolo, questa maison è una vetrina dei prodotti delle specialità della zona, oltre che sala per esposizioni. Nelle sue cantine si trova la quasi totalità dei vini del Parc del Luberon, con un salotto di degustazioni (tutti i giorni ci sono degustazioni gratuite) e un punto vendita. A completare, un laboratorio dove si tengono corsi di degustazione e, da maggio 2009, un'area ristoro dove gustare omelette aux truffes noires, la pomme Isabelle (specialità della casa), salade aestivum. 

   Il restauro della chiesa Saint-Luc del XV secolo restituirà tutto lo splendore a questo edificio che potrà nuovamente accogliere i suoi estimatori ed occasionalmente i concerti organizzati da “I musicanti del Luberon”.

Numerosi scrittori e celebri artisti soggiornarono in questo borgo, che ancora oggi ne accoglie diversi.

Ménerbes produce un vino a denominazione controllata "Côtes du Luberon". Un insolito museo intitolato al cavatappi, è ubicato nella cittadella, ed illustra l'evoluzione di questo indispensabile strumento dal XVII secolo ai nostri giorni.

 

Montélimar.

 

Montélimar è situata nella media valle del Rodano alla confluenza dei fiumi Jabron e Roubion sul promontorio di Géry da dove si controlla tutta la Valle del Rodano. È una città turistica alle porte della Provenza, nelle vicinanze si trovano le Gorges de l'Ardèche e sorge ai piedi del Vercors. Montélimar è alle porte settentrionali della Provenza. Il suo ecosistema mescola i tratti del Dauphiné e della Provenza. In origine il nome del paese era Monteil, che in aggiunta al nome Adhémar  ( famiglia signorile del luogo )è diventato Montelimar.

La presenza umana nell’insediamento di Montélimar è molto antica. Le prime tracce sono un insieme di selci scheggiate che risalgono a 50000 anni fa. Il sito di Gournier è frequentato da 6000 anni (Mesolitico). Dopo l’arrivo dei Celti, Montélimar diviene territorio dei Ségovéllaunes. La capitale di questo popolo celta si trovava sui due promontori della città. Nel I secolo a.C., sotto l’influenza romana, l’insediamento di Géry (in latino : Durio) viene progressivamente abbandonato a favore del sito corrispondente all’attuale centro cittadino. La città cambia nome: è infatti associata ad Acunum la mansio cresciuta nei pressi del ponte sul Roubion, indicata nella tabula Peutingeriana. Lo sviluppo urbano è condizionato dalla presenza della Via Agrippa. A Montélimar sorgono un foro, una basilica e delle terme. La cittadina è alimentata dal punto di vista idrico da tre acquedotti che servono anche lo stabilimento termale di Bondonneau, di cui sono noti dei resti. Nell’età delle grandi migrazioni la città subisce importanti trasformazioni dividendosi in due parti. Nell’altomedioevo la regione di Montélimar passò di mano in mano (regno dei Burgundi, regno Franco, Contea di Valentinois, reame di Provenza). Alla fine del XI secolo d.C., si vede comparire la famiglia d'Adhémar, che poco a poco assume potere nella regione. Guillaume-Hugues d'Adhémar è il primo signore di Montélimar ("signore di Monteil"). E il fratello di Adhémar de Monteil, vescovo di Puy e legato del papa nella prima crociata. La famiglia governerà Montélimar fino al XIII secolo d.C.. I nobili d'Adhémar fanno costruire i propri palazzi (XII secolo d.C.) sul promontorio di Narbonne al posto di un’antica fortificazione. A metà del XII secolo d.C., la città della famiglia d’ Adhémar è ricordata come "Monteil des Aimar". La forma definitiva data al 1328. Nel 1365 una parte della città (che è una cosignoria) passa sotto il controllo del papa, che fa rinnovare il palazzo signorile e le mura. Nel 1447 il Delfino, il futuro Luigi XI diviene signore della villa e del castello.

Le château des Adhémar - Centre d'Art Contemporain.

   Raro esempio si palazzo residenziale di epoca romana il Castello di Montelimar è stato edificato nel XII secolo da parte della famiglia signorile Adhémar. Alla fine del XVI secolo è trasformato in una cittadella bastionata, prima di venire degradata a prigione dal 1791 al 1926. Monumento storico dal 1889, il Consiglio generale l’ ha acquistata nel 1965, da quel momento ha subito varie campagne di ristrutturazione. Dal 1995 accoglie esposizioni di opere d’ arte, dal 2000 è diventato un Centro d’ Arte Contemporanea grazie ad un programma ambizioso, cinque esposizioni di cui una internazionale durante la stagione estiva, un ciclo di formazione e di conferenze di iniziazione all’ arte contemporanea destinata a sensibilizzare i giovani.

Le Château de Grignan                                                        26230 Grignan à 29 km sud-est de Montélimar.                                   Il più grande castello di epoca rinascimentale del sud-est della Francia, celebre per Mme de Sévigné, scrittrice francese del XVII seciolo.

Musée du Protestantisme Dauphinois                                          Vieux Villane 26160 Le Poët Laval.                                             Il museo si trova nel cuore di un villaggio medioevale nella dimora un tempo sede di una Comanderai di Cavalieri Ospitalieri dell’ Ordine di san Giovanni di Gerusalemme, qui si può conoscere la storia del protestantesimo nel Delfinato dalla Riforma ai nostri giorni. Troviamo anche da vedere una collezione di mosaici contemporanei.

Le Château de Suze la Rousse                                                 26770 Suze La Rousse,   42 km sud-est de Montélimar.                        Fortezza medioevale trasformata nel XVI secolo, con un cuore rinascimentale, oggi di proprietà del Conseil Général de la Drôme

La Tour de Crest                                                              26400 Crest Tél. 41 km nord-est de Montélimar.                                        Il più alto donjon francese, 52 metri, dalle sue terrazze si gode di una vista panoramica, utilizzato per esposizioni, spettacoli. Le visite guidate vi guideranno attraverso le scenografie della sua storia

Viviers, cité médiévale                                                     Office de Tourisme - 5 place Riquet 07220 Viviers 12 km sud-ouest de Montélimar.    Viviers si percorre come un museo d’ architettura a cielo aperto, sulla maggior parte delle facciate si mescolano porte e finestre in stile romanico o gotico con pezzi rinascimentali o del XIII secolo. Il promontorio roccioso è dominato dalla Cattedrale di Saint Vincent, costruita nel XII secolo nella quale si possono ammirare magnifici arazzi dei Gobelins.

Bourg Saint Andéol                                                          Office de Tourisme – Place du Champ de Mars 07700 Bourg Saint Andéol
24 km sud-ouest de Montélimar.
Viene considerata la città con il patrimonio più ricco dell’ì Ardèche, racchiude dei veri tesori: les Dolmens, le Vallon de Tourne, il bassorilievo del Dio Mitra, l’Eglise de Saint-Andéol e tante altre meraviglie. I produttori locali organizzano visite guidate con degustazione, per dolci momenti di scoperta. Durante tutto l’ arco dell’anno manifestazioni animano la città.

Aire pour camping cars, chemin du Bois de Laud à Montélimar

Nell’ ambito del suo svillupo turistico, la capitale del « Nougat » si attrezza di una nuova area di sosta che permette di accogliere 17 camper sull’aria di stazionamento del demanio di Bois de Laud.

Situato in prossimità dei negozi e del centro storico della città (500 metri, 7 minuti dall’ufficio turistico a piedi), questo spazio boscoso è stato scelto e concepito con la partecipazione del Camper Club del Rhône-Alpes. È situato sul camino del Bois de Laud all’angolo del corso delle “Portes du Soleil”

e la segnalazione indicherà il suo acceso via il camino del Bois de Laud (tra i due cimiteri).

GPS = 44°33’55,08”Nord 4°45’27,93” Este.

Aperto tutto l’anno, è costituito da uno spazio di stazionamento limitato a 48 ore, per agevolare le rotazioni, ed è attrezzato con un area di servizi che permette il cambio dell’acqua e gli approvvigionamenti.

Proprietà della città di Montélimar, l’accesso si fa grazie a una cassa automatica (6 lingue : F,GB, T, NL, Sp, ed Italiano) e di un carta di credito (VISA o Mastercard) alla tariffa di 4€ al giorno – tariffa speciale apertura – prezzo che permette di utilizzare i servizi citati e lo stazionamento.

 

Montmajour.

     Il sito di Montmajour rappresentava una sorta di isola nel mezzo delle paludi che si estendevano tra il Rodano e le Alpilles. Venduta all'epoca della Rivoluzione, l'abbazia fu salvata grazie al pittore Jacques Réattu. Rimangono oggi la bella chiesa di Notre-Dame (XII secolo), il chiostro romanico con capitelli istoriati, la tour de l'Abbé(panorama delle Alpille e della Crau), la cappella di Saint-Pierre scavata nella roccia e, a 200 m dall'abbazia, la splendida cappella Sainte-Croix (con tombe nella roccia).

    Nel ottobre del 949, Teucinde, una donna dell'aristocrazia borgognona che ha seguito Ugo d'Arles (882-948) inProvenza, e sorella del prevosto Gontard, acquista l'isola di Montmajour, che appartiene all'arcivescovo Manassès d'Arles, e ne fa donazione ai religiosi che vanno a viverci e vi fondano l'abbazia. Teucinde conferma la sua donazione nel 977. Fin dal 960, numerose donazioni vengono effettuate a favore dell'abbazia, anche all'epoca del suo primo abate Mauring e del suo primo priore Pons. Nel 943 il Papa Leone III pone il monastero sotto la sua autorità diretta.

   Costruita su una roccia circondata da una palude da monaci benedettini, la piccola abbazia Saint-Pierre estende rapidamente la sua influenza ad Arles ed in Provenza, grazie ad una vasta rete di priori (fino a cinquantasei nel XIII secolo) ed al pellegrinaggio a Vera Croce fondata nel 1019. Il 3 maggio 1019 viene istituito il pellegrinaggio di Montmajour, chiamato Pardon de Montmajour (Perdono di Montmajour, durante la reggenza dell'abate Lambert, in occasione della consacrazione della prima chiesa Notre-Dame, in costruzione, dall'arcivescovo d'Arles, Pons de Marignane, che accorda in questa occasione la prima indulgenza storicamente attestata). Durante tutto il Medioevo, l'abbazia ogni 3 maggio vede l'affluenza di numerosi fedeli della regione, fino a 150.000 pellegrini secondo Bertrand Boysset, un cronista abitante di Arles, verso la fine del XIV secolo. Nel 1426 si contano da 12.000 a 15.000 pellegrini provenienti dalla zona del Rodano fino a Arles per il pellegrinaggio di Montmajour.

    L'abbazia diventa nel XI secolo una necropoli dei Conti della Provenza. Infatti, nel 1018, vi viene sepolto il conte Guglielmo II di Provenza, mentre nel 1026, la contessa Adélaïde d'Anjou e nel 1063, il conte Goffredo I di Provenza. Tutti e tre furono sepolti inizialmente nella cripta del XI secolo, per poi essere trasferiti nel XII secolo nel chiostro.

   Nel 1405 l'abbazia perde l'indipendenza del suo abbaziato e si trova annessa all'arcidiocesi di Arles. Incomincia allora un lungo conflitto con il comune Saint-Antoine-l'Abbaye, che riesce nel 1490 ad accaparrarsi temporaneamente Montmajour. La controversia riguarda in particolare le reliquie di Sant'Antonio abate, disputate dai due monasteri. Le dispute si attenuano, l'abbazia viene posta in commendam e così non cessa di regredire. Passa in mano ad altri o a laici contro un censimento fatto da un esperto all'abbazia-madre.

   L'arcivescovo di Arles, Giovanni Jaubert di Barrault (1584-1643), vi introduce la riforma benedettina di Saint-Maur, ma si scontra con una forte opposizione dei monaci. Deve fare appello, nel 1638, a lettere patenti del Re che lo autorizzano, se necessario, a ricorrere all'Intendente di Provenza, per imporre il concordato del1639. La Congregazione di San Mauro prende possesso di questo monastero a San Michele nel 1639.

  Nel 1726 un incendio molto vasto richiede lavori di ricostruzione, diretti dall'architetto Giovanni Battista Franque (1678-1738).

L'abbazia nel 1786 subisce le conseguenze della Rivoluzione francese e viene venduta come bene nazionale. Gli edifici subiscono per la maggior parte forti deterioramenti o vengono parzialmente distrutti, così sono riacquistati dalla città di Arles nel 1838. L'abbazia viene classificata Monumento storico di Francia a partire dal 1845 e gli edifici restaurati sotto il Secondo Impero francese sono diretti da Enrico Antonio Révoil (1822-1900). Dal 1945, l'abbazia è proprietà dello Stato.

Montmajour è composta da un eremo (XI secolo), da un monastero di tipo medioevale (XII secolo), da una torre di vedetta (XIV secolo) e da un monastero classico (inizio XVIII secolo).

§  Una prima chiesa Notre-Dame, costruita tra 1016 e il 1069

§  La cappella di Saint-Pierre, verso il 1030

§  La chiesa Notre-Dame, costruita in due periodi tra il 1130 e il 1150 e tra il 1170 e il 1180

§  Il chiostro, costruito tra il 1140 e il 1290 e praticamente terminato nel 1182

§  La chiesa di Sainte-Croix, costruita tra il 1170 e il 1180, all'epoca della seconda campagna di costruzione della chiesa Notre-Dame

§  La torre e le costruzioni del XIV secolo e XV secolo: queste costruzioni sono erette all'epoca delle grandi compagnie che devastano la Provenza

Il monastero Saint-Maur del XVIII secolo, in cattive condizioni.

 

Nîmes.

    Capoluogo del dipartimento Linguadoca-Rossiglione, Nimes è una città di origine romana e deve il suo nome al dio celtico Nemausus, adorato nell’antichità come patrono della citta stessa, la cui statua la troviamo nei Jardin de la Fontaine.

   Lo stemma della città, un coccodrillo incatenato ad una palma è un riferimento alla sua origine romana: l'attuale città venne infatti fondata come colonia dai legionari reduci dalle campagne egiziane di Cesare. La scritta "COLNEM" che appare sempre nello stemma è un'abbreviazione per "Colonia Nemausus".

  Luoghi da visitare:

§  Les Arènes, anfiteatro romano (I secolo). Trasformato in fortezza durante il medioevo ospita attualmente spettacoli e corride.

§  La Maison Carrée, tempio di epoca imperiale (I secolo) un tempo posto al centro del foro della città romana.

§  La Tour Magne, principale torre della cinta fortificata di epoca romana, posta sulla collina che domina Nîmes, si eleva ancora per 32 metri (pur avendo perso il terzo livello).

§  I Giardini della Fontana, realizzati nel XVII secolo su un precedente sito, comprendono anche le rovine del cosiddetto "tempio di Diana".

§  Il Castellum, punto di arrivo dell'acquedotto (famose per il Ponte del Gard, è un bacino per la distribuzione delle acque scavato nella roccia del diametro di 5,9 metri e profondo 1,4 metri).

§  Le uniche 2 porte romane rimaste, la Porta di Arles (o Porta Augusto) e la porta di Francia (o Porta di Spagna).

 Nîmes è una città di soli 2000 anni. 

   Due millenni di Storia e di Passioni. Capolavori romani, architettura contemporanea, giardini creati nel sito di un antico santuario e celebrati da George Sand e Jean-Jacques Rousseau… Qui, tutto attraversa il tempo con forza e leggerezza.
   Questa città è misteriosa. Il sole e l'acqua, la fierezza e il ritegno, la gaiezza e il segreto ne creano l'animo.
   Passeggiate a caso per le piazze o per le strade e guardate. Avrete sempre delle sorprese: qui, coccodrilli incastonati nella pavimentazione ;

là, un centro storico tutelato rivela i suoi ricami, là ancora, appaiono colonne romane in uno specchio di vetro… A Nîmes, le ricchezze sono a portata d'occhio e di sogno.

Le origini.

   Nimes fu una delle colonie romane più grandi del mondo romano, attraversata dalla via Domizia, strada che collegava Roma alla Spagna, era situata in un crocevia commerciale e culturale di estrema importanza.

   La cittù ha raggiunto l’apice durante il regno dell’imperatore Augusto, è quello il periodo di costruzione dei suoi monumenti più belli e meglio conservati dell’antico impero:

 • il Tour Magne, la Porte Auguste e la Porte de France, testimonianze di antiche mura Città • la Maison Carrè, tempio dedicato a Lucio e Gaio, figlio e nipote figlio adottivo di Augusto, recentemente restaurata, • l’ arena, che era molto ben conservato anfiteatro, secondo la storia, mostrano luogo a luogo, fortezza e dimora • l'acquedotto Nîmes, con il formidabile Pont du Gard, • il divisorium castellum, punto finale dell'acquedotto di Nimes • il tempio di Diana, nei giardini della Fontana
 Nel 2007, due grandi mosaici, chiamati Achille e Penteo, sono stati scoperti durante gli scavi nel sito di Jaurès; ornavano una domus, ricca villa romana.
Breve storia di un emblema unico
 Dopo la campagna d'Egitto, alcuni dei soldati di Augusto, si trasferìrono a Nîmes. La loro vittoria è stata simboleggiata da un coccodrillo incatenato ad una palma, per poi diventare una rappresentazione sulle monete coniate a Nimes e diventare molto più tardi (con François 1) emblema della città. Nel 1980, il coccodrillo combinazione di Palm / viene reinterpretato da Philippe Starck. Presente ovunque in città, l'illustrazione di antica origine non manca di suscitare la curiosità dei visitatori ...


Una città tessile ed operosa.

   Alla fine del Medioevo, Nîmes conobbe un periodo fiorente, soprattutto grazie alla competenza dei suoi tessitoriche hanno creato il famoso tessuto di Nimes, divenuto " denim" la premessa per la creazione dei jean. 
   Dopo aver conosciuto la violenza delle guerre di religione (i protestanti erano numerosi in città), Nîmes beneficia della crescita della sua industria tessile (la produzione della seta in particolare).

 Nella città si costruscono palazzi le cui facciate austere, nascondono ancora bellissimi cortili. 
   Durante il periodo dell’Illuminismo attorno alla fonte antica, sono stati costruiti ampi e sontuosi giardini, dla fontana realizzata da Mareschal. Essi sono ora classificati come " Jardins remarquables”. 
   L'arrivo della ferrovia nel XIX secolo, favorisce lo sviluppo delle esportazioni, compresa la tela di cotone di Nîmes, robusta ed economica, lavorata per un certo Levi- Strauss, diventerà la tela da jeans più portata in tutto il mondo.

 

Orange.

 

Amata dai romani

Ci sono due monumenti che da soli giustificano una visita ad Orange e sono entrambi di epoca romana: l'Arco di Trionfo e il Teatro Antico, entrambi inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale tutelato dall'Unesco. Anche il centro storico di Orange merita una visita anche se il luogo da non perdere è la collina di St-Europe che permette di avere una splendida vista non solo sulla città ma su tutta la Valle del Rodano. Nelle giornate limpide, da qui si riesce a vedere anche il Palazzo dei Papi di Avignone.

 Come arrivare a Orange

Orange si trova all'intersezione di due autostrade: la A7 che arriva dall'Italia e quella che arriva dalla Spagna. L'aeroporto più vicino per chi arriva dall'Italia è quello di Marsiglia

L'arco di TrionfoL'arco di Trionfo di Orange si trova all'entrata nord della città sull'antica Via Agrippa che collegava Lione ad Arles. Costruito intorno al 20. a.C per festeggiare la vittoria dei romani sui greci a Marsiglia, è stato poi dedicato a Tiberio. Alto e largo circa 20 metri, è il terzo Arco di Trionfo più grande del mondo e uno dei meglio conservati. Sul lato nord, infatti, sono visibili buona parte delle decorazioni originarie. Dal punto di vista architettonico possiede due singolarità: il frontone triangolare sopra l'arcata centrale e due attici sovrapposti. La decorazione prende spunto sia del classicismo romano che dallo stile plastico greco. Le decorazioni illustrano scene di guerra e alcuni simboli marini che rimandano direttamente alla battaglia di Azio che segnò la vittoria di Augusto contro Antonio e Cleopatra. Sull'attico dell'Arco c'era originariamente una quadriga in bronzo con due trofei ai lati.

 Il teatro antico

Edificato durante il regno di Augusto è l'unico teatro romano che ha mantenuto intatto il muro di scena. Il muro, che svolge anche la funzione di facciata esterna, è lungo 103 metri e altro 36. Luigi XIV lo definì "il muro più bello di tutto il regno di Francia". L'emiciclo è formato da tre grandi aree divise da muri che potevano ospitare fino a 7000 spettatori, suddivisi in ragione del ceto sociale. La scena, composta da un palco in legno, misura 61 metri. Nella parte posteriore si trova la fossa del sipario. Il muro di scena ha una ricca decorazione con rivestimenti marmorei, mosaici, stucchi, nicchie con statue tra cui quella di Augusto. E' straordinario scoprire l'eccezionale acustica di un teatro costruito 2000 anni fa. Gli espedienti usati per ottenerla si scoprono osservando bene porte cave, vasi risonatori e soprattutto il tetto, che fungeva da diffusore sonoro. Nel teatro si svolge, ogni luglio, un importantissimo festival musicale.

Informazioni pratiche per la visita al Teatro

Il Teatro Antico di Orange è aperto secondo questi orari:

Gennaio, febbraio, novembre e dicembre dalle 9.30 alle 16.30. Marzo e ottobre dalle 9.30 alle 17.30

Aprile, maggio e settembre dalle 9.00 alle 18.00

Giugno, luglio e agosto dalle 9.00 alle 19.00

Il biglietto costa 7,7€.

 

Pernes-les-Fontaines.

    Situata nel cuore del Vaucluse, ai piedi del Mont Ventoux, Pernes-les-Fontaines è il punto di partenza ideale per scoprire i grandi siti della Provenza: Avignone con il suo festival, l’Isle-sur-la-Sorgue con i suoi antiquari, Sault e i suoi campi di lavada….

   Il paese è in grado di offrire un soggiorno gradevole ai visitatori, con i suoi negozi. le sue piazzette obreggiate e le sue 40 fontane.

   Per visitare il centro storico l’ufficio del turismo propone una cartina che permette di visitare le 40 fontane e tutti i monumenti degni di essere visti:

Ø  La Collégiale Notre-Dame de Nazareth costruita nel XI secolo in stile romano-provenzale,

Ø  La porte Notre Dame con la sua cappella, composta da due torri semi-circolari, le cui basi a sulo di lampada si spegghiano nella Nesque.

Ø  La Tour de l’Horloge, antico torrione che domina il villaggio e che offre dalla sommità un magnifico panorama,

Ø  • La Tour Ferrande, edificio che conserva dei magnifici afferschi del XIII secolo ben conservati,

Ø  L’hôtel de brancas costruito nel XVI secolo e sede dell’attuale comune, magnifici saloni del XVII secolo visitabili durante gli orari di apertura degli uffici,

Ø  L’atelier-galerie, esposizione permanente della storia del Boutis ( ricamo provenzale trapuntato) dal 1820 ai nostri giorni,

Le  musée comtadin du Cycle, collezione ed esposizione di vecchie biciclette.

 

Pierrelatte.

 

Circondato da cinte di montane, coperta da vaste foreste piene di verde, la pianura di Tricastin è la porta del sud. Ad ovest c’ è un grande distesa paludosa, lambita dalla corrente impetuosa del Rodano. Sulla riva sinistra del fiume si trova una roccia che si affaccia sulla  regione, che ha dato riparo ai primi abitanti della regione.

Il nome della cittadina deriva da PetraLatta, pietra rimossa dalla scarpa di Gargantua, come ci racconta così bene la leggenda. I Liguri, i Celti portano con l'impero romano, la civiltà. Bisogna attendere il medio evo per avere un regime feudale, con i signori, e poi i consoli. Una fortezza viene costruita sulla roccia. Nel XIV secolo i Templari rinnovano e sviluppano l'agricoltura. Al di là delle mura, un secondo muro di protezione aiuta a respingere i banditi e saccheggiatori. La carta "di diritto di voto" permette alle persone di nominare i propri rappresentanti.

All'inizio del XV secolo, il Delfino di Francia, il futuro Re Luigi XI, unisce la signoria di Pierrelatte con il Delfinato e alla tenuta reale. Sanguinose guerre di religione vengono poi combattute in tutta la pianura. L’ insufficienza di risorse per sfamare i soldati di guarnigione si farà sentire. François 1° prima affitta Pierrelatte  a De Reymond, poi la vende  al barone di La Garde. Ma nel 1599, Pierrelatte riscattata dai residenti è di nuovo data al re. Il Cardinale Richelieu farà distruggere la fortezza. Ci vogliono soldi! Sempre il denaro. Louis XIII impone nuove tasse alla comunità sotto forma di "redenzione" e ancora una volta il popolo di Pierrelatte intervenire ed offre la signoria al principe de Conti, nipote di Mazzarino. Nel 1789, la rivoluzione! Pierrelatte subisce le leggi del nuovo regime. Le società popolari sono state create. Le terre sono vendute ai cittadini. Il primo sindaco viene eletto.

Il XIX secolo ha visto un susseguirsi monarchia, impero, repubblica. Nel 1814, la Signoria sarà data al futuro Re Louis XVIII e, nel 1852 e la ferrovia segnerà l'inizio di prosperità. 14-18, 39-45, due guerre mondiali, durante il quale Pierrelatte dona il suo contributo di eroismo. Dopo la liberazione, la reputazione Pierrelatte è strettamente legata al canale Donzère - Mondragon e all’installazione del sito nucleare.
 Questo è il breve tracciato della storia di un piccolo villaggio che è diventato il tessuto del destino, una città di fama mondiale.

1 - Place Jean Louis Machon

In questo luogo, completamente rinnovato, sulla sinistra si vede una porta tra le mura restanti. Una volta era la seconda porta di ingresso alla città.

2 - La Chapelle Penitents

Costruita nel XII secolo su un antico cimitero, Cappella dei Penitenti è il più antico monumento religioso di Pierrelatte. Costruita senza volta, il tetto è visibile dall'interno. Ha servito come una sala riunioni per una confraternità di Penitenti Bianchi, e per le altre società come il Signore della misericordia o carità. Dal 1791 al 1793, fu chiusa al culto e fu dato l'ordine di abbattere la  Croce ed il campanile, ma per fortuna non è stato eseguito.

 Nel secolo XIX, ormai deteriorata, la cappella fu abbandonata dai penitenti. E' stata restaurata nel 1960 da parte del Comune. attualmente viene utilizzata per spettacoli e intrattenimento.

3 - La Chiesa

Costruita dal 1848 al 1851, questa chiesa è stata costruita con l'aiuto del comune che ha venduto il "Bosco di Blaches". Lo stato ha dato al sacerdote Piollet, principale fondatore di questa chiesa, una sovvenzione di 10 000F

4 - Il Teatro della Rocca

Sulla sinistra dell'ingresso della rocca c’è una ex prigione, costruita nel 1785, oggi ospita il museo archeologico, in esposizione anche un presepe provenzale. De l'autre coté de la rue vous pourrrez découvrir le portail de la Maison Seigneuriale construite en 1548, dite maison des Gouverneurs. Sul lato opposto della strada vi farà scoprire il portale della casa signorile costruita nel 1548, detta casa dei governatoriLa Signoria di Pierrelatte apparteneva al barone Guard.

5 – La rocca

La leggenda narra che Gargantua (Rabelais), stremato dalla sua molte avventure in tutta la Francia, si era seduto sul Mont Ventoux per riprendere fiato e soprattutto liberarsi di questo sassolino nella scarpa.  Una volta rimosso Gargantua lo gettò nella pianura, così viene spiegata la presenza di questa roccia. Guardando la pietra, si può facilmente immaginare le dimensioni delle scarpe del protagonista.

6 - La Torre dell'Orologio

Questa torre è stata costruita nel 1819. Per amore della tranquillità del quartiere provenzale, non suona più i quarti d'ora negli ultimi anni.

7 - La targa del secolo XI

Nella strada di fronte alla Torre dell'Orologio, si trova murata una targa nella parete della casa, è l'iscrizione in pietra del più antica di Pierrelatte.

8 – Gargoyles

Dopo aver scoperto la targa del secolo XI, nella stessa strada, sollevando gli occhi si vede il Gargoyles. Essi sono situati al di sopra del ristorante lungo il tetto. Possiamo anche ammirare una conchiglia di San Giacomo. Chi andava in pellegrinaggio a San Giacomo di Compostela faceva tappa a Pierrelatte per riposare.

9 - Piazza Xavier Taillade

Intorno ad essa, vi sono diverse case tipiche case di Pierrelatte a uno o due piani con una soffitta, con piccole finestre asciugatrici. E 'alla fine della Grande Rue, via molto commerciale. Spettacoli, eventi, fiere e mercati sono presenti in questa piazza durante tutto l'anno.

10 - La Grande Rue10 –

Le case in questa strada, costruita sullo stesso modello come in piazza Xavier Taillade, possiamo ammirare anche belle case borghesi con decorazioni di facciata. E 'la via dello shopping di Pierrelatte, dove troverete numerose boutique, specialità e gentilezza. Strada semi-pedonale, è chiusa al traffico durante le manifestazioni. 1

11 – Il vecchio mulino-

Possiamo vedere qui gli ultimi resti del mulino a vento di Pierrelatte.Th

e

Pont du Gard.

    Conosciuto principalmente per il suo acquedotto romano il sito di Pont du Gard ha i realtà una storia più antica che risale alla preistoria.

   Numerose grotte preistoriche sono state esplorate nei dintorni dell’acquedotto romano.

   La grotte de la Balauzière, classificato monumento storico nel 1958, situata sopra il Gardon è stata oggetto di rilievi archeologici tra gli anni 1930 e 1950. Ha rivelato tracce di occupazione umana durante il paleolitico moderno ( 80.000-50.000 A.C.) costituiti da resti fossili e utensili in selce.

  La grotte de la Sartanette è una vasta cavità con due ingressi, i due corridoi si congiungono nella « salle des Morts ».

   Sono stati rilevati resti fossili risalenti all’epoca paleolitica ( 700.000-600.000 A.C.).

 Sono stati scoperti anche resti corrispondenti alle prime agricolture sedentarie della regione ( 7.000 A.C.).

   La grotte de la Salpêtrière, classificata monumento storico nel 1931, è uno dei maggiori siti della preistoria francese.

   Essa reca i resti stratificati per circa 6 metri che rappresentano 20.000 anni di storia dell’uomo.

   Situate nella valle de la Sartanette, la grotte du Taï è conosciuta nella letteratura dal 19° secolo. E’ stata oggetto di rilievi e scavi tra gli anni 1960 e 1970, dopo il 2001 un’equipe del CNRS che ha condotto le ricerche ha reso noto che la grotta è stata utilòizzata in diverse fasi del neolitico.

 L’acquedotto romano.

   Capolavoro dell’architettura antica, l’acquedotto di Pont du Gard è una delle più belle costruzioni romane della regione.

   Costruito dai romani nel primo secolo dopo Cristo, con i suoi 49 metri di altezza è il ponte acquedotto più alto al mondo.

   E’ composto da tre serie di archi, 6 archi al primo livello, 11 al secondo e 47 al terzo, è rilevante il fatto della suo eccellente stato di conservazione, che permette di vedere ai nostri giorni un’opera creata dal genio umano.

   E’ il solo esempio di ponte antico a tre file di arcate ancora esistente, oltre un migliaio di uomini hanno partecipato alla costruzione dell’opera in soli 5 anni.

   Costruito tra il 40 e il 60 D.C. sotto gli imperi di Claudio e di Nerone, l’acquedotto di cui il ponte fa parte ha alimentato la città di Nimes.

   La città chiamata ai tempi Nemausus ha conosciuto in quel periodo una tale espansione che si è deciso di costruire un’acquedotto che le permetteva di accrescere il suo prestigio e fare di Roma la sua città modello.

   La realizzazione dell’opera ha dato alla città un grande prestigio, fontane, terme, acqua corrente nelle ricche dimore, salubrità delle strade hanno contribuito al benesserte della popolazione.

   Grazie ad una pendenza di 25 cm. per chilometro, la più scarsa realizzata all’epoca ( 12,17 m.  per 50 chilometri) l’acquedotto recava dai 30.000 ai 40.000 metri cubi di acqua corrente al giorno, prelevata da una sorgente nei pressi di Uzès.

   Il canale dell’acquedotto ha una larghezza costante di 1,35 m. ed è ricoperto da una volta e protetto da un’intonaco di calce.

   Sotterraneo per circa il 90% della sua lunghezza il resto è costituito da ponti, ponticelli e ponti ad arcata continua, 19 elementi.

   Parte dell’opera è ancora visibile sul percorso da Uzès a Nimes, queste vestigia vengono regolarmente controllate e soggette a restauro e consolidate, per gli amanti della storia viene proposto un percorso esplorativo.

 La vecchia cava.

   Situata a 600 metri a valle del ponte sulla riva sinistra del Gardon, la cava de l’ Estel è stato uno dei principaòi siti di estrazione della pietra utilizzata per la costruzione del ponte.

   Recenti scavi archeologici hanno permesso di mettere a nudo il cantiere antico e i luoghi di taglio che hanno permesso di comprendere le tecniche utilizzate dai romani. I blocchi di pietra sono stati trasportati, secondo la localizzazione dei cantieri, per via d’acqua e per via terra sino al raggiungimento dei luoghi di lavoro.

   Nel XVIII secolo all’epoca della costruzione del ponte stardale (Pont Pitot) la cava ha avuto un nuovo importante momento di estrazione, nonostante i secoli che separano i due periodi i procedimenti di estrazione e taglio avevano subito poche variazioni non rilevabili se non da osservatori specializzati.

    La cava è nell’inventario dei monumenti storici, ma è chiusa al pubblico, ma ricostruzioni in scala reale sono visibili nel museo.0 - La Grande Rue10 - La Grande Rue10 - La Grande Rue

Riez.

Al cuore del Parc Naturel Régional du Verdon, a 525 metri, sul bordo della Provenza angolo accogliente e tranquillo, e il primo montagne delle Alpi, Riez, citato carattere, vi accoglie in un ambiente protetto.

La prossimità del Gorges du Verdon e il lago di St. Croix offre molte attività.

 Visitare il villaggio è attraverso secoli di storia, di passato, i negozi di antiquariato, ma anche passeggiare all'ombra delle cento e godere la freschezza delle sue nove fontane e lavatoi.

 Il Patrimonio

Saint-Maxime è una collina che domina la confluenza di tre valli confluenza di importanti vie di transito. Su questa collina, il popolo di pre-romana Reii costruisce un importante oppidum (alloggi in altura).

 E 'in pianura, per contro, che l'imperatore Augusto, fonda alla fine del primo secolo aC, la città conosciuta come Julia Augusta civitas Reiorum Apollinare, l’ attuale capitale del dipartimento Alpes-de-Haute-Provence. La città sta crescendo ed è piena di monumenti: bagni pubblici, forum, templi ....
 Quattro maestose colonne di granito, i ricordi di un tempio tétrastyle evocano questo prestigioso passato.

 Con l’avvento del cristianesimo, la città, afferma la sua posizione dominante sul territorio diventando la sede di un vescovado. Una casa per vescovi è stata costruita nel corso del quinto secolo sulle rovine di antiche terme. Due personaggi segneranno questo periodo: St Maxime St Faust e la cui influenza si irradia in tutta la Provenza. Il battistero è eccitante e raro esempio di questo periodo, più a est, i resti della cattedrale cristiana.
 Riez rimane vescovado fino al la Rivoluzione.

 Durante il XIV secolo, viene costruita la cinta muraria punteggiata di torri attorno al villaggio., l’accesso è consentito da due porte, e le porte Aiguière San Sol.

 La città ha la sua massima fioritura nel XVI secolo, sono costruiti molti alberghi, alcune facciate sono ancora visibili al centro del villaggio. L'arte del gesso si sviluppa  e invade la città con serie di scale scolpite, soffitti e camini.

 Dopo questo periodo di successo, la città ha subito un declino, che peggiora con la perdita del quartier generale della diocesi, durante la Rivoluzione Francese.
 Riez quindi diventa un piccolo villaggio rurale, come molti in Provenza, che esercitano l'agricoltura e la cultura tradizionale.

 La prossimità delle Gorges du Verdon e la creazione del lago di St. Croix promuoverà lo sviluppo del turismo. Così, Riez offre gli amanti della natura e amanti del turismo culturale, una vasta gamma di attività.

 

Roussillon.

 

Roussillon, piccolo centro del dipartimento della Vaucluse, un territorio dominato dall’evocativo Monte Ventoso (Ventoux) di petrarchesca memoria.

All’imbocco del paese ci accoglie un imponente sperone d’ocra: qualsiasi ora sia, il colore sarà diverso. Qui la terra parla, e racconta molto più di quanto avremmo immaginato. È l’ocra. Una cascata minerale che attraversa tutte le gradazioni del marrone, partendo da un bruno rossastro sulla sommità e precipitando lungo il beige, il rosso, il bianco, il giallo. Per decine di metri. Creste, pinnacoli e particolari formazioni erosive graffiano questa roccia e si impongono alla vista, testimoni fieri della storia del luogo. Rari esempi ricordano altrove una simile morfologia e, soprattutto, una tale intensità e continuità cromatica. Non dovremo essere geologi per emozionarci.

Roussillon, altrimenti detto Rossiglione, è raggiungibile facilmente dall’Italia: non lontano dalla Costa Azzurra e dalla Bassa Provenza, la strada si inoltra nell’entroterra fra panorami suggestivi di alture e valli.

Sono proprio le rocce d’ocra ad avergli reso fama, ieri come oggi. Estesi giacimenti minerali presenti in questo territorio, dagli aspetti interessanti dal punto di vista scientifico ma, soprattutto, di riconosciuto pregio per le applicazioni pratiche diffuse in ogni epoca e in tutto il mondo. Se infatti quest’area – che comprende anche il vicino villaggio di Rustrel, a una quindicina di chilometri – è turisticamente nota come il Colorado Provenzale, per la forte suggestione di un ambiente indescrivibile appieno a parole – un paesaggio naturale che la consolidata tradizione estrattiva ha reso lunare, dove il suolo e la terra paiono emergere su borghi e vegetazione, sovvertendo le regole comuni del panorama – sono tuttavia le sue caratteristiche geologiche ad averne costituito la vera storia culturale.

Questi minerali terrosi sono infatti da sempre utilizzati come pigmenti, grazie alle loro proprietà coloranti. Fra le più comuni sono degne di nota l’ocra gialla, che può essere costituita da ossido di molibdeno (molibdenite), da idrossido di ferro (limonite) o di antimonio (stibiconite), e l’ocra rossa, una varietà terrosa di ematite. Proprio queste due varietà trovano l’eccellenza a Roussillon.

A Rustrel l’estrazione dell’ocra avveniva a cielo aperto: si diboscava il suolo, eliminando lo strato sterile, e si faceva saltare con l’esplosivo la copertura ferrugginosa; poi il terreno veniva lavato, in modo da separare il prezioso minerale dalla sabbia. L’ocra quindi veniva convogliata nei bacini di decantazione, dove asciugava al sole per assumere la consistenza giusta per la lavorazione.

Ricordare qui a cosa sono serviti i colori nella storia dell’uomo non serve. A partire dall’arte, che vanta un ventaglio di applicazioni fin dalla preistoria, per arrivare alla massima espressione della pittura negli affreschi del Rinascimento; in quest’epoca si diffuse tra i grandi maestri la cosiddetta sanguigna, un bastoncino di ocra rossa simile a un gessetto di roccia pura, con cui Giorgione e gli altri tracciarono gli schizzi dei loro capolavori.

Anche prima, dall’altra parte della Terra, le culture azteca e maya impiegarono grandemente l’ocra nelle diverse tonalità, e i cosiddetti pellerossa del Nord America vennero così definiti per il costume di tingersi la pelle del corpo con questo pigmento. Più di recente la xilografia e, in età moderna e contemporanea, l’arredamento con la creazione di stucchi e la colorazione del legno hanno fatto dell’ocra larghissimo uso. Fino a far coincidere il nome del minerale con il colore corrispondente, massima esaltazione semantica.

In queste antiche miniere, che oggi ci appaiono come un modello paesaggistico di autentica bellezza, gli strati di ocra si ammucchiavano fino a raggiungere uno spessore di una quarantina di centimetri: quando il materiale assumeva la consistenza del burro, la superficie veniva rigata con una sorta di aratro a quattro punte al triplice fine di accelerare l’evaporazione, evitare la formazione di crepe e preformare i mattoni d’ocra.

Tornando fra queste rocce e questi colori, non possiamo distrarci dal contemplare passo passo il territorio. Roussillon vanta la stessa radice etimologica del termine rosso, ma lo stesso borgo già tradisce la sua natura: le facciate delle case rispecchiano l’armonia del caleidoscopio ambientale circostante, e non un solo colore si mostra uguale ad un altro, anche perché qui la luce sembra esaltare e riflettere senza sosta un arcobaleno rivelato ed emerso, e ogni ora del giorno, o della notte, rimescola le carte. Un trompe-l’oeil a cielo aperto, che dalla semplice pittura abbraccia anche la scultura naturale, se si considerano le innumerevoli forme delle rocce, plasmate dagli agenti atmosferici tanto quanto dall’attività mineraria.

Imperdibile una passeggiata lungo la Chaussée des Géants, quel Viale dei Giganti che si può apprezzare percorrendo un sentiero attrezzato scavato nell’ocra e che abbaglia nelle sue mutevoli sfumature del giallo, dell’arancione e del rosso scuro. Chi si è preso la briga di contarle ha definito quindici tonalità diverse: ma non c’è da fidarsi di un occhio umano, evidentemente.

Il primo cantiere di lavaggio dell’ocra fu insediato in questa zona nel 1871. Già nel 1900, quasi 21 mila tonnellate del minerale erano prodotte da una decina di cantieri, divenuti 22 nel 1925. La fine del ciclo produttivo data al 1992.

Fino ai primi anni del Novecento questo fu il cuore dell’area estrattiva, che continua attualmente con volumi assai ridotti. Il Museo delle Ocre e Pigmenti Applicati di Roussillon, oltre al territorio tutto da scoprire, offre al visitatore un’esauriente conoscenza della storia del luogo: è aperto tutto l’anno (www.okhra.com, sito ufficiale in lingua francese e tedesca). Il vicino Colorado Provenzale è fruibile attraverso sette sentieri predisposti, diversificati per lunghezza e impegno: pannelli esplicativi posti all’ingresso dell’area avvertono sull’accessibilità dei luoghi, siccome la zona calanchifera è tuttora soggetta a fenomeni erosivi.

Le ocre dunque sono lì ad aspettarci: questa terra ne racconta davvero di tutti i colori.

 

Saintes-Maries-de-la-Mer e il Parc Ornithologique de Pont de Gau.

 

Appena a nord di Arles la metropoli romana della Provenza, il fiume Rodano si divide in due: a ovest il "Petit Rhône" che fluisce verso sud-sud-ovest per la "Petite Camargue", Aigues Mortes, e Saintes-Maries-de-la - Mer, e a sud-est invece il "grand Rodano", che abbraccia i grandi bacini del sale (Salin de Giraud) e i complessi industriali petrolchimici di Porto St.Louis, Port de Bouc, e Fos sur Mer. Tra e intorno a loro si trova la grande palude del delta del sale conosciuta come la Camargue. Saintes Maries de la Mer è il cuore pulsante di questa regione e i suoi negozietti di artigianato uno dei punti di forza per una vacanza in Camargue.

Come arrivare:
Saintes Maries de la Mer si trova in buona posizione per esplorare la regione Camargue, anzi è quasi l'unico paese di rilievo in tutta la regione.
Saintes Maries de la Mer si trova sul bordo meridionale della Camargue, nel sud della Provenza, sul Mediterraneo. E 'raggiungibile più facilmente da Aigues-Mortes a ovest o Arles se si proviene da nord-est lungo la D570. Questa strada fornisce un esperienza particolare chiamata in francese "dépaysement" (una sorta di dissociazione fisica e spirituale). Bruscamente la terra perde la sua verticalità: pianura, mare, cielo vengono a convergere su di un piano orizzontale con la luce del sole che immerge di colori caldi un panorama che non ha paragoni in tutta la Provenza.

Il clima della Camargue è piuttosto arido in estate, e dominato lungo tutto il corso dell’anno dai colpi di mistral, il teso vento da nord che soffia intensamente lungo la valle del Rodano, e che in certi periodi dell’anno può soffiare ad elevate velocità, oltre a 100 km/h spazzando la regione intorno a Saintes Maries de la Mer.

Saintes Maries de la Mer: cosa fare e cosa vedere.
Posizionata su di una stretta isola fluviale nel delta del Rodano la città è quasi completamente circondata da acqua, e numerose spiagge e dune sono a portata di mano per gli amanti del mare, così come la possibilità di esplorare la regione Camargue, alla ricerca dei famosi cavalli o per fare del birdwatching.

Tutto sommato Saintes-Maries-de-la-Mer è una piccola città, dominata dalla sua chiesa, e circondata da strade brulicanti di attraenti ma semplici case bianche, molti di loro ora incentrate sui negozi e le botteghe del mercato turistico.

La chiesa fortificata di Saintes-Maries-de-la-Mer è il pezzo forte della città, costruzione di grande fascino di notte è ancora più suggestiva quando le luci avvolgono le calde tonalità della pietra della costruzione. Il nucleo originale della costruzione era un semplice priorato nel 11° secolo, noto come Notre-Dame-de-la-Mer (la Madonna del mare), più tardi divenne una chiesa che venne successivamente fortificata per difenderla contro il predoni che arrivano via terra ed anche via mare, ai tempi della pirateria. Il bon roi René d'Anjou, Conte di Provenza, la ribattezzò con il nome di Les Saintes-Maries-de-la-Mer nel 15 ° secolo, quando divenne un importante santuario e la città stessa ha adottato questo "nuovo" nome nel 19° secolo.
A lato della chiesa si trova un ingresso separato dove si può salire (a pagamento) sui bastioni e contemplare il panorama della città e su parte della Camargue.
Non distante dal mare si trova un grande arena, dove si svolgono le corride secondo lo stile della Camargue, e quindi incruente con i tipici tori neri del sud della Francia.

Un altro punto di interesse è il Musée Baroncelli: espone oggetti tipici della cultura contadina, e è dedicato lla figura di Baroncelli che fu un promotore dell’incontro tra popolazioni locali e comunità di zingari. Anche per questa opera è da circa 500 anni che qui il 24 e il 25 maggio migliaia di gitani vegono a Saintes-Maries-de-la-Mer per partecipare alla processione della statua di Ste.-Sarah che dalla chiesa viene accompagnata fino alla spiaggia cittadina.
Un'altra processione importante si svolge il 22 ottobre, in occasione della festività di Marie Salome.
Una escursione assolutamente da compiere è quella che conduce al Parc Ornithologique de Pont de Gau, situato ad appena 4 km dal centro di Saintes-Maries-de-la-Mer.
In un ambiente naturale di circa 60 ettari ci sono sette km di sentieri circolari che attraversano tutti gli ambienti speciali della Camrgue: paludi, stagni, canneti, prati, barene etc... La grande diversità dei vari habitat sostiene la presenza di un gran numero di specie di uccelli, stanziali o migratori. Qui tutto è stato progettato per facilitare la presenza e l'osservazione di diverse centinaia di fenicotteri, aironi, cicogne, rapaci, passeri e altri piccoli trampolieri. E’ il luogo perfetto per potere fare le vostre migliori fotografie della Camargue!


 Saint Paul de Vence


Un piccolo e romantico villaggio medievale abbarbicato sulla montagna per sfuggire agli attacchi saraceni. Questo piccolo e romantico villaggio medievale, interamente pedonale, sorge alle spalle di Cagne-sur-Mer, abbarbicato sulla montagna per sfuggire agli attacchi saraceni. Fra le sue stradine, scalinate, fontane e piazzette, troverete angoli di pura poesia, a patto di evitare gli orari di punta di cui gli autobus riversano orde di turisti a caccia di souvenir. È il luogo dove vivono artigiani e pittori, da sempre meta privilegiata di artisti e intellettuali. Merita fermarsi una notte, quando il paese si svuota dai visitatori e il rumore delle cicale invade il silenzio della sera, indugiando fra una cenetta romantica nei localini del paese e una romantica passeggiata lungo le mura, da cui si gode una magnifica vista sulla vallata e fino al mare. Da vedere Almeno una delle 60 gallerie d’arte e botteghe artigiane che qui hanno dimora. Giovani e anziani che giocano alla petanque sotto gli alberi frondosi nella piazza all’ingresso del villaggio. Fondation Maeght: conserva un’eccezionale raccolta di opere di grandi artisti come Chagall, Giacometti, Mirò, Matisse esposte a rotazione oltre a mostre temporanee sempre di grande livello. Bellissimo il labirinto di Mirò, un sentiero che si snoda nel lussureggiante giardino del museo dove sono collocate le sculture dell’artista spagnolo. - https://www.provenzafrancia.it/costa-azzurra/saint-paul-de-vence/

 

Saint Remèze.

    A pochi minuti dalla valle del Rodano, Saint Remèze è un villaggio tradizionale della Bassa Ardèche e beneficia di una situazione geografica incomparabile tra la Riserva Naturale delle Gorges de l’ Ardèche, la valle del Rodano e le Plateau du Laul.

   Qui troviamo più di 4.000 ettari di natura incontaminata e splendida da scoprire attraverso le passeggiate a piedi o in mountain bike, un luogo ideale per il plein air ed il riposo.

   Si possono scoprire, apprezzare ed acquistare i prodotti agricoli direttamente dai produttori, lavanda, miele, vino AOC Cotes du Vivrais.

   Sul piano turistico due grotte di rilevanza internazionale vi invitano ad un viaggio eccezionale nelle profondità della terra: l’ Ave Marzal con il suo zoo preistorico e le Grotte della Madeleine, troviamo anhe la Maison de la Réserve Naturelle des Gorges de l’Ardèche (esposizione sulla flora e fauna locali)ed il belvedere con la vista sulle Gorges, da visitare anche l’allevamento dei lama, Ardèche Lamas, la distilleria ed il museo della Lavanda che percorre la storia della lavanda e della sua distillazione.

  

Grotte de la Madeleine

    Le Grotte de la Madeleine costituiscono una delle più sorprendenti opere formate dalle acque sotterranee, lo spettacolo di suoni e di luci vi sorprenderà, il Belvedere de la Madeleine il più bel punto di vista sulle Gorges de l’Ardèche.

 

Aven Marzal

    L’Aven Marzal, un emozionante sito unico in Europa dove sono raggruppati una grotta, un museo del mondo sotterraneo e uno zoo: la foresta dei dinosauri.   

  

Zoo Préhistorique

   Il primo zoo preistorico di Francia creato nel 1983. In un parco di 3 ettari sono stati realizzati a grandezza naturale, sotto il controllo dei palenteologi, scene di animali e personaggi preistorici

 Musée de la Lavande

    Visita guidata di un’ora, con video sull’evoluzione degli alambicchi attraverso gli anni, si può vedere la differenza tra le diverse specie di lavanda, la cultura della distillazione di questa pianta, un viaggio che vi trascinerà nell’universo meraviglioso di colori e fragranze.

Ardèche Lamas

   Su tre ettari di natura protetta ai bordi della riser a delle Gorges de l’Ardèche, l’approccio senza barriere con un gregge di circa 150 lama selezionati dalla migliore genetica mondiale.

 

 Salavas.

  

  Situato ai bordi dell’Ardeche di fronre a Vallon Pont d’Arc, con un rilevante patrimonio storico, Salavas è un grazioso e pittoresco villaggio.

    Circondato da boschi di quercia e pinete, il villaggio è costituito da case in pietra e strade a pavè.

   Durante il periodo estivo sono organizzate feste, mercati notturni, visite guidate gratuite del villaggio.

   Les Fouilles de la Gleizasse.

   Si possono visitare, solamente su prenotazione, i resti delle due antiche chiese parrocchiali di Saint Julien e di Saint Jean, distrutte dai protestanti durante le guerre di religione del 1562.

   I resti sono iscritti nell’inventario dei Monumenti Storici dal 1981.

   Il cuore della chiesa di Saint Jean fu costruito sulle rovine di un tempio o di un piccolo mausoleo gallo-romano.

   La chiesa di saint Julien, più piccola della prima, fu costruita sullo stesso piano e a due metri dall’altra, disposta parallelamente, durante lo stesso periodo.

   Più volte furono ricostruite, sempre sulle basi delle percedenti chiese di origine paleocristiane, l’ultima ricostruzione è stata fatta in stile romanico.

   Il cimitero parrocchiale, costruito nel XII secolo fu utilizzato fino al XVIII secolo.

   Aperto tutto l’anno tutti i giorni.

 

Salon de Provence.

 

Il paese di Nostradamus

E' innegabile che provochi qualche brivido pensare che in questo tranquillo paesino della Provenza abbia vissuto il più famoso astrologo e profeta di tutti i tempi. A Salon de Provence Nostradamus ha vissuto e vi è morto, scrivendo le sue famose centurie che secondo molti hanno previsto e continuano a prevedere i più importanti avvenimenti del mondo. Salon è un paese piccolo, pulito, ordinato e con poche cose da vedere: merita comunque una visita, anche solo per entrare nella casa di Nostradamus e visitarne il museo.

 Come arrivare

Salon de Provence si trova al centro della Provenza ed è facilmente raggiungibile da tutte le destinazioni principali

Cosa visitare a Salon de Provence

Il centro di Salon è molto piccolo e si gira tranquillamente a piedi. Proprio all'inizio del centro c'è un grande parcheggio sotterraneo in cui lasciare l'auto. Da lì pochi passi conducono nel centro: la prima cosa che noterete è La château de l'Empéri, che sorge al centro della città e fu l'antica dimora degli arcivescovi di Arles. Dopo la ripida scalinata si entra nel castello che dopo aver ospitato per secoli molti re francesi, oggi è adibito a Museo dei Costumi militari francesi. Ci sono circa 30 sale che mostrano la storia degli eserciti francesi da Luigi XIV al 1918. Scendendo dal castello e andando verso sinistra, si raggiunge la casa di Nostradamus. Poco più avanti, per Rue de l'Horloge, si visita la strana Fontana di Muschio, portafortuna della città che esisteva già dal XVI secolo. Il calcare uscito dall'acqua e il muschio hanno preso possesso della fontana, dandole questa strana forma di fungo gigante. Tornando indietro lungo Rue de l'Horloge si giunge alla piazzetta con la Casa Museo di Nostradamus.

Casa Museo di NostradamusLa Casa di Nostradamus è un museo dedicato alla vita del famoso astrologo che dal 1992 si trova nella casa dove Nostradamus visse dal 1547 al 1566, anno della morte. Uno spazio multimediale permette di scoprire la vita dell'astrologo raccontando l'infanzia a Saint-Rémy-de-Provence, la formazione di medico fino alla svolta da astrologo e futurista. Il museo comprende anche un secondo spazio che però ospita mostre temporanee che variano durante l'anno. C'è una piccola libreria dedicata al 1500, il secolo di Nostradamus e l'immancabile vendita di Souvenir. Per gli studiosi, sono disponibili su richiesta le copie delle sue opere più famose. Il Museo è aperto dal Lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18. Sabato e domenica dalle 14 alle 18. Il biglietto costa 4 € per persona.

Dove mangiare a Salon de Provence

Proprio ai piedi del Castello de L'Empéri c'è un pub in stile inglese ma che prepara ottimi piatti locali. Da provare la carne e da evitare, ovviamente, quello che loro chiamano pizza con mozzarella.

 Cosa comprare a Salon de Provence

Salon de Provence è la capitale dell'olio d'oliva provenzale, che è ottimo e non ha nulla da invidiare ai migliori olii italiani. Con l'olio d'oliva si fabbrica il famoso Sapone di Marsiglia, che a Salon si trova in molti negozi in confezioni e pezzi singoli di tutte le misure.

 

Sampzon

    Dominato da una roccia con una panoramica eccezionale, il villaggio turistico di Sampzon è situato in un’ansa del fiume Ardeche che ne favorisce le attività nautiche la balneazione e la pesca, è anche una base di partenza per passeggiate ed escursioni a piedi, a cavallo e in mountain bike dentro ad una natura dalla bellezza selvaggia, pannelli di orientamento si trovano sulla piazza della chiesa.

  Da non perdere la rocchia di Sampzon e il vecchio villaggio, la chiesa di origine romana illuminata la notte.

 10 campings

 

 

Sault (Saut) visita al piccolo borgo provenzale.

 

Sono meno di duemila gli abitanti della piccola Sault, in occitano provenzale Saut, che se ne stanno abbarbicati su uno sperone roccioso e dai balconi lanciano lo sguardo verso le distese sconfinate di lavanda in fiore. Sault è un villaggio francese nel dipartimento della Vaucluse, nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, antica capitale della contea, incastonata come una gemma preziosa tra il Monte Ventoux, le montagne di Vaucluse e la Lure.

Il fatto che sia una località protetta dall’UNESCO, che sia circondata da campi di grano e da foreste di querce, e che goda di un clima idillico in ogni stagione, probabilmente basterebbero a convincere qualche turista ad avventurarsi nel piccolo borgo provenzale. Tuttavia lo splendore di Sault è legato soprattutto ai campi di lavanda, che la cingono nel loro abbraccio odoroso: le spighe violacee danzano al vento tutt’intorno alla cittadella, mentre il loro profumo fresco si fonde nell’aria al profumo di timo e al frinire delle cicale accaldate.

Tutto, a Sault e nell’Alta Provenza, è dominato e costruito intorno alla lavanda, o perlomeno influenzato dalla magia di questo fiore incantevole: la storia economica, le festività e i percorsi turistici ruotano intorno alla coltivazione e all’utilizzo del caratteristico arbusto, a partire dalla famosa Route de la Lavande. Si tratta di un itinerario a tema, pensato da un’associazione apposita affinché i turisti possano conoscere e godere appieno del paesaggio della lavanda: passando da un borgo all’altro e attraversando le distese coltivate si ha la sensazione di trovarsi in un mondo diverso, dove il tempo si è fermato e la natura regala all’uomo panorami spettacolari.

Sault può essere il trampolino di lancio ideale per esplorare la zona circostante, specialmente se si sceglie di visitarla all’inizio dell’estate, nel periodo della piena fioritura. Il clima è comunque sempre clemente e gradevole, caratterizzato da temperature miti e precipitazioni quasi assenti: in primavera la vita all’aria aperta è una coccola per i sensi, quando la brezza è tiepida ma non troppo calda e i mandorli si ricoprono di fiori bianchi; in estate si fa largo tra il viola della lavanda l’oro del grano, e in luglio e agosto le temperature medie vanno da una minima di 19°C a una massima di 29°C. Anche l’autunno continua a stupire, con il suo sapore squisitamente malinconico e le tonalità brune che iniziano ad avere la meglio, mentre l’inverno diventa freddo ma mai troppo rigido: in dicembre e gennaio le temperature medie variano infatti tra una minima di 3°C e una massima di 13°C circa.

Ma oltre ad usare Sault come base per le esplorazioni della zona, varrà la pena conoscere il cuore stesso del piccolo borgo, custode di alcune perle interessanti e pittoresche. Il miglior modo per apprezzare la visita alla cittadina è seguire il percorso cosiddetto “Une heure sur le pas de Loup d’Agoult”, pensato dall’Ufficio del Turismo in modo che gli ospiti, in un’ora di passeggiata circa, possano assorbire il meglio dell’antica capitale della contea.

Da vedere è certamente la Chiesa Parrocchiale, classificata Monumento Storico quando portava ancora il suo antico nome, Notre Dame de la Tour, poi ribattezzata Saint Saveur e in seguito Notre Dame de la Trasfiguration. Per approfondire la storia del borgo vale la pena di vedere il Museo Municipale, il più antico della provincia, fondato nel 1859 da Monsieur Henri Chrestian e divenuto comunale nel 1863. L’esposizione include collezioni preistoriche, gallo—romane, medievali, di mineralogia, oggetti egizi e diverse opere pittoriche.

Un’occasione speciale per vivere di persona lo spirito del villaggio è il mercato artigianale, che dal 1515 riempie la piazza principale di bancarelle ogni mercoledì, mentre l’importanza della lavanda è testimoniata dal ricchissimo giardino della lavanda, che include oltre 100 varietà della pianta, e dall’esposizione annuale organizzata dalla Maison de l’Environnement et de la Chasse sul tema della coltivazione e del suo utilizzo.

Ogni 15 d’agosto, poi, l’arbusto dai fiori viola è protagonista della celebre Festa della Lavanda. Si tratta di una giornata all’insegna dell’allegria e del divertimento, con sfilate folkloristiche, spettacoli equestri, concerti, ma soprattutto con l’allestimento di esposizioni e mostre sugli antichi mestieri e con le bancarelle dedicate alla lavanda.

Raggiungere questo borgo senza tempo, avvolto dai campi fioriti e baciato da un sole onnipresente, non è difficile ed è possibile con vari mezzi. Chi viaggia in autostrada può prendere la A7 e scegliere tra tre alternative: uscire a Orange, a 66 km da Sault; uscire a Avignon-Nord, a 61 km; oppure a Cavaillon, a 57 km. In alternativa si può viaggiare sulla A51 e uscire a Sisteron, a 70 km dalla meta finale.

 

St Remy-de-Provence

 

Tra Nostradamus e Van Gogh

St Remy de Provence ha avuto il privilegio di veder nascare in uno dei suoi palazzi Michel de Nostradamus, che però ben presto tradì la città natale per trasferirsi, vivere e morire nella vicina Salon-de-Provence. Il percorso inverso lo fece Vincent Van Gogh che proveniente da Arles si fece ricoverare nell’Hôpital Saint Paul de Mausole. Affascinato dalla luce di St.

Remy e dai paesaggi circostanti, Van Gogh rimase in città per circa un anno dipingendo circa 150 quadri. Il museo dedicato al pittore e le rovine dall'antica Glanum sono le attrazioni principali che spingono i turisti verso questa tranquilla cittadina provenzale.

 Come arrivare a St. Remy de ProvenceSt. Remy si trova al centro della Provenza, nel triangolo tra Marsiglia, Avignone ed Arles. Si raggiunge facilmente con molte strade locali, anche se la via più veloce è l'autostrada A7 con uscita a Cavaillon e seguendo le indicazioni per St. Remy.

 L'antica Glanum

Poco fuori il centro città ci sono le rovine della antica Glanum, abitato celto-ligure poi ellenizzato nel periodo tra il II e I secolo a.c fino alla romanizzazione sottto l'imperatore Augusto che trasformerà Glanum in un importante centro romano con un forum, una basilica e la curia. Gli archeologi ritengono che quello che resta dell'antica Glanum sia solo una piccola parte della città dei romani, grande e maestosa, tanto da rivaleggiare in bellezza con Marsiglia, Arles e Orange. La visita di Glanum inizia dalla zona sacra in cui ci sono i tempi dedicati alla Fonte Sacra. Nella parte centrale del percorso si incontrano i resti della Basilica, il Forum, la Curia e altri templi. Si arriva poi alla zona residenziale dove abitavano i ricchi romani, come testimoniano le terme, la villa di Cybele e le altre case.

Informazioni per la visita

Il sito è aperto tutti i giorni, dal 1 aprile al 31 agosto, dalle 10 alle 18.30 Dal 1 settembre al 31 marzo, tutti i giorni escluso il lunedì dalle 10.30 alle 17. Il biglietto costa 6,50 € per gli adulti.

Les Antiques

Per molto tempo si è creduto che tutto quello che restava di Glanum fossero questi due eccezionali monumenti: il Mausoleo del 30 a.C, unico nel mondo romano con uno zoccolo rettangolare e le facce laterali scolpite e adornate con le statue dei dedicatori. Poi c'è l'Arco Trionfale che segna l'ingresso nell'abitato, con statue di prigionieri che si alternano ai classici simboli della Pax Romana.

La casa natale di Nostradamus

Nopstradamus nacque a St. Remy, dove visse fino a quando decise di di trasferirsi a Salon-de-Provence. Una targa ricorda che Nostradamus è nato qui, ma la casa non si può visitare.

Hotel de Sade

Tutto quello che è stato estratto dalla antica Glanum e che non è collocato negli scavi è conservato in questo museo. La quantità di reperti è davvero impressionante: capitelli, colonne, fregi, sculture, oggetti di vita quotidiana. Una straordinaria testimonianza della vita quotidiana dei romani di Glanum, anche se conservata in modo discutibile e abbastanza caotico.

 St. Paul-de-Mausole

Ex monastero del XII secolo, divenne ospedale psichiatrico nel 1700. Il suo ospite più illustre è stato Vincent Van Gogh che si fece ricoverare volontariamente e ammaliato dalla luce e dai paesaggi di St. Remy, rimase in città per un anno, dipingendo oltre 150 quadri.

 Il Museo Estrine dedicato a Van Gogh

La riproduzione delle 150 opere che Van Gogh dipinse durante il suo soggiorno a St. Remy sono ospitate tutte nel Museo Estrine. Il museo presenta un omaggio permanenete al grande artista, con un'esposizione tematica che varia ogni anno. Lo stesso hotel merita una visita per la sua architettura, armoniosa.

Informazioni per la visita

Aperto tutti i giorni dell'anno dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Il biglietto costa 3,20 €.

 
 Saze.

    Situato tra vigneti e terreni arbustivi, il villaggio di Saze conserva il carattere rurale, da cui prende il  fascino.  Immerso tra le colline alle spalle di Signargues , le sue terre punteggiate da grandi siepi di cipresso formano un  caratteristico paesaggio provenzale.  Al crocevia di  numerosi  adatti a piacevoi passeggiate ed escursioni Saze offre ai visitatori la qualità dei suoi paesaggi, ma anche la produzione di vino in molte cantine private.
Il castello:
   Nel villaggio, il castello medievale è stata ricostruito dopo le guerre di religione dalla famiglia Thézan che integra nella costruzioe i resti della vecchia chiesa del XII secolo ..
   Viene restaurato nel XVIII s. dalla famiglia Baroncelli.  Oggi, Splendidamente restaurato, ospita dal 2012  il municipio, una biblioteca e sale d'esposizione.
La chiesa di Saint-Privat:
   Costruita nel 1603, una cappella laterale risalente al 1657 è consacrata a San Sebastiano, patrono del paese, ospita una statua del santo e un grande quadro del suo martirio.
Il sentiero de la Petite Draille:
   Questo percorso didattico permette di scoprire i paesaggi, le attività agricole e i loro sviluppi.
Il castello:
   Nel villaggio, il castello medievale è stata ricostruito dopo le guerre di religione dalla famiglia Thézan che integra nella costruzioe i resti della vecchia chiesa del XII secolo ..
   Viene restaurato nel XVIII s. dalla famiglia Baroncelli.  Oggi, Splendidamente restaurato, ospita dal 2012  il municipio, una biblioteca e sale d'esposizione.
La chiesa di Saint-Privat:
   Costruita nel 1603, una cappella laterale risalente al 1657 è consacrata a San Sebastiano, patrono del paese, ospita una statua del santo e un grande quadro del suo martirio.
Il sentiero de la Petite Draille:
   Questo percorso didattico permette di scoprire i paesaggi, le attività agricole e i loro sviluppi.

Il castello:
   Nel villaggio, il castello medievale è stata ricostruito dopo le guerre di religione dalla famiglia Thézan che integra nella costruzioe i resti della vecchia chiesa del XII secolo ..
   Viene restaurato nel XVIII s. dalla famiglia Baroncelli.  Oggi, Splendidamente restaurato, ospita dal 2012  il municipio, una biblioteca e sale d'esposizione.
La chiesa di Saint-Privat:
   Costruita nel 1603, una cappella laterale risalente al 1657 è consacrata a San Sebastiano, patrono del paese, ospita una statua del santo e un grande quadro del suo martirio.
Il sentiero de la Petite Draille:
   Questo percorso didattico permette di scoprire i paesaggi, le attività agricole e i loro sviluppi.

 

Tarascon. 

    Tarascona molto probabilmente fu fondata dai Greci di Marsiglia, città nella quale Alphonse Daudet vi ha ambientato i suoi tre romanzi: Tartarino di Tarascona (1872), Tartarino sulle Alpi (1885) e Porto Tarascona (1890).

Secondo la leggenda, Marta di Betania, assieme a sua sorella Maria di Betania, raggiunse le coste provenzali nel48, in seguito alle persecuzioni in patria. Più precisamente approdarono nella zona della Camargue, una palude alle bocche del Rodano. Oggi in quel punto vi è il paese di Saintes-Maries-de-la-Mer.

Qui la zona era infestata dalla tarrasque, un mostro che, uscendo dalla sua tana situata nel letto del fiumeRodano, devastava le campagne. Venne ammansito da Santa Marta a colpi di preghiere: ad ogni preghiera il mostro diventava sempre più piccolo.

Quando arrivò a dimensioni tali da risultare innocuo, Marta lo condusse nella città di Tarascona. Qui però i cittadini terrorizzati uccisero la creatura. Ancora oggi l'uccisione della tarasque è celebrata a Tarascona l'ultima domenica di giugno.

   L’immagine della tarasque nel corso de tempi è stata riprodotta in varie forme, sulle facciate dei palazzi e delle case, come scultura sui portali delle chiese, come ornamento dei capitelli dei chiostri, comunque ha sempre conservato le sembianze di un rettile: lucertola, tartaruga, drago, serpente oppure mostro compostonda varie forme di questi animali, non può essere che un anfibio di grandi dimensioni come un coccodrillo.

   Questo animale è arrivato nel Rodano dopo il naufragio di una nave che portava degli animali verso qualche anfiteatro nei pressi del delta.

   Questo spiega perché il mostro è sempre stato mal rappresentato, perché non era un animale della regione. In seguito a queste imprecise descrizioni gli artisti hanno dato libero sfogo alla loro immaginazione con varie rappresentazioni da serpente a drago.

 

Storia di Tarascon.

   Nei tempi passati questa regione terra di forste e paludi dovute agli straripamenti del Rodano emergevano degli isolotti formati dai depositi alluvionali, solo uno di questi era costituito da roccia. Su questo isolotto sperduto si erano insediati i celti ed i liguri, primi abitanti del sito che sarebbe diventato Tarasco.

   I marsigliesi stabilirono un comparto commerciale tre secoli avanti Cristo, più tardi i romani costruirono sullo stesso sito una cittadella per sorvegliare il passaggio sul Rodano.

   Nell’anno 48 la città fu teatro di un avvenimento storico, Marta, missionaria di Cristo sbarcata in Provenza con les Saintes Maries de la Mer arriva a Tarascona e libera la città dal mostro che terrorizzava la regione: la tarasque.

   Ella si stabilisce nella città e fu oggetto di una devozione particolare, diventando la patrona di Tarascon.

   Sotto la protezione della santa la città si ingrandisce e diventa una piazza importante nella regione malgrado la vicinanza di città come Arles e Avignone.

   Numerosi pellegrini arrivano nella città e anche i più grandi re di Francia vanno in raccoglimento sulla sua tomba.

   Nell’anno 500 il re Clovis I accorda una serie di privilegi alla città, privilegi che saranno confermati dai suoi successori, il re Luigi XI eleva la chiesa al rango di Colleggiale.

   Dopo la rivoluzione erano rimasti 15 frati ad accogliere i pellegrini e le varie personalità.

   Nell’anno 843 dopo la divisione dell’impero di Carlomagno, il Rodano diventa una frontiera politica e Tarascona diventa una città con un’importanza strategica di primordine.

   Nel 1435 Renato d’Angiò, soprannominati il Buon Re René, eredita la Provenza e viene a soggiornare sovente nel suo castello sulle rive del Rodano. Riunisce intorno a lui una corte di cavalieri e di artisti, vengono organizzati tornei, feste e giochi, tra i quali il Gioco della Tarsque, che si tramanda ancora oggi nell’ultimo fine settimana di giugno. Alla sua morte nel 1481 la Provenza diventa francese.

   La prosperità della città declina con la rivoluzione, ma del suo ricco passato ha conservato un patrimonio importante.

   Solamente molto tempo dopo che un altro personaggio segnerà la storia di Tarascona, Tartarino di Tarascona nato nel 1872 dalla penna di Alphonse Daudet.

 

Il Castello Medioevale 

 La costruzione dell'attuale castello di Tarascona fu iniziata nel 1401 da Luigi II d'Angiò, dopo che il precedente fu distrutto. La costruzione continuò ad opera del suo primo figlio, Luigi III d'Angiò e fu completata nel 1449 dal suo secondo figlio Renato d'Angiò.

Il castello diventò una prigione nel XVII secolo, fino a quando fu acquisito dallo stato nel 1932.

La Chiesa Collegiale

 La Chiesa Collegiale di Santa Marta è il luogo dove, secondo la tradizione locale, è sepolta la figura di Marta. La chiesa fu costruita per metà nel XII secolo in stile romanico e per metà in stile gotico nel XIV secolo. La cripta è datata III secolo.

L’Ordine dei Cavalieri della Tarasque.

 

   Affinchè la festa della Tarasque fosse degnamente mantenuta ed eseguita il Re Renato fonda il 14 aprile 1474 l’Ordine dei Cavalieri della Tarasque. Lo statuto prevede che i suoi membri devono:

1 – celebrare i giochi almeno sette volte per secolo,

2 – di rispettare la cerimonia e di non risparmiare per la sua riuscita, di fare frastuono, baldoria, fuochi e feste per cinquanta giorni,

3 – di accogliere i visitatori nel miglior modo possibile per dar loro il maggior piacere durante la durata della festa.

   Durante i giorni della festa i cavalieri vestono il costume da parata.

 

Uzès.

 

   Le prime tracce di occupazione a Uzès sono situate ai bordi dell’ Alzon, principalmente intorno alla sorgente dell’ Eure, in seguito conosciuta con il nome di Ucetia era una città fortificata sulla sommità di una collina.

   Nel 50 D.C. I romani decidono di captare la sorgente dell’Eure per alimentare la città di Nimes, costruiscono un acquedotto lungo 50 chilometri sull’esempio di Pont du Gard.

   Uzès è stata la sede di un vescovo dal V secolo alla rivoluzione, i vescovi, molto potenti, avevano il diritto di battere moneta e fare giustizia e nel XIII secolo acquistarono una parte delle signorie di Uzès.

   La rivalità tra i signori di Uzès ed i vescovi era costante e si era convogliata in numerosi conflitti e processi.

   Nel XVIII secolo la diocesi di Uzès era la più vasta della Linguadoca con 193 parrocchie.

   San Firmino, quarto vescovo di Uzès era stato venerato per i miracoli avvenuti durante la peste nel medio evo, le sue reliquie riposano tuttora nella cattedrale di Saint Théodorit.

   Guillaume de Grimoard du Roure, divenne papa col nome di Urbano V dopo essere stato vescovo di Uzès nel XIV secolo.

   L’esistenza dei signori di Uzès era attestata in una carta del 1088, due secoli più tardi (1229) la Linguadoca viene annessa alla corona francese e le signorie di Uzès si distinguono in varie guerre, per la loro fedeltà alla corona vengono nominati visconti, poi conti ed infine duchi. Nel 1632 l’ultimo duca di Montmorency, al tempo Primo Duca di Francia si ribella al Re, viene decapitato e il titolo passa per anzianità ai Duchi di Uzès. La famiglia possiede il castello al centro città ove soggiorna periodicamente da più di mille anni.

   Alla metà del XVI secolo molti cittadini di Uzès sono calvinisti e la citta viene considerata come la quinta città protestante del regno, le guerre di religione provocano la distruzione di tutte le chiese della cittadina. Con l’editto di Nantes del 1685 numerosi cittadini emigrano verso i paesi protestanti in Europa o nelle loro colonie. I “nuovi convertiti” radiati dalle funzioni pubbliche si arricchiscono con l commercio.

   Dal XV secolo si lavorava la lana, in seguito la lavorazione si è dedicata alla seta, ma un’epidemia delle piante di gelso ha tolto alla città la sua attività tessile della quale si occupavano più di 2.000 persone, allora la produzione si è spostata sulla produzione di oggetti in ceramica e sulla produzione di liquirizia.

   Il XX secolo è il periodo della rinascita di Uzès, il suo centro città è salvaguardato dal 1965, comincia allora un periodo di restauro dell’importante patrimonio della città, dal 2008 è classificata « ville d'Art et d'Histoire ».

 

JARDIN MEDIEVAL: nel cuore della città ai piedi della torre del Re e del Vescovo (XII secolo) 

E-Mail:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.   Sito: http://jardinmedievaluzes.blogspot.com

 

LES CERAMIQUES DE LUSSAN: atelier di ceramiche con tema animale, si trova a 20 chilometri da Uzès nel commune di Lussan.

Route de St Ambroix Mas de Fan 30580 LUSSAN

Site: http://www.ceramique-de-lussan.com E-Mail:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

LE DUCHE: il castello ducale chiamato Le Duche 

Site: http://www.uzes.com  E-Mail:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Visite guidate: Place Albert 1er 30700 UZES Tél: +33 (0)4 66 22 68 88

Site: http://www.uzes-tourisme.com  E-Mail:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Campanile ou clocher de la cathédrale: La Tour Fenestrelle collegata alla Cattedrale di Saint Théodorit, è una torre rotonda finestrata, alta 42 metri della quale possiamo ammirare l’armonia delle sue proporzion e la finezza dei suoi decori, la cattedrale stessa fu ricostruita in seguito a numerose distruzioni nel XVII secolo, con una facciata in stile neoromanico. Nell’interno un’organo considerato uno dei più belli della regione.

Visite guidate su richiesta, Tél: 33 (0)4 66 22 68 88 - Fax: 33 (0)4 66 22 95 19

JARDIN DE LA NORIA: si trovano a 5 minuti da Uzès e da de St Quentin la Poterie, conosciuti grazie a due paesaggisti: Arnaud Maurières et Eric Ossart.

Site: http://www.jardin-de-la-noria.com E-Mail:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Musée de roulottes anciennes: a 15 minuti da Uzès in piena campagna all’uscita di St Quentin La Poterie su di un’area di 4.000 mq. Sono aggruppate numerose roulotte datate tra il 1840 e il 1970, restaurate e salvaguardate vengono utilizzate tuttora su prenotazione.

Visite su prenotazione.

Chemin des Sources LA SERRE D'ARCHIMBAUD 30700 ST QUENTIN LA POTERIE
Mobile: +33 (0)6 26 53 40 97 Site: http://www.unsieclederoulottes.com

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Musée autour de la Truffe (tartufo): situato in direzione Alès LES TRUFFIERES D'UZES vi permettono di scoprire tutti i misteri del tartufo, la sua natura e la sua cultura:

Museo dell’arte e della storia di Uzès: museo situato nell’antico palazzo del vescovo, permette di scoprire il ricco passato della città e del suo territorio grazie alle sue collezioni di archeologia, di storia e dell’artigianato, presenta anche un buon insieme di ceramiche caratteristiche della zona, una collezione di dipinti del XVIII secolo ed una sala dedicata allo scivano Andrè Gide

 

Un secolo d pasticceria: all’entrata della città sulla direzione di Avignone troviamo il MUSEE DU BONBON HARIBO.

 

Vestigia dell’acquedotto romano: troviamo i resti del bacino di regolazione delle acque e dell’acquedotto romano che Uzès arrivava a Nimes.

 

Museo della torrefazione: piccolo museo con più di 100 pezi da collezione, visite commentate di un’ora, vendita diretta di caffè, possibilità di creare la propria miscela; torrefazione al fuoco di legna e carbone utilizzando l’ultima macchina di torrefazione francese a legna datata 1905.

 

Istituto Francese del cavallo e dell’equitazione: creato per la conservazione delle razze delle regioni Paca, Corsa e Languedoc-Roussilion. Tutti i martedì e giovedì visite gudate che vi permetteranno di conoscere il ruolo di questa istituzione che risale ai tempi di Lugi XIV.

 

Museo delle ceramiche Mediterranee: nel cuore del villaggio di St Quentin La Poterie a 6 chilometri da Uzès. Situtato dentro ad un’antico frantoio il museo presentale ceramiche tradizionali, semplici e quelle usate nei giorni festivi durante le varie fasi di utilizzazione domestica. Più di 700 oggetti che vanno dal XVIII ai nostri giorni, riratiti in 11 sale.

Maison de la Terre 14, rue de la Fontaine
30700 ST QUENTIN LA POTERIE

Tél: 33 (0)4 66 03 65 86

E-Mail:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Site: http://www.musee-poterie-mediterranee.com



OFFICE DE TOURISME D'UZES ET DE L'UZEGE
Place Albert 1er
30700 UZES

Tél: +33 (0)4 66 22 68 88

Fax: +33 (0)4 66 22 95 19

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Vagnas. 

    Situata ai confini tra l’Ardèche ed il Gard, a qualche chilometro da Vallon Pont d’Arc, Vagnas presenta una gran varietà di paesaggi. Il villaggio conserva tutta la sua vocazione agricola, la sua piazza ombreggiata, le vecchie facciate in pietra, la sua immensa foresta piena di tesori da scoprire con passeggiate che permettono di visitare luoghi carichi di storia ( ville romane, rovine di monasteri, dolmen…).

   L’esposizione permanente “ Le temps de Vagnas” mostra ai suoi visitatori un riassunto della vita nel villaggio dall’età della pietra ai nostri giorni.

Vaison la Romaine.
 
Vaison nella storia.
   E’ dall’alto della rocciosa collina sovrastata dal Castello dei Conti di Tolosa che si vede il sito di Vaison. Il paesaggio che si apre è quello di una cittadina circandata da terreni agricoli.
   Il fiume Ouvèze una volta navigabile separa la Città Alta dalla Città Bassa, costruita sulla citta gallo-romana. Il castello de la Villasse con il suo viale di platani secolari domina le vestigia gallo-romane delle della Villasse. Più a est le colline de Puymin, riconoscibili da un vasto spazio boschivo. Altre vestigia gallo-romane (thermes du nord, villa du Paon) sfuggono allo sguardo.
   I resti della città antica si trovano sotto alla città attuale, si vedono due edifici romani a ovest del La Villasse: la cappella Saint-Quenin e più a sud la cattedrale di Notre Dame de Nazareth con il suo chiostro.
   La presenza umana nella zona è molto antica, ma è stata rilevata solamente facendo approfondite ricerche e sondaggi.
   Si sono trovati resti dell’epoca glaciale (10.000 – 8.000 a.c.), utensili e resti di cibo in una grotta situata sulla destra del fiume Ouvèze, altri reperti risalenti al periodo neolitico (7.000 – 3.000 a.c.) frammenti di coccio decorati con frammenti di conchiglie, di resti della combustione, resti di mura, e pezzi di mobili, infine citiamo la scoperta in un antico negozio gallo-romano di una pentola ancora sul focolare di pietra. Reperti  dell’età del ferro sono stati trovati sulla riva destra dell’Ouvèze, alla base dello sperone roccioso, è su questa altura attualmente occupata dalla città alta che si erano stabilite le prime popolazioni liguri, poi celtico-liguri, con l’invasione dei Voconces la città prende il nome di Vasio Voncontiorum ( Vaison dei Voconces) e diventa la capitale di questo popolo di origine celtica. Con la conquista romana Vasio diventa città federata e non una colonia e comincia la costruzione delle grandi opere, teatri, ponti, acquedotto, terme…. La città conosce il suo massimo splendore nel II secolo, coprendo una superficie di circa 75 ettari: Con la caduta dell’impero romano Vaison diventa un centro religioso relativamente importante, nel 442 e nel 529 si riuniscono 2 concili.
   Nel XII secolo la città si sviluppa nella piana intorno alla cattedrale ed al palazzo episcopale, subisce poi numerose invasioni dovute ai conflitti tra la Contea di Tolosa ed i vescovi, la popolazione cerca rifugio sulla rocca ai piedi del castello costruito dai Conti di Tolosa ma divenuto proprietà papale. Durante il periodo di predominio pontificale che si sviluppa la parte medioevale che possiamo vedere ancora oggi. Nel XVII secolo lo sviluppo della popolazione porta ad occupare nuovamente la pianura.
 
Il sito di Puymin.
 
La casa di Apollo.
   Questa casa prende il nome dalla testa di un Apollo cinto da una corona di lauro, in marmo bianco, ed occupa uno spazio di circa 2.000 metri quadri ma la sua vera estensione verso sud è sconosciuta, ed è là che dobbiamo immaginare l’ingresso principale, a seguire la sala da pranzo, la sala del mosaico, nel cuore della casa la grande sala col pavimento in marmo policromo, gli ingressi dalla va del teatro servivano le zone di attività, le cucine, le latrine e un deposito per il legno.  
  
La Maison à la Tonnelle.
   Questa grande casa di circa 3.000 metri quadri nel I° secolo faceva parte di un modesto abitato nel cuore di un podere agricolo, nel II° secolo la casa viene ampliata e innalzata, il grande cortile è circondato da una sala da pranzo  e un corridoio porta verso una scala, al piano superiore troviamo dei grandi terrazzi e la parte privata della casa, sale, terme, mentre il setore nord è riservato alle attività domestiche e ai servizi.
 
Il santuario a portici.
Questo monumento enorme, in parte porticato, era probabilmente un luogo pubblico destinato a passeggiate forse addirittura come luogo di culto. I suoi portici incorniciato un giardino con una grande piscina e un edificio centrale. Di fronte, nella parete nord, si trova una sala evidenziata da un portico nello stile Rodiano. Le sue dimensioni e la presenza di un altare presumono di trovarsi in un luogo di culto dedicato ad una divinità, un imperatore o una personalità locale. Vi sono state collocate : la copia romana di un originale da parte scultore Policleto, Diadumenos, l'imperatore Adriano e la moglie Sabina.
   Uscendo dal santuario dalle scale nord si accedeva in un quartiere di case modeste e negozi.
 
Teatro.
 
Il teatro antico è protetto come monumento storico dal 1862, testimoniava la prosperità della città di Vasio, è uno dei pochi edifici pubblici oggi visibile, la sua costruzione risale probabilmente al I secolo dC, durante il regno dell'imperatore Claudio, e la sua decorazione che si è arricchita agli inizi del secolo successivo. In conformità con le raccomandazioni emanate dal scrittore latino Vitruvio nel suo trattato di architettura, il teatro fu costruito sul lato nord della collina con pendenza favorevole a tale struttura. Restaurato nel corso del III secolo, il teatro fu probabilmente utilizzato fino all'inizio del IV secolo. Gli storici ipotizzano che fu distrutto agli inizi del secolo successivo, quando il decreto di Onorio (407) ordinò che tutte le province di rovesciare, di rompere o seppellire statue di divinità pagane. E 'forse in questo contesto che sono state gettate nelle parti più profonde del teatro, le effigi di imperatori e divinità di altri che ornavano il muro di scena. E 'anche da questo momento che sono state utilizzate le pietre del teatro come materiale da costruzione per altri edifici, all'inizio del Rinascimento non erano rimaste che due arcate del monumento, segnalati più volte da studiosi e viaggiatori.
   Nel XIX secolo con la creazione di una struttura nazionale per inventariare i monumenti il teatro suscita un nuovo interesse.
   Le dimensioni e la struttura consentono di accogliere fino a 7000 spettatori, distribuiti secondo una rigida gerarchia.
   Della parte riservata agli attori rimangono visibili i resti di un muro, sono visibili anche dodici cavità utilizzate per l’azionamento del meccanismo delle tende, più indietro le fosse utilizzate per i macchinari, decorazione ed effetti scenici, la base del muro di scena scavato nella roccia dà un’idea della decorazione monumentale.
   Attualmente il teatro è oggetto di un restauro che ha il duplice scopo di proteggere le antiche rovine e per meglio adattare il sito per il suo uso contemporaneo.
 
Sito Villasse
  Il sito archeologico di Villasse è la dimostrazione di un quartiere ricco e dinamico con le sue strade, i suoi negozi e le sue terme. Dietro questa animazione urbana, le grandi case con i loro cortili interni, testimoniano la qualità della vita e un lusso riservato ai ricchi.
 
Via delle Botteghe
   Questa bellissima strada è uno degli esempi più significativi di urbanistica della città di Vasio. Il piano stradale è composto da grandi lastre di calcare, disposte irregolarmente per ridurre i sobbalzi delle ruote dei carri che lo utilizzano ogni giorno, la strada è un importante asse nord-sud della città, da est si accedeva attraverso un largo marciapiede e da ovest da un tunnel pedonale nel quale si vedono i pilastri di sostegno dei piani alti delle case,
  Quì, al riparo dalle intemperie e dal sole, gli abitanti potevano fare i loro acquisti, i clienti rimanevano fuori dal negozio ed erano serviti attraverso un finestrone che di sera veniva chiuso da una persiana.
   Attraverso questa via che gli abitanti andavano alle terme, delle quali oggi si intravvedono solamente la grande sala e le latrine, il resto del sito si trova sotto le fondamenta del palazzo delle poste.
   Più in basso l’ingresso della casa del Busto d’argento.
 
Casa del Busto d'argento
 La casa deve il suo nome alla scoperta del busto in argento di un ricco cittadino romano, dalla via dello shopping si entra in un vestibolo, poi un piccolo portico ed una sala forse l’ufficio del maitre, dietro troviamo la parte nobile.
   La casa raggiunge la superficie di 5000 m2, il che rende una delle più grandi case urbane individuate a Vaison.
 
Casa a Dauphin
 Un delfino in marmo trovato sul sito ha dato il nome a questa casa che nel primo secolo aC, era una fattoria, nel secondo cesolo d.c. l’ambiente era diventato urbano e la casa fu ampliata ed abbellita, l’accesso avveniva tramite una scala situata tra i negozi.
 
Il Ponte Romano.
   Il ponte gallo-romano, classificato come "monumenti storici" nel 1840, è il collegamento tra la moderna città bassa e la parte medioeval0e ed è uno dei monumenti più importanti della città. Costruito nel I secolo dC C., è ancorato nella roccia in un restringimento del Ouvèze. Il suo unico arco, 17 m di larghezza e 9 m di larghezza, è composto da cinque archi a pieno cerchio  e si appoggia sulla roccia.
 
Notre-Dame de Nazareth
   Il passaggio da città antica a città medioevale ha portato a notevoli cambiamenti, nuove costruzioni sono state edificate sulle vecchie utilizzando anche parte dei materiali. Con la diffusione del Cristianesimo la città si è evoluta intorno alla cattedrale, sulla rive destra del Ouvèze.
   La Cattedrale di Nostra Signora di Nazareth chiesa madre della diocesi di Vaison ( che contava 40 parrocchie) era il centro di una città medioevale ormai scomparsa.
   Costruita nel XI secolo sulle basi di una basilica paleocristiana è un bell’esempio di stile romano-provenzale, una delle sue caratteristiche è la presenza di antichi pezzi  riutilizzati per la costruzione.
  Annesso al Duomo, il chiostro è formato da  quattro gallerie che circondano il giardino, composte da gruppi di tre archi raggruppati sotto un grande arco, le colonne per la maggior parte sono sormontate da capitelli a foglie d'acqua.
   Le stanze riservate ai canonici (refettorio, dormitorio, sala capitolare ...), serviti dalla galleria chiostro, ormai scomparsi.
   La cattedrale ed è costituita da una navata centrale composta da tre travate fiancheggiata da due navate laterali senza transetto.
   Nella seconda metà del XII secolo, la città è sottoposta a saccheggio da parte dell’esercito comandato dal conte di Tolosa, in disaccordo con il vescovo, Ne consegue la costruzione della torre, che in seguito diventa il castello, e l'abbandono della città medievale nel XIII secolo per la nuova città alta.
 
Il chiostro
 Il chiostro che sorge a nord della cattedrale ospitava i canonici, la pianta dell'edificio, quattro gallerie che racchiudono un cortile, ricorda la funzione del peristilio della casa romana, serviva la cattedrale le sale e le abitazioni dei canonici la armarium (vale a dire la biblioteca), la sala capitolare, il refettorio e la cucina, il ripostiglio e il dormitorio, delle strutture specifiche di vita quotidiana, resta solo il lavandino nella galleria nord, si trova in una cavità della parete e in connessione con un pozzo. Sobrie e armoniose, le gallerie sono archetti traforati di piccole dimensioni che portano la luce del cortile centrale. Sono sostenuti da colonne con capitelli decorati con foglie d'acqua (palme), nella galleria ovest, si possono ammirare foglie d'acanto, intrecci e piccoli personaggi stilizzati, queste decorazioni sono scolpite in blocchi di marmo recuperati dai resti di antiche costruzioni. È necessario avvicinarsi a scoprire la finezza del materiale coperto da un sottile strato di calcare che si è depositato nel corso degli anni.
   Sulla chiave di volta della porta ovest si nota un’incisione particolare e insolita che suscita curiosità è un volto maschile, occhi a mandorla, il naso dritto, la barba biforcuta che ricorda le rappresentazioni bizantine di Cristo. Ciò che sorprende sono le corna di un toro che indossa sulla testa, che danno luogo a interpretazioni diverse: è Cristo? è una rappresentazione di un capo gallico oppure è in connessione con il culto di Mitra o si tratta di un simbolo lunare?
   Proseguendo la visita, si arriva nel giardino che offre una splendida vista della torre massiccia e merlata. L'iscrizione monumentale in latino che troviamo sul lato della cattedrale è eccezionale per le sue dimensioni, e ci invita a vivere secondo le regole della chiesa.
   Il chiostro ospita anche alcuni reperti cristiani di epoche diverse ne citeremo solo alcuni: un sarcofago in marmo del IV secolo che mostra i dodici apostoli, alcune iscrizioni funerarie paleocristiane risalenti alla fine del III secolo o all'inizio del IV secolo, una croce a due facce dalla fine del XV secolo, è decorata con un  Cristo su di una facciata e della Vergine sul lato opposto che ha decorato la tomba della famiglia di Blegier, troviamo ancora frammenti di lapidi e pietre tombali.
 
   Per capire la scomparsa della città medioevale bisogna tenere conto delle dispute territoriali tra il Conte di Tolosa ed i Vescovi. La città ha sofferto dagli attacchi degli uomini del Conte di Tolosa che volevano recuperare i loro beni,  danni, saccheggi, incendi si sono susseguiti dalla seconda metà del XII secolo, queste rivalità che si sono perpetrate su più generazioni hanno determinato un cambiamento significativo nella pianificazione urbanistica. Si inizia con la costruzione della torre di contea, che è diventato il castello, sulla riva sinistra, si continua con l'abbandono della popolazione che fuggiva dalla valle, infine, l'attrazione del castello e le speranze per una nuova pace spiegane l'abbandono della città medievale nel XIII secolo per la nuova città alta.
 
La cappella di S. Quenin
   La cappella, dedicata a San Quenin, vescovo di Vaison nel VI secolo e patrono della città, è un edificio romanico, costruito nella seconda metà del XII secolo. La navata fu ricostruita tra il 1630 e il 1636, con il vescovo, Monseigneur de Suares.
   L'originalità di questa cappella, classificati come "monumenti storici" nel 1840 risiede nella sua abside "triangolare con decorazioni di superba finezza (mezze colonne corinzie).
   Nella muratura della facciata ovest ricostruita nel XVII secolo, possiamo vedere un bassorilievo raffigurante un vaso da dove partono due rami di vite con grappoli e foglie, il tutto sormontato da una croce latina gemmata. Questo è ora lo stemma di Vaison.
   Il sito era occupato in epoca romana da una necropoli attestato da numerosi reperti ed è rimasto per lungo tempo un luogo di sepolture.
   Durante l’ampliamento della Cantina Cooperativa, la Soprintendenza Archeologica del Dipartimento di Vaucluse ha portato alla luce 135 tombe (datate tra la quinta e la seconda metà del VI secolo), in varie forme e che riutilizzavano pezzi di architettura più antichi, tombe col coperchio in pietra, in tegole e tombe semplici scavate nella roccia.
 
Nel cuore della città alta.
   La città alta è organizzata intorno al castello, costruito nel 1195 da Raymond VI, conte di Tolosa, che voleva affermare la sua autorità sul vescovo che si era stabilito come signore nella città bassa.
  Per entrare nel borgo si passava da una porta fortificata del XIV secolo, che domina la torre du Beffroi, in quel tempo dal corpo di guardia si azionavano il ponte levatoio, il grande portone e la saracinesca che proteggevano l’ingresso. La città era protetta anche alle spalle da bastioni, che circondavano i tre ettari di costruzioni fatte con materiali provenienti da costruzioni antiche e medioevali esistenti nella valle.
   Le strade principali erano costruite per facilitare la circolazione e l’accesso alle case nobili e borghesi, collegano la piazza del vecchio mercato alla piazza della chiesa e sono lastricate in pietra e sono affiancate da edifici di notevole rilevanza, in  Rue de l’Evêché l’hôtel Fabre de Saint-Véran con una porta del XVI secolo perfettamente conservata, piu avanti la cappella dei Penitenti Bianchi adiacente alla casa della famiglia Taulignan e di quella dei Montfort, cotinuando la passeggiata si arriva davanti al vescovato, ampliato alla fine del XVI secolo, in Place de l’Orme si vede la Maison du Prévost du Chapître e la facciata della Cappella Sainte-Constance, infine di fronte alla chiesa situata all’estremità est della collina si trova il pulpito dei De Blégiers.
   La chiesa-cattedrale comincia la sua trasformazione alla metà del XV secolo, trasformata, ampliata e abbellita più volte. Nell’attesa di un asua attuale ristrutturazione l’edificio è attualmente chiuso al pubblico, ma si possono osservare la sua facciata in pietra da taglio in stile gesuita, l’insolito tetto del campanile e ii suoi decori medioevali. Ancora qualche passo e la piazzetta strapiomba sulla valle dell’Ouvèze e si può ammirare un splendido panorama sul quartiere del ponte romano e sul fiume, in profondità si può ammirare il Mont-Ventoux.
 
Il castello.
   All’inizio del XII secolo, Vaison faceva parte del marchesato di Provenza che dipendeva dal Conte di Tolosa, questo si scontra con il vecovo solo signore della città dal 1108, per affermare il suo possesso Raimondo VI fa costruire una torre, prima in legno poi nel 1195 in pietra.
   Il castello è composto da tre edifici principali e da una torre quadrata che contornano un cortile interno, modifiche e integrazioni, torre di guardia, corpo di guardia, barbacane, sono datati XV secolo. Esse confermano la funzione militare del castello, che ne fanno più un posto di guardia che una residenza signorile.
   L’edificio non è più abitato dal 1791, anno che è stato venduto alla comunità di Vaison.
 
La chiesa detta cattedrale-alta.
   La chiesa è stata edificata nel 1464 in sostituzione dell’antica cappella, costruita al bordo della falesia è il aluardo della città alta. Sono riconoscibili delle pietre recuperate dalle rovine della cappella di San Lorenzo del XII secolo.
   La cattedrale è costituita da una navata formata da quattro campate di lunghezza diversa e da un coro pentagonale, con quattro cappelle laterali, una tribuna si trova sul retro della facciata in stile gesuita. La sacrestia coperta da una volta a botte comunica con il coro, il campanile di pianta quadrata si innalza sopra la terza cappella sul lato est.
   Questo edificio modificato nel corso del tempo è stato abbandonato nel 1897 ed il culto è stato spostato alla chiesa romanica di Notre-Dame-de-Nazareth.
 
Il museo.
   Il primo museo è stato costruito nel 1923 grazie ad un lascito di Paul Buffaven, ex sindaco di Vaison che con l’archeologo Joseph Sautel raggruppano il materiale archeologico depositato sinora nel comune e nel chiostro della cattedrale.
   Di fatto dal 1907 il materiale archeologico si è accressiuto soprattutto con la scoperta di statue imperiali negli anni dal 1909 al 1912.
   Il museo era composto da un’unica sala di 90 mq. Ed è diventato subito piccolo per ricevere tutto il materiale delle collezioni.
   Dopo il 1955 Vaison ha una tale notorietà che il comune sogna di costruire un museo capace di rispondere correttamente al continuo crescere di frequentatori.
   L’idea di un nuovo edificio prende forma e nel 1974 un nuovo edificio viene costruito nel cuore del sito di Puymin, sei volte più grande del precedente. Le sale di esposizione si snodano attrno ad un cortile centrale che ricordano il principio del peristilio romano, i muri sono in cemento grezzo e le collezioni sono raccolte per tema.
   Sacvi regolari hanno prodotto nuovi reperti.
   Nel 1998 il museo è stato nuovamente ampliato per poter accogliere le nuove scoperte archeologiche, è stato istituito un nuovo percorso cronologico e tematico, è organizzato in spazi specifici: preistoria, città gallo-romana, monumenti pubblici, commercio e artigianato, religione, funeraria, case gallo-romane.
   In ogni spazio gli oggetti sono situati nel loro contesto di utilizzazione così il visitatore può immaginare i momenti di vita quotidiana degli antichi abitanti. 

 Valensole, la città della lavanda.

 

Chi vive l’emozione di fermarsi, in piedi, di fronte a un campo di lavanda provenzale, sa che cosa provava l’uomo di fronte all’infinito, come lo dipingevano gli artisti romantici: fischi di vento, cielo e mare. Mare ondeggiante in ogni direzione si guardi, fatto di acqua nei quadri del romanticismo, fatto di lavanda nelle piane del sud della Francia. E’ un’emozione ben nota agli abitanti di Valensole e del rispettivo altipiano, che anche i turisti potranno conoscere avventurandosi verso la “Route de la Lavande” nella stagione della fioritura.

Valensole è un antico borgo di 2.500 abitanti circa, incastonato tra la piana omonima e la Valle di Notre-Dame, che nel tempo ha saputo custodire gelosamente il fascino dei villaggi tradizionali dell’Alta Provenza. Sull’etimologia esistono diverse teorie: qualcuno sostiene che il nome del borgo sia un diminutivo di Valence, la città della regione del Rodano-Alpi; secondo altri, forse più poetici, deriverebbe dal latino “vallis” e “solis”. “Valle del sole” sarebbe dunque il significato di Valensole, e indipendentemente dalla correttezza dell’interpretazione, bisogna ammettere che la definizione è quanto mai adatta: il sole si rovescia generoso su un territorio di quasi 13 mila ettari, illuminando il borgo a 590 m s.l.m. e producendo sulla lavanda un caleidoscopio di viola diversi di cui non si sospettava l’esistenza.

Dalla primavera all’autunno, camminando per le viuzze strette di Valensole, ci si può sporgere dai balconi panoramici verso la piana della lavanda, e cogliere un tripudio di colori sempre vario e incantevole: in marzo i mandorli si agghindano di fiori bianchi, in contrasto delicato e fresco con il viola dominante; in luglio le toppe di lavanda si affiancano a qualche appezzamento dorato di grano, in un patchwork eccentrico che toglie il fiato; in novembre, infine, mentre la lavanda si spegne con una nota nostalgica di grigio argenteo, gli ocra caldi dell’autunno prendono il sopravvento.

Il clima ideale per questo spettacolo della natura non poteva che essere di tipo mediterraneo. A Valensole e nell’altipiano, infatti, le estati sono calde e secche, le primavere miti e gli inverni freddi ma non rigidissimi: luglio e agosto sono i mesi più caldi, con una temperatura media massima di 29°C e minima di 19°C, mentre in dicembre e gennaio si va da una minima media di 3°C a una massima di 13°C. Se le temperature favoriscono la crescita della lavanda, la scarsità delle piogge rende la zona ancora più invitante per i turisti: qui non piove quasi mai, anche se il cielo può giocare lo scherzo di far comparire un nuvolone carico d’acqua all’improvviso, e scatenare un temporale inaspettato. In poco tempo, comunque, il sole torna ad inondare il viola delle pianure provenzali.

Ma il panorama fiorito e la lavorazione industriale della lavanda non sono le uniche risorse di Valensole, che custodisce alcuni gioielli storico-artistici meritevoli d’attenzione. Chi visita il cuore del borgo, ad esempio, non potrà non notare l’imponenza del Castello de Bars, costruito nel 1627, o l’eleganza delle tipiche abitazioni del XVIII secolo. Del 1734 è la bella fontana della Piazza Thiers, con la base circolare e un pilastro centrale da cui zampillano i getti d’acqua, dichiarata monumento storico.

Da vedere anche la chiesa parrocchiale di Saint-Denis, antico priorato dell’abbazia di Cluny fondato da Saint Maieul, che domina il villaggio. La navata, ricostruita tra il 1789 e il 1790, è incastonata tra una facciata occidentale in stile romanico e un coro del XIV secolo. Un tempo esisteva certamente un piccolo chiostro, di cui rimangono poche tracce, mentre si conservano tutt’ora le strutture delle fonti battesimali, anch’esse dichiarate monumento storico.

A raccontare la storia e la personalità di Valensole, a parte gli edifici del borgo, c’è una ricca rassegna di eventi e manifestazioni che si svolgono durante l’anno. L’occasione più spettacolare e significativa è certamente la celebre Festa della Lavanda, che si svolge la terza settimana di luglio e ha l’intento di far conoscere ai visitatori gli innumerevoli usi e le tradizioni legate alla pianta caratteristica della Provenza. Mentre le signore del posto passeggiano per le vie della cittadella vestite come le lavandaie di un tempo, i turisti possono visitare le coltivazioni e le distillerie, assistere agli spettacoli a tema o acquistare al mercatino i prodotti a base di lavanda, dalle prelibatezze gastronomiche agli olii essenziali, dagli oggetti in ceramica ai semplici sacchetti profumati.

Questa è la festa più famosa, che attrae visitatori da tutta la Francia e dall’estero, ma l’agenda di Valensole è affollata anche negli altri periodi dell’anno. Tra gli eventi da non perdere citiamo la Fete de la Saint-Eloi in giugno, una giornata dedicata ai cavalli e ai mestieri legati a loro, e l’Espace du Livre di agosto, un evento culturale che vede riuniti scrittori locali e internazionali per la presentazione delle loro opere al pubblico.

Per raggiungere Valensole dall’Italia ci si può servire di vari mezzi: chi desidera viaggiare in aereo potrà atterrare all’Aeroportt International de Marseille-Provence, collegato a tutte le principali città europee e a circa un’ora e 30 min di auto dalla meta finale. Chi preferisce il treno potrà arrivare a Valensole in 20 minuti dalla stazione SNCF di Manosque; in 1 ora e 20 minuti dalla stazione TGV di Aix en Provence. Infine, chi viaggia in auto, dovrà imboccare l’autostrada A51 e uscire a Manosque, seguendo poi le indicazioni sino a Valensole.

 

Viviers.

 

  Viviers è delimitata da due fiumi: il Rodano e il fiume Escoutay, che formando un enorme lago, ha consentito lo sviluppo di un porto fluviale e di una base nautica.
  Indomabile durante le inondazioni, il fiume è un elemento forte del paesaggio, come lo sono i rilievi che circondano la città ad ovest e rocce calcaree del Donzère a sud. Questi rilievo danno a Viviers una marcata identità, essi offrono inoltre una magnifica vista sulla valle e la Drôme nelle vicinanze.
 La cattedrale e la città murata dominano la pianura con orgoglio, e si inseriscono perfettamente nell'ambiente montano. Essi sono al centro di un tessuto urbano medievale, incastonato tra il fiume e le montagne.

Restano nella zona del "castello" tracce della presenza romana.

  Precedentemente installato ad Alba, il vescovo, si trasferisce a Viviers partire dal V secolo. Egli è il Signore della città e la vita economica e sociale si organizza a poco a poco intorno alla presenza del vescovo, la parte alta della città (il Castello), è  il quartiere canonico, mentre le case civili si costruiscono sul pendio, e la città "bassa".

 Viviers è legata al regno di Francia dal 1307. Nei secoli XV e XVI, il potere è soprattutto nelle mani di mercanti, che che si associano in corporazioni: artigiani (tessitori, pellicciai) e avvocati (avvocati, medici): Viviers è soprattutto una città borghese. La città conobbe un notevole sviluppo e le sue mura vengono consolidate per proteggerla contro gli attacchi della guerra dei cent'anni.
 Durante il Rinascimento, Viviers vive in prosperità sotto l'episcopato di Claude de Tournon colui che ha fatto ricostruire il coro della cattedrale. Noel Albert, ricco borghese arricchito dal commercio del sale sul Rodano e proprietario della casa che ora si chiama Maison des Chevaliers, ha approfittato delle guerre di religione per diventare padrone della città, le sue truppe distruggono in parte la cattedrale.
 Nella metà del XVIII secolo, il vescovo Francis Renaud de Villeneuve costruisce il palazzo vescovile, oggi Municipio. Altri palazzi vengono costruiti o abbelliti allo stesso periodo: alberghi Roqueplane, Tourville, Beaulieu ...
 Durante la Rivoluzione francese, il vescovo Charles La Font de Savine rimuove la diocesi di Viviers a la riunisce a quella di Mende per trenta anni.
 Il ventesimo secolo è stato un periodo di grande innovazione industriale, con la creazione dello stabilimento Lafarge (cemento e calce).

 Cattedrale

Un monumento eccezionale Completata a metà del XII secolo, pesantemente modificata nel corso dei secoli, rimangono delle vestigia romane, un abside gotico, circondato da un deambulatorio e 4 cappelle rettangolari.  La volta è disegnata dagli architetti Franque del XVIII secolo. Il campanile è la porta del vecchio quartiere canonico. Arazzi del Gobelins, notevoli lepanche del coro, l’ altare in marmi policromi intarsiati.

City Hall

antico palazzo del vescovo, classificato monumento storico fu costruito dal vescovo François-Renaud de Villeneuve nella metà del XVIII secolo.

 Capo della diocesi fino al 1986,

  Nel grande palazzo tra il cortile e giardino, si apre su un piano un grande cortile ovale, chiamato "cortile d’ onore". Salon 'à l'italienne' décoré de peintures murales en camaïeu de gris-vert. Il salone all’italiana' è decorato con dipinti murali nelle tonalità del grigio-verde, notevoli i pavimenti.

Hotel de Tourville

classificato monumento storico

Palazzo del XVIII secolo, magnifica la porta scolpita.

Hotel Beaulieu

Ancien hôtel particulier du XVIIIe siècle. Palazzo del XVIII secolo con 24 finestre esterne ornate con mascheroni decorati.

Hôtel de Roqueplane Hotel Roqueplane

Palazzo del XVIII secolo, oggi sede del vescovado. 

 

Notre-Dame du Rhône

Ex cappella di un convento domenicano unisce la bellezza e la semplicità.

Maison des Chevaliers

Dimora del Signore Albert Noel nel XVI secolo, che ha fatto costruire una facciata, con il gusto del tempo: su 4 livelli, sono presenti fregi (scene del torneo, fogliame ...) busti in rilievo, medaglioni di decorazione. Il monumento è ora in fase di studio per la sua riabilitazione.

Ponte Romano

Ponte Gallo-romano (secondo o terzo Secolo), sulla riva destra del Rodano è composto da undici archi).


 

 

 

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